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Guida · Famiglia e bonus

Congedo parentale 2026

Quanti mesi di congedo parentale spettano, con quale indennità e come cambia lo stipendio: la guida per i genitori lavoratori.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

Che cos'è il congedo parentale?

Il congedo parentale è il periodo di astensione facoltativa dal lavoro che spetta ai genitori, lavoratori dipendenti, nei primi anni di vita del figlio. È uno strumento pensato per permettere a mamma e papà di dedicarsi alla cura del bambino senza perdere il posto di lavoro e ricevendo, per una parte del periodo, un'indennità dall'INPS.

Va distinto da altre forme di astensione. Il congedo di maternità obbligatorio riguarda i mesi a cavallo del parto ed è, appunto, obbligatorio; il congedo di paternità obbligatorio spetta al padre nei giorni intorno alla nascita. Il congedo parentale, invece, è facoltativo: il genitore sceglie se e quando utilizzarlo, entro i limiti di tempo e di età del figlio previsti dalla legge.

La logica di fondo è conciliare lavoro e famiglia. Il congedo parentale può essere usato in modo continuativo, per stare a casa alcuni mesi, oppure frazionato in periodi più brevi, anche a ore dove il contratto lo consente, per gestire le esigenze del bambino nel corso del tempo.

Il diritto spetta ai genitori lavoratori dipendenti, sia del settore privato sia del settore pubblico, e vale anche in caso di adozione o affidamento, con finestre temporali calcolate dall'ingresso del minore in famiglia. Per i lavoratori autonomi e per alcune categorie iscritte alla gestione separata sono previste regole diverse e più limitate: la disciplina che segue riguarda in particolare i dipendenti, che sono la platea più ampia.

Questa guida spiega quanti mesi spettano ai genitori, con quale indennità e come il congedo incide sullo stipendio. Le regole, le percentuali e i limiti indicati sono quelli in vigore per il 2026 e possono cambiare: per la domanda e per gli aspetti vincolanti fanno fede il Portale INPS, il patronato o il datore di lavoro. Fonte ufficiale: INPS.

Quanti mesi di congedo parentale spettano ai genitori?

Il congedo parentale spetta a ciascun genitore per un periodo che, sommando le quote dei due, arriva complessivamente a diversi mesi entro i primi anni di vita del figlio. La normativa fissa un limite individuale per ciascun genitore e un limite complessivo di coppia, con una parte riservata a ciascuno e non trasferibile all'altro, proprio per incentivare l'uso del congedo da parte di entrambi.

La quota non trasferibile è un punto importante: una parte dei mesi spetta specificamente alla madre e un'altra parte specificamente al padre, e non può essere ceduta. Se un genitore non la utilizza, quella quota va persa e non aumenta il periodo dell'altro. È un modo per favorire una divisione più equilibrata della cura tra i due genitori.

Non tutti i mesi di congedo sono però indennizzati allo stesso modo. Del totale spettante, una parte è coperta da un'indennità INPS e la restante parte, pur restando un diritto ad assentarsi, non dà luogo ad alcuna indennità. In concreto, i mesi indennizzati sono nel complesso nove tra i due genitori, con le quote riservate a ciascuno.

C'è poi una finestra di età del figlio entro cui il congedo può essere richiesto: superata quella soglia, il diritto ad assentarsi con questa formula viene meno. All'interno di quel periodo, la scelta di quando collocare i mesi è libera, ma pesa sul portafoglio, perché non tutti i mesi sono pagati con la stessa percentuale, come vedremo più avanti.

Per una stima di quanto si percepisce durante un mese di congedo puoi usare il calcolo del congedo parentale, che applica l'aliquota corretta alla retribuzione. Per capire come questa indennità si inserisce nel quadro complessivo degli aiuti alla famiglia, vedi anche la guida all'assegno unico, misura che si somma al congedo. Fonte ufficiale: INPS.

  • Il congedo spetta a ciascun genitore, con un limite individuale e uno complessivo di coppia.
  • Una parte dei mesi è riservata a ciascun genitore e non è trasferibile all'altro.
  • I mesi indennizzati sono complessivamente nove tra i due genitori.
  • I mesi eccedenti restano un diritto di assenza ma senza indennità.

Quanto paga l'INPS: l'indennità all'80%, al 60% e al 30%

Durante il congedo parentale l'INPS riconosce un'indennità calcolata in percentuale sulla retribuzione. La regola storica e generale prevede il 30% della retribuzione per i mesi indennizzati. Negli ultimi anni, però, le leggi di bilancio hanno introdotto alcuni mesi agevolati, pagati con una percentuale più alta, per rendere più conveniente l'uso del congedo nei primissimi tempi.

In particolare, alcuni mesi di congedo fruiti entro un certo limite di età del figlio sono indennizzati con una percentuale elevata, fino all'80% della retribuzione. In alcune configurazioni transitorie previste dalle manovre più recenti, uno di questi mesi è all'80% e un altro al 60%: si tratta di aliquote di favore riservate a un numero limitato di mesi e soggette alle condizioni fissate dalla legge di bilancio in vigore.

Superati i mesi agevolati, l'indennità torna alla misura ordinaria del 30% della retribuzione, sempre entro il numero massimo di mesi indennizzati. Oltre quel limite, come detto, il congedo può essere richiesto ma non è più coperto da alcuna indennità.

La differenza tra le due situazioni è notevole. Su una retribuzione mensile lorda di 1.600 €, un mese ordinario al 30% vale 480 €, mentre un mese agevolato all'80% vale 1.280 €: quasi il triplo. Ecco perché conviene conoscere quali mesi rientrano nelle aliquote di favore e organizzare il congedo di conseguenza. Puoi confrontare gli scenari con il calcolo del congedo parentale.

Va precisato che l'indennità si calcola sulla retribuzione media giornaliera del periodo di paga precedente l'inizio del congedo, e non sul semplice stipendio nominale: entrano nel conteggio le voci fisse della retribuzione, mentre alcune componenti variabili possono essere trattate diversamente. Per questo l'importo effettivo può discostarsi leggermente dalla stima ottenuta applicando la percentuale al lordo mensile, che resta comunque un'ottima approssimazione per pianificare.

  • Regola generale: 30% della retribuzione per i mesi indennizzati.
  • Mesi agevolati: percentuale più alta, fino all'80% (in alcuni casi 80% + 60%), entro i limiti di legge.
  • Superati i mesi agevolati: si torna al 30%.
  • Oltre il tetto dei mesi indennizzati: congedo senza indennità.
L'indennità del congedo parentale su una retribuzione di 1.600 € lordi (valori 2026).
PeriodoAliquotaIndennità mensile su 1.600 €
Mese agevolato (aliquota massima)80%1.280 €
Mese agevolato (aliquota intermedia)60%960 €
Mese ordinario30%480 €
Indennità mensile per aliquota su 1.600 € lordi
80% (agevolato)128060% (agevolato)96030% (ordinario)480

Quanto spetta ogni mese secondo l'aliquota applicata. Stima indicativa.

Come incide sullo stipendio: un esempio pratico

Capire quanto "costa" un mese di congedo significa confrontare l'indennità INPS con lo stipendio che si percepirebbe lavorando. L'indennità, infatti, non si aggiunge alla retribuzione: la sostituisce, in tutto o in parte, per il periodo di astensione.

Prendiamo un genitore con una retribuzione mensile lorda di 1.600 €. In un mese ordinario di congedo, indennizzato al 30%, riceve 480 €. La differenza rispetto al lordo è di 1.120 €: è la quota di stipendio a cui rinuncia per quel mese. In un mese agevolato all'80%, invece, l'indennità sale a 1.280 € e la rinuncia si riduce a 320 €.

L'esempio mostra bene perché l'introduzione dei mesi all'80% ha cambiato le scelte di molte famiglie: un mese di congedo agevolato pesa sul bilancio in modo molto più contenuto rispetto a un mese al 30%. Concentrare i mesi di congedo nei periodi indennizzati con l'aliquota più alta permette di ridurre sensibilmente la perdita di reddito.

Il calcolo del congedo parentale mostra proprio questi due numeri: l'indennità mensile e la differenza rispetto allo stipendio lordo, in base all'aliquota scelta. Per inquadrare l'impatto sul reddito familiare complessivo può essere utile affiancare il calcolo dello stipendio netto, così da vedere da quale netto si parte e quanto incide realmente il mese di congedo.

Esempio: retribuzione 1.600 € lordi, confronto tra mese ordinario e agevolato.
VoceMese al 30%Mese all'80%
Retribuzione mensile lorda1.600 €1.600 €
Indennità INPS480 €1.280 €
Differenza rispetto al lordo1.120 €320 €

Come si fa domanda di congedo parentale?

La domanda di congedo parentale si presenta all'INPS in modalità telematica, prima dell'inizio del periodo di astensione. Si può fare dal Portale INPS con SPID, CIE o CNS, tramite il contact center oppure rivolgendosi a un patronato, che assiste gratuitamente nella compilazione.

Oltre alla domanda all'INPS, il congedo va comunicato al datore di lavoro con il preavviso previsto dal contratto o dalla legge, di norma alcuni giorni prima dell'inizio del periodo (con termini più brevi per il congedo a ore). È un passaggio da non trascurare: la corretta comunicazione al datore di lavoro è necessaria per l'organizzazione dell'assenza e per l'erogazione dell'indennità.

Nella domanda si indicano il periodo richiesto e la modalità di fruizione, continuativa o frazionata. Il congedo, infatti, può essere preso tutto insieme oppure spezzato in più tranche nel tempo, anche a ore dove il contratto lo consente, in base alle esigenze della famiglia. È possibile presentare più domande nel corso degli anni, fino a esaurire i mesi spettanti.

Durante il congedo parentale il periodo è coperto da contribuzione figurativa: i mesi di astensione, cioè, contano ai fini pensionistici anche se non si lavora, sia pure con alcuni limiti per i periodi eccedenti quelli indennizzati. È un aspetto importante da tenere presente, perché il congedo non incide solo sullo stipendio del momento ma anche, in misura minore, sulla posizione previdenziale futura.

L'indennità viene di norma anticipata in busta paga dal datore di lavoro e poi conguagliata con l'INPS, oppure pagata direttamente dall'INPS in alcuni casi. Poiché ogni situazione contrattuale ha le sue particolarità, per la domanda e per i termini esatti conviene appoggiarsi a un patronato o all'ufficio del personale. Fonte ufficiale: INPS.

  • Domanda all'INPS online (SPID/CIE/CNS), tramite contact center o patronato.
  • Comunicazione al datore di lavoro con il preavviso previsto.
  • Fruizione continuativa o frazionata, anche a ore dove consentito.
  • Indennità di norma anticipata in busta paga e conguagliata con l'INPS.

Errori da evitare e come si combina con gli altri aiuti

Il primo malinteso da sfatare è pensare di continuare a ricevere lo stipendio pieno durante il congedo. Non è così: l'indennità copre solo una percentuale della retribuzione (il 30% nei mesi ordinari, di più in quelli agevolati) e va a sostituire lo stipendio, non ad aggiungersi. Chi non lo tiene presente rischia di sottostimare l'impatto del congedo sul bilancio familiare.

Un secondo errore è confondere i mesi agevolati con quelli ordinari, o dimenticare che i mesi indennizzati sono limitati e in parte non trasferibili tra i genitori. Programmare male il congedo può significare usare al 30% mesi che avrebbero potuto essere all'80%, oppure lasciare inutilizzata la quota riservata a un genitore, che va persa.

Sul fronte degli aiuti, la buona notizia è che il congedo parentale è cumulabile con l'assegno unico universale: nei mesi in cui un genitore è in congedo, la famiglia continua a ricevere l'assegno unico per ogni figlio a carico. Il congedo, inoltre, non toglie il diritto al bonus asilo nido quando il bambino frequenta il nido. Per il quadro d'insieme di tutti i sostegni vedi la guida ai bonus per la famiglia.

Un'ultima raccomandazione riguarda il coordinamento tra i due genitori. Poiché esiste un limite complessivo di coppia e quote riservate a ciascuno, conviene che mamma e papà decidano insieme come distribuire i mesi: chi usa i mesi agevolati, in quale ordine, e come alternarsi per non lasciare scoperti i primi tempi del bambino. Una pianificazione condivisa, magari con l'aiuto di un patronato, permette di sfruttare al meglio sia le aliquote di favore sia il totale dei mesi indennizzati, evitando di sprecare quote che andrebbero perse.

Infine, attenzione alle scadenze e ai limiti di età del figlio: il diritto al congedo, e in particolare ai mesi con l'aliquota più alta, è vincolato a precise finestre temporali. Poiché le regole vengono aggiornate dalle leggi di bilancio, prima di programmare periodi lunghi conviene verificare i limiti in vigore sul Portale INPS o con un patronato. Fonte ufficiale: INPS.

  • L'indennità sostituisce lo stipendio, non si aggiunge: non si riceve il lordo pieno.
  • Non confondere mesi all'80% e al 30%: la programmazione fa la differenza.
  • La quota riservata a ciascun genitore, se non usata, va persa.
  • Il congedo è cumulabile con assegno unico e bonus nido.

Domande frequenti

Quanti mesi di congedo parentale spettano ai genitori?+

Il congedo spetta a ciascun genitore con un limite individuale e uno complessivo di coppia, entro i primi anni di vita del figlio. Una parte dei mesi è riservata a ciascun genitore e non è cedibile all'altro. I mesi effettivamente indennizzati dall'INPS sono complessivamente nove tra i due genitori.

Quanto paga l'INPS per il congedo parentale?+

In generale il 30% della retribuzione. Alcuni mesi, fruiti entro certi limiti di età del figlio, sono indennizzati con un'aliquota più alta, fino all'80% (in alcune configurazioni transitorie 80% e 60%). Superati i mesi agevolati si torna al 30%; oltre il tetto dei mesi indennizzati il congedo è senza indennità.

Quanto spetta con uno stipendio di 1.600 € lordi?+

In un mese ordinario al 30% l'indennità è di 480 €, con una rinuncia di 1.120 € rispetto al lordo. In un mese agevolato all'80% l'indennità sale a 1.280 €, con una rinuncia di soli 320 €. Sono valori indicativi calcolati sulla retribuzione lorda; puoi verificarli con il calcolo del congedo parentale.

Il congedo parentale è pagato come lo stipendio pieno?+

No. L'indennità copre solo una percentuale della retribuzione (il 30% nei mesi ordinari, di più in quelli agevolati) e sostituisce lo stipendio per il periodo di astensione, senza aggiungersi ad esso. Per questo un mese di congedo comporta comunque una riduzione del reddito rispetto a un mese lavorato.

Come si fa domanda di congedo parentale?+

Si presenta domanda all'INPS in via telematica, prima del periodo di astensione, dal Portale INPS con SPID, CIE o CNS, tramite contact center o patronato. Il congedo va inoltre comunicato al datore di lavoro con il preavviso previsto. Si può fruire in modo continuativo o frazionato, anche a ore dove il contratto lo consente.

Il congedo parentale si può cumulare con l'assegno unico?+

Sì. Nei mesi di congedo la famiglia continua a percepire l'assegno unico universale per ogni figlio a carico, e il congedo non pregiudica il diritto al bonus asilo nido. Sono misure che si sommano: per il quadro completo dei sostegni vedi la guida ai bonus per la famiglia.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.