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Regime forfettario o ordinario: quale conviene

Forfettario o ordinario per la partita IVA: come cambiano tasse, contributi e deduzioni, con esempi.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

Che cos'è il regime forfettario e quali requisiti richiede?

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato pensato per le partite IVA individuali di piccole dimensioni: professionisti, artigiani, commercianti e ditte individuali. Al posto dell'intero apparato di imposte ordinarie applica un'unica imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che rispettano i requisiti di legge. Questa singola imposta sostituisce in un colpo solo l'IRPEF, le addizionali regionale e comunale e l'IRAP.

Due semplificazioni pesano più delle altre nel confronto con l'ordinario. Nel forfettario non si applica l'IVA in fattura e non la si versa all'erario, e non si subisce la ritenuta d'acconto sui compensi. Il rovescio della medaglia è che il forfettario non può detrarre l'IVA pagata sui propri acquisti, che resta quindi un costo pieno.

Il requisito centrale è la soglia di ricavi e compensi, fissata a 85.000 € annui: restando entro quel limite si può applicare il regime, superandolo si esce dall'anno successivo. Esiste però una seconda soglia più severa: se in corso d'anno i ricavi superano i 100.000 €, l'uscita è immediata e nello stesso anno, con obbligo di IVA e tassazione IRPEF sull'intero reddito.

La particolarità che cambia tutto il ragionamento è però un'altra: nel forfettario il reddito imponibile non si calcola sui costi reali. Si applica ai ricavi un coefficiente di redditività fissato per legge in base al codice ATECO, e ciò che resta è considerato costo forfettario, che non va documentato. I costi effettivi, di conseguenza, non si deducono — con un'unica eccezione importante, i contributi previdenziali versati. Per simulare i conti puoi affiancare alla lettura il calcolo del regime forfettario.

  • Ricavi o compensi entro 85.000 € (uscita immediata oltre 100.000 € in corso d'anno).
  • Spese per lavoro dipendente e collaboratori non oltre 20.000 € lordi.
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione dell'anno precedente non oltre 35.000 €.
  • Nessuna partecipazione in società di persone né controllo di SRL con attività riconducibili alla propria.

Come funziona invece il regime ordinario?

Nel regime ordinario, nella diffusa versione semplificata, il reddito si determina in modo analitico: ricavi meno costi effettivi deducibili, documentati fattura per fattura. Ogni spesa inerente all'attività — affitto dei locali, forniture, attrezzature, consulenze, dipendenti — abbatte l'imponibile reale. È l'opposto della logica forfettaria, dove i costi sono presunti in percentuale.

Sul reddito così ottenuto si applica l'IRPEF a scaglioni progressivi. Per il 2026 gli scaglioni sono tre: il 23% fino a 28.000 €, il 33% sulla parte tra 28.000 e 50.000 € e il 43% oltre i 50.000 €. A questa si aggiungono le addizionali regionale e comunale e, in alcuni casi, l'IRAP. Puoi stimare l'imposta progressiva con il calcolo dell'IRPEF.

A differenza del forfettario, l'ordinario addebita l'IVA in fattura e la versa periodicamente all'erario, potendo però detrarre l'IVA pagata sugli acquisti; subisce inoltre la ritenuta d'acconto quando prevista. Sul piano contabile è più impegnativo: registri IVA, liquidazioni periodiche, adempimenti più numerosi.

Il vero vantaggio dell'ordinario è duplice: la deducibilità piena dei costi reali e l'accesso alle detrazioni e deduzioni personali — spese mediche, ristrutturazioni edilizie, interessi sul mutuo, previdenza complementare — che nel forfettario in gran parte si perdono, perché il reddito a imposta sostitutiva non concorre alla base IRPEF su cui quelle detrazioni operano.

Che ruolo ha il coefficiente di redditività?

Il coefficiente di redditività è il fulcro del forfettario e la ragione per cui il confronto con l'ordinario non è mai automatico. È la percentuale dei ricavi che la legge considera reddito imponibile: più il coefficiente è basso, più alta è la quota di costi riconosciuta d'ufficio e minore è l'imposta. A parità di ricavi, un'attività con coefficiente al 40% paga molto meno di una all'86%.

I coefficienti non li scegli tu: sono fissati per legge e collegati al codice ATECO che identifica l'attività, e vanno dal 40% all'86%. La tabella riporta i valori principali e, di riflesso, la quota di costi che ciascun coefficiente riconosce senza bisogno di documentarla.

Il punto chiave per la scelta del regime è proprio questo: il coefficiente fissa un livello di costi presunti. Se i tuoi costi reali sono più bassi di quelli presunti, il forfettario ti regala una deduzione che nella realtà non avresti; se sono più alti, stai pagando su un reddito gonfiato rispetto a quello vero, ed è lì che l'ordinario torna in gioco.

Alcuni coefficienti di redditività per tipo di attività (codice ATECO), 2026.
Tipo di attivitàCoefficienteCosti forfettari riconosciuti
Servizi e attività professionali78%22%
Costruzioni e attività immobiliari86%14%
Altre attività di servizi67%33%
Commercio e attività di vendita40%60%

Quanto pesano i contributi INPS nei due regimi?

Il confronto tra forfettario e ordinario non si esaurisce con l'imposta: i contributi previdenziali INPS sono spesso la voce più pesante e vanno considerati in entrambi i regimi. La base di calcolo è simile — il reddito imponibile — ma le regole cambiano a seconda della categoria di appartenenza.

I professionisti privi di una cassa di categoria versano alla Gestione Separata INPS, con un'aliquota intorno al 26–27% del reddito (per il 2026 il 26,07% per chi non ha altra copertura). Chi è iscritto a una cassa di categoria — avvocati, medici, ingegneri, commercialisti — segue invece le regole e i minimali della propria cassa.

Artigiani e commercianti seguono un meccanismo diverso: un contributo fisso annuo calcolato su un minimale, dovuto anche con reddito basso o nullo, più una quota percentuale (intorno al 24%) sulla parte di reddito che eccede il minimale. Qui c'è un vantaggio esclusivo del forfettario: su richiesta è possibile ottenere una riduzione contributiva del 35%, che alleggerisce il carico ma riduce in proporzione i contributi accreditati ai fini pensionistici.

In entrambi i regimi i contributi versati sono deducibili dal reddito, quindi riducono l'imposta; nel forfettario la deduzione opera sull'imponibile dell'anno successivo. Per isolare e quantificare questa voce puoi usare il calcolo dei contributi INPS.

Esempio numerico: forfettario o ordinario a confronto?

Prendiamo un professionista con ricavi di 40.000 € e coefficiente di redditività del 78%. Nel forfettario il reddito imponibile è 40.000 × 78% = 31.200 €, e l'imposta sostitutiva al 15% vale 31.200 × 15% = 4.680 € (scenderebbe a 1.560 € con l'aliquota start-up del 5%). Il coefficiente riconosce costi forfettari per 8.800 €, cioè il 22% dei ricavi, che non vanno dimostrati.

Nel regime ordinario, invece, tutto dipende dai costi reali. Se il professionista ha costi bassi, per esempio 4.000 €, il reddito imponibile sale a 36.000 € e l'IRPEF semplificata vale 9.080 €: quasi il doppio del forfettario. Se al contrario i costi reali sono elevati, per esempio 20.000 €, il reddito scende a 20.000 € e l'IRPEF è di 4.600 €, sostanzialmente in linea con il forfettario — e una volta aggiunte le detrazioni personali l'ordinario passa avanti.

Il confronto della tabella è volutamente semplificato: non include le addizionali (che aumentano il conto dell'ordinario), non tiene conto della deducibilità dei contributi né delle detrazioni personali, e lascia i contributi INPS come voce a parte in entrambi i regimi. Serve a mostrare il meccanismo, non a sostituire il calcolo puntuale di un commercialista.

La lettura è comunque netta: quando i costi reali stanno sotto la soglia dei costi forfettari (qui 8.800 €) vince nettamente il forfettario; quando i costi reali la superano largamente, l'ordinario recupera e finisce per convenire. È esattamente la ragione per cui la convenienza non è un dato assoluto ma il risultato di un confronto sui tuoi numeri.

Professionista con ricavi 40.000 € e coefficiente 78%: imposta sul reddito a confronto (valori semplificati 2026).
VoceForfettarioOrdinario (costi 4.000 €)Ordinario (costi 20.000 €)
Ricavi40.000 €40.000 €40.000 €
Costi riconosciuti8.800 € (forfettari)4.000 € (reali)20.000 € (reali)
Reddito imponibile31.200 €36.000 €20.000 €
Imposta sul reddito4.680 € (15%)9.080 € (IRPEF)4.600 € (IRPEF)

Quando conviene il forfettario e quando l'ordinario?

La regola pratica si riassume in una frase: il forfettario conviene a chi ha pochi costi reali e ricavi sotto 85.000 €, perché il coefficiente riconosce una quota di costi senza doverli dimostrare e l'imposta piatta è bassa. L'ordinario conviene invece a chi ha costi elevati e documentati, che abbattono l'imponibile effettivo, o a chi ha molte detrazioni e deduzioni personali da sfruttare.

Ci sono poi situazioni in cui l'ordinario è di fatto obbligato: quando si superano le soglie (85.000 € dall'anno dopo, 100.000 € nello stesso anno), quando si detengono partecipazioni societarie incompatibili con il forfettario, o quando serve poter detrarre l'IVA sugli acquisti — tipico di chi investe molto in beni, attrezzature o forniture.

Contano infine anche fattori non strettamente fiscali: lavorare con clienti aziendali che preferiscono l'IVA detraibile, l'immagine verso il mercato, la volontà di dedurre la previdenza complementare. La convenienza, in sintesi, è un confronto numerico da rifare caso per caso, e non una preferenza di principio valida una volta per tutte.

  • Meglio il forfettario se: pochi costi reali, ricavi sotto 85.000 €, poche detrazioni personali, clientela prevalentemente privata.
  • Meglio l'ordinario se: costi elevati e documentati, molte detrazioni o deduzioni da sfruttare, IVA sugli acquisti da detrarre, soglie superate.

Riepilogo: quali sono le differenze principali?

Prima di scegliere conviene mettere i due regimi uno accanto all'altro. La tabella riassume le differenze che pesano di più nella decisione, dall'imposta sul reddito fino al trattamento dell'IVA e delle detrazioni personali.

I valori indicati sono aggiornati al 2026 e vanno sempre verificati sulle fonti ufficiali — l'Agenzia delle Entrate per il quadro fiscale e l'INPS per i contributi — e con un commercialista, perché la convenienza dipende dai numeri specifici della tua attività e da elementi che una guida generale non può conoscere.

In pratica: parti sempre dai tuoi due numeri chiave, i ricavi attesi e i costi reali, e confrontali. Puoi simulare il regime agevolato con il calcolo del regime forfettario, l'imposta progressiva con il calcolo dell'IRPEF e la previdenza con il calcolo dei contributi INPS, poi porta i risultati al tuo commercialista per la scelta definitiva.

Regime forfettario e ordinario a confronto (valori 2026).
AspettoForfettarioOrdinario
Imposta sul redditoSostitutiva 15% (5% start-up)IRPEF 23%–43% + addizionali
Base imponibileRicavi × coefficiente ATECORicavi − costi reali deducibili
Costi effettiviNon deducibili (salvo contributi)Deducibili se documentati
IVANon applicata né detraibileApplicata e detraibile
Ritenuta d'accontoNon subìtaSubìta quando prevista
Soglia di ricavi85.000 € (100.000 € = uscita immediata)Nessun limite
Detrazioni IRPEF personaliIn gran parte perseUtilizzabili

Domande frequenti

Conviene di più il regime forfettario o l'ordinario?+

Dipende dai costi reali. Il forfettario conviene quando i costi sono bassi e i ricavi restano sotto 85.000 €, perché il coefficiente di redditività riconosce una quota di costi senza doverli dimostrare e l'imposta è un'unica aliquota del 15% (o 5%). Se invece hai costi elevati e documentati, o molte detrazioni personali da sfruttare, il regime ordinario può risultare più vantaggioso nonostante le aliquote IRPEF più alte.

Qual è la soglia del regime forfettario nel 2026?+

Il limite è di 85.000 € di ricavi o compensi annui. Restando entro la soglia si può applicare il forfettario; superandola si esce dal regime dall'anno successivo. Se in corso d'anno i ricavi superano i 100.000 €, l'uscita è invece immediata, con applicazione dell'IVA e tassazione IRPEF sull'intero anno.

Nel forfettario posso dedurre i costi come nell'ordinario?+

No. Nel forfettario i costi reali non si deducono: il reddito si determina applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO. L'unica voce deducibile dal reddito imponibile sono i contributi previdenziali obbligatori versati. Nel regime ordinario, al contrario, tutti i costi inerenti e documentati abbattono l'imponibile.

Come si calcola il reddito imponibile nel forfettario?+

Si moltiplica il fatturato per il coefficiente di redditività dell'attività. Per un professionista con coefficiente 78% e ricavi di 40.000 €, il reddito imponibile è 40.000 × 78% = 31.200 €, e l'imposta sostitutiva al 15% è 31.200 × 15% = 4.680 €. Puoi verificare i passaggi con il calcolo del regime forfettario.

I contributi INPS cambiano tra forfettario e ordinario?+

La base di calcolo è il reddito in entrambi i regimi: i professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata (26,07% nel 2026), mentre artigiani e commercianti pagano un contributo fisso più una quota percentuale sull'eccedenza. La differenza principale è che nel forfettario artigiani e commercianti possono chiedere una riduzione contributiva del 35%. In entrambi i casi i contributi sono deducibili; puoi stimarli con il calcolo dei contributi INPS.

Quando sono obbligato a passare al regime ordinario?+

Quando superi i 85.000 € di ricavi (l'uscita scatta dall'anno successivo) o i 100.000 € in corso d'anno (uscita immediata, con IVA e IRPEF sull'intero anno). L'ordinario diventa inevitabile anche in presenza di partecipazioni societarie incompatibili o quando serve poter detrarre l'IVA sugli acquisti. I valori sono aggiornati al 2026: verifica sempre la tua situazione con un commercialista.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.