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Calcolo Inflazione

Scopri quanto vale oggi una somma di anni fa (o viceversa) e quanto potere d'acquisto ha eroso l'inflazione, con l'indice ISTAT FOI.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Il calcolo dell'inflazione misura come cambia il potere d'acquisto di una somma tra due anni, usando l'indice ISTAT FOI. 1.000 € del 2015 equivalgono a circa 1.220 € del 2025 (inflazione cumulata +22,00%): il potere d'acquisto si è ridotto di circa il 18,03%, cioè con 1.000 € di allora oggi compri quanto circa 819,67 €. Il valore equivalente si ottiene con importo × (FOI arrivo ÷ FOI partenza). I valori sono indicativi.

Valore equivalente nel 20251220,00 €
Inflazione cumulata
+22%
Potere d'acquisto perso
18,03%
Cosa compri oggi con 1000,00 € del 2015
819,67 €

Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.

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Come si calcola

L'inflazione riduce il potere d'acquisto della moneta: la stessa somma, con il passare del tempo, compra meno beni. Per misurarla si usa l'indice ISTAT FOI dei prezzi al consumo. Il valore equivalente in un anno successivo si ottiene con importo × (FOI arrivo ÷ FOI partenza): è la somma che serve per comprare oggi ciò che prima compravi con l'importo di partenza. L'inflazione cumulata è la variazione percentuale dell'indice tra i due anni. Il potere d'acquisto perso indica invece quanta parte del valore reale è stata erosa: se i prezzi salgono del 20%, 100 € di allora valgono oggi circa 83 € in beni. I valori qui usati sono indici medi annui indicativi (base 2015 = 100).

Inflazione cumulata dal 2015 (indice FOI)
PeriodoInflazione cumulata
2015 → 2020≈ +2,8%
2015 → 2022≈ +13,4%
2015 → 2023≈ +19,3%
2015 → 2025≈ +22,0%

Che cos'è l'inflazione e perché erode il tuo denaro

L'inflazione è l'aumento generalizzato e continuo dei prezzi di beni e servizi nel tempo. Quando i prezzi salgono, la stessa quantità di denaro compra progressivamente meno cose: è questa la conseguenza più concreta dell'inflazione, la perdita di potere d'acquisto della moneta. Un caffè che costava 1 euro dieci anni fa oggi ne costa di più, e quel maggior costo, moltiplicato per tutti gli acquisti che facciamo, misura quanto il denaro ha perso valore.

Il potere d'acquisto è proprio la quantità di beni e servizi che una somma di denaro permette di acquistare. Non conta quanti euro hai in tasca, ma cosa puoi comprarci: è questa la ricchezza reale. L'inflazione agisce come una tassa silenziosa e invisibile, che non preleva euro dal conto ma riduce ciò che quegli euro valgono. Chi tiene i risparmi fermi, senza investirli a un rendimento almeno pari all'inflazione, di fatto si impoverisce anno dopo anno pur vedendo lo stesso saldo.

Questo strumento serve a rendere visibile un fenomeno altrimenti astratto. Rispondendo a domande come "quanto valgono oggi 1.000 € di dieci anni fa?" o "quanta parte del suo valore ha perso una somma in un dato periodo?", il calcolatore traduce l'inflazione in numeri concreti e confrontabili. È utile per capire l'erosione dei risparmi, per contestualizzare uno stipendio o una pensione nel tempo, o semplicemente per rendersi conto di quanto sia cambiato il valore reale del denaro.

Il calcolatore chiede tre dati: l'importo, l'anno di partenza e l'anno di arrivo. In cambio restituisce il valore equivalente nell'anno finale, l'inflazione cumulata tra i due anni, il potere d'acquisto perso e quanto compri oggi con quella somma di allora. Tutto è calcolato sull'indice ufficiale dell'ISTAT, l'istituto nazionale di statistica, che misura mensilmente l'andamento dei prezzi al consumo.

Un'avvertenza sul metodo: i valori usati sono indici medi annui indicativi (base 2015 = 100), pensati per dare una stima chiara e immediata. Per adeguamenti ufficiali di importi dovuti — come un canone d'affitto o un assegno di mantenimento — non si usa il calcolo dell'inflazione ma la rivalutazione ISTAT con i coefficienti mensili, un'operazione affine che vedremo più avanti.

Come si calcola l'inflazione: l'indice ISTAT FOI

Per misurare l'inflazione non si guarda al prezzo di un singolo bene, ma a un "paniere" rappresentativo di centinaia di beni e servizi che una famiglia tipo acquista: alimentari, casa, trasporti, energia, tempo libero e così via. L'ISTAT rileva ogni mese i prezzi di questo paniere e li sintetizza in un numero indice. L'indice usato per il potere d'acquisto delle famiglie è il FOI, cioè l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

L'indice è costruito con una base di riferimento: qui usiamo base 2015 = 100. Questo significa che il livello medio dei prezzi del 2015 vale convenzionalmente 100, e ogni anno successivo è espresso in rapporto a quello. Se nel 2025 l'indice FOI è 122,0, vuol dire che i prezzi medi sono saliti del 22% rispetto al 2015. L'indice, insomma, è un termometro dei prezzi: più sale, più il denaro perde valore.

Il calcolo del valore equivalente è semplice: si divide l'indice dell'anno di arrivo per l'indice dell'anno di partenza, e si moltiplica il risultato per l'importo. In formula: valore equivalente = importo × (FOI arrivo ÷ FOI partenza). Il rapporto tra i due indici è il coefficiente che rappresenta l'inflazione cumulata nel periodo. L'inflazione cumulata in percentuale è invece (coefficiente − 1) × 100.

Prendiamo l'esempio del calcolatore: 1.000 € dal 2015 al 2025. Il FOI 2015 è 100, il FOI 2025 è 122,0. Il coefficiente è 122,0 ÷ 100 = 1,2200, quindi l'inflazione cumulata è (1,2200 − 1) × 100 = 22,00%. Il valore equivalente è 1.000 × 1,2200 = 1.220,00 €: è la somma che oggi serve per comprare ciò che nel 2015 compravi con 1.000 €.

Il calcolo funziona anche a ritroso, per capire il potere d'acquisto perso. Quanto valgono oggi, in beni reali, 1.000 € del 2015? Si divide invece di moltiplicare: 1.000 ÷ 1,2200 ≈ 819,67 €. In altri termini, con 1.000 € di allora oggi compri quanto compreresti con circa 819,67 €: il potere d'acquisto perso è (1 − 819,67 ÷ 1.000) × 100 ≈ 18,03%. Attenzione a non confondere i due numeri: l'inflazione cumulata (+22%) e la perdita di potere d'acquisto (−18%) non coincidono, perché il primo si calcola in avanti e il secondo all'indietro.

  • FOI = indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, pubblicato dall'ISTAT (base 2015 = 100).
  • Coefficiente (inflazione cumulata) = FOI(arrivo) ÷ FOI(partenza).
  • Valore equivalente = importo × coefficiente (quanto serve oggi per pari potere d'acquisto).
  • Potere d'acquisto reale = importo ÷ coefficiente (quanto compri oggi con quella somma di allora).
I passaggi del calcolo per l'esempio del calcolatore (1.000 € dal 2015 al 2025, indice FOI).
PassaggioOperazioneRisultato
Indice FOI 2015Base di partenza100,0
Indice FOI 2025Livello di arrivo122,0
Coefficiente122,0 ÷ 1001,2200
Inflazione cumulata(1,2200 − 1) × 100+22,00%
Valore equivalente 20251.000 × 1,22001.220,00 €
Potere d'acquisto reale1.000 ÷ 1,2200≈ 819,67 €
Cosa succede a 1.000 € del 2015 nel 2025
Potere d'acquisto residuo 82%Potere d'acquisto eroso 18%

Con un'inflazione cumulata del 22%, di 1.000 € del 2015 restano circa 819,67 € di potere d'acquisto reale nel 2025; circa 180,33 € sono stati erosi. Valori calcolati con l'indice FOI.

L'inflazione degli ultimi dieci anni in Italia

Guardare la serie storica dell'indice FOI aiuta a capire perché il tema dell'inflazione sia tornato così attuale. Per quasi tutto il decennio scorso l'inflazione italiana è stata bassissima, in alcuni anni addirittura negativa (deflazione): tra il 2015 e il 2020 i prezzi sono cresciuti in media appena del 2,8% cumulato in cinque anni. In quel periodo tenere i soldi fermi comportava una perdita di potere d'acquisto quasi trascurabile.

La svolta è arrivata nel biennio 2021-2022. Con la ripresa post-pandemica e soprattutto con l'impennata dei prezzi dell'energia, l'indice FOI è balzato da 104,8 nel 2021 a 113,4 nel 2022: un salto di oltre otto punti in un solo anno, il ritmo di inflazione più alto degli ultimi decenni. Chi aveva risparmi liquidi ha visto il loro valore reale erodersi rapidamente proprio in quegli anni.

Dal 2022 in poi l'indice ha continuato a salire, ma a ritmo decrescente: 119,3 nel 2023, 120,5 nel 2024, 122,0 nel 2025. L'inflazione ha cioè rallentato senza però invertirsi: i prezzi non tornano indietro, semplicemente aumentano più lentamente. Questo è un punto spesso frainteso: quando si dice che "l'inflazione scende", non significa che i prezzi calano, ma che salgono a un passo più contenuto rispetto a prima.

Il risultato cumulato è netto: dal 2015 al 2025 i prezzi sono saliti del 22%, e gran parte di questo aumento si è concentrata nel biennio 2022-2023. Ecco perché una somma ferma per un decennio ha perso circa il 18% del suo valore reale, con la quasi totalità della perdita maturata negli ultimi tre-quattro anni. Per proteggere i risparmi da questa erosione servono rendimenti almeno pari all'inflazione: un tema che si approfondisce con il calcolo dell'interesse composto e con il calcolo del montante di un investimento.

Inflazione cumulata dal 2015 e valore equivalente di 1.000 € (indice ISTAT FOI, base 2015 = 100).
PeriodoInflazione cumulata1.000 € equivalgono aPotere d'acquisto perso
2015 → 2020+2,80%1.028,00 €≈ 2,72%
2015 → 2022+13,40%1.134,00 €≈ 11,82%
2015 → 2023+19,30%1.193,00 €≈ 16,18%
2015 → 2025+22,00%1.220,00 €≈ 18,03%
Inflazione cumulata dal 2015 (indice FOI)
al 20202,8%al 202213,4%al 202319,3%al 202522%

Variazione percentuale dei prezzi rispetto al 2015. Il grosso dell'aumento si concentra nel biennio 2022-2023. Valori dall'indice ISTAT FOI medio annuo.

Valore equivalente e potere d'acquisto perso: due letture

Il calcolatore restituisce due numeri che rispondono a domande diverse e che è facile confondere. Vale la pena distinguerli con cura, perché rappresentano le due facce di uno stesso fenomeno viste da direzioni opposte.

Il valore equivalente guarda in avanti nel tempo. Risponde alla domanda: "quanto denaro mi serve nell'anno di arrivo per comprare le stesse cose che compravo con l'importo di partenza?". Se 1.000 € del 2015 hanno un valore equivalente di 1.220 € nel 2025, significa che oggi mi servono 1.220 € per fare la spesa che dieci anni fa facevo con 1.000 €. È il numero utile per capire di quanto dovrebbero crescere uno stipendio, una pensione o un budget per stare al passo con i prezzi.

Il potere d'acquisto perso guarda invece indietro. Risponde alla domanda: "se ho tenuto fermi 1.000 € dal 2015 a oggi, cosa ci compro adesso rispetto ad allora?". La risposta è circa 819,67 € di beni ai prezzi di allora, con una perdita del 18,03%. È il numero che misura il danno da inflazione su una somma lasciata inattiva: quanto valore reale se n'è andato.

La ragione per cui i due numeri non coincidono (+22% contro −18%) è puramente matematica. Aumentare di una certa percentuale e poi ridurre della stessa percentuale non riporta al punto di partenza: se qualcosa raddoppia (+100%) e poi si dimezza (−50%), si torna indietro, e infatti +100% e −50% non sono uguali. Allo stesso modo, un'inflazione cumulata del 22% corrisponde a una perdita di potere d'acquisto del 18%, non del 22%. Tenere a mente questa asimmetria evita errori comuni di interpretazione, un po' come non confondere i millesimi con le percentuali in altri calcoli fiscali.

In sintesi: usa il valore equivalente quando devi adeguare all'insù una cifra futura (di quanto deve salire?), e usa il potere d'acquisto perso quando devi quantificare l'erosione subita da una somma ferma (quanto ho perso?). Sono due strumenti complementari per leggere lo stesso coefficiente di inflazione.

  • Valore equivalente (guarda avanti): quanto serve domani per comprare ciò che compri oggi.
  • Potere d'acquisto perso (guarda indietro): quanto vale oggi, in beni, una somma di ieri.
  • I due numeri non coincidono: +22% di inflazione ≈ −18% di potere d'acquisto (asimmetria delle percentuali).
  • Sul lungo periodo l'erosione può essere consistente anche con inflazione moderata.

Casi pratici: stipendio, risparmi e prezzi

Vediamo tre situazioni concrete in cui il calcolo dell'inflazione cambia la percezione dei numeri, mostrando la differenza tra valore nominale (gli euro scritti) e valore reale (ciò che quegli euro comprano).

Primo caso: lo stipendio fermo. Immagina di guadagnare 1.500 € netti al mese e di non aver ricevuto aumenti dal 2020 al 2025. In quel periodo l'inflazione cumulata è stata del 18,68% (FOI da 102,8 a 122,0). In termini reali, quei 1.500 € oggi valgono come circa 1.264 € del 2020: pur avendo lo stesso stipendio nominale, il tuo potere d'acquisto è calato di quasi il 16%. È il motivo per cui un aumento pari all'inflazione non è un miglioramento, ma solo un modo per non perdere terreno.

Secondo caso: i risparmi sotto il materasso. Chi nel 2015 ha messo da parte 10.000 € in contanti, senza investirli, nel 2025 ha ancora 10.000 € nominali, ma il loro potere d'acquisto è sceso a circa 8.197 € di beni ai prezzi di allora. Sono oltre 1.800 € di valore reale evaporati senza spendere un centesimo. Per contrastare questo effetto serve un rendimento almeno pari all'inflazione: il calcolo del montante e la guida all'interesse composto mostrano quanto un capitale debba crescere per limitarsi a difendersi dall'inflazione.

Terzo caso: contestualizzare un prezzo del passato. Se ricordi che un certo bene costava 500 € nel 2015 e oggi ne costa 620 €, il calcolo dell'inflazione ti dice se il rincaro è "solo inflazione" o un aumento reale: 500 € del 2015 equivalgono a 610 € del 2025, quindi il prezzo di 620 € è di fatto in linea con l'inflazione generale, appena sopra. Lo stesso ragionamento aiuta a giudicare se uno stipendio, un affitto o il prezzo di un servizio siano cresciuti più o meno della media dei prezzi.

In tutti questi casi il messaggio è lo stesso: ragionare in valore nominale inganna. Solo correggendo per l'inflazione — come fa questo calcolatore — si capisce se una cifra è davvero cresciuta, rimasta stabile o diminuita nel suo potere d'acquisto reale.

L'inflazione applicata a casi reali: valore nominale contro valore reale. Periodi e coefficienti dall'indice FOI.
SituazioneSomma nominalePeriodoEffetto reale
Stipendio senza aumenti1.500 €/mese2020 → 2025Vale come ≈ 1.264 € del 2020
Risparmi in contanti10.000 €2015 → 2025Potere d'acquisto ≈ 8.197 €
Prezzo di un bene500 €2015 → 2025Equivalgono a 610 € (in linea)

Errori da evitare quando si ragiona sull'inflazione

Il concetto di inflazione è intuitivo, ma nella pratica si annidano diversi malintesi che portano a stime o decisioni sbagliate. Ecco i più frequenti.

Il primo errore è confondere il valore equivalente con il potere d'acquisto perso. Come abbiamo visto, un'inflazione cumulata del 22% non corrisponde a una perdita del 22% ma di circa il 18%: il primo numero serve per aumentare una cifra futura, il secondo per quantificare l'erosione di una somma ferma. Usare l'uno al posto dell'altro produce errori anche rilevanti sulle cifre.

Il secondo errore è applicare l'inflazione di un singolo anno a un periodo lungo. L'inflazione annua e quella cumulata sono cose diverse: se i prezzi salgono del 4% l'anno per cinque anni, la crescita cumulata non è il 20% ma leggermente di più, perché ogni anno l'aumento si applica su un livello già cresciuto (è la stessa logica dell'interesse composto). Per periodi pluriennali va sempre usata l'inflazione cumulata, esattamente ciò che questo calcolatore restituisce.

Il terzo errore è pensare che "l'inflazione scende" significhi "i prezzi calano". Un rallentamento dell'inflazione vuol dire che i prezzi aumentano più lentamente, non che tornano indietro: serve una vera deflazione (inflazione negativa) perché i prezzi diminuiscano, evento raro. Anche con inflazione in calo, il potere d'acquisto continua a erodersi, solo a ritmo più lento.

Il quarto errore è affidarsi agli indici medi annui indicativi per usi di precisione. I valori di questo calcolatore sono medie annue pensate per una stima chiara; per un adeguamento contrattuale, legale o fiscale servono i coefficienti ISTAT mensili, alla data esatta. Per l'aggiornamento formale di importi dovuti (affitti, assegni, crediti) lo strumento corretto è la rivalutazione ISTAT, non il calcolo dell'inflazione.

  • Non confondere valore equivalente (serve di più) e potere d'acquisto perso (compri di meno).
  • Per periodi lunghi usa l'inflazione cumulata, non quella di un solo anno.
  • "Inflazione in calo" significa prezzi che salgono più lentamente, non prezzi in discesa.
  • Per usi ufficiali servono i coefficienti ISTAT mensili, non gli indici medi annui indicativi.

Difendersi dall'inflazione: strumenti collegati

Capire quanto l'inflazione erode il denaro è il primo passo; il secondo è agire per difendersi. Su questo fronte, il calcolo dell'inflazione dialoga con altri strumenti finanziari che aiutano a trasformare la consapevolezza in strategia.

La regola di fondo è semplice: per non perdere potere d'acquisto, un capitale deve rendere almeno quanto l'inflazione. Il rendimento reale è, in prima approssimazione, il rendimento nominale meno l'inflazione. Se un investimento rende il 3% ma l'inflazione è al 2%, il guadagno reale è solo dell'1%; se l'inflazione supera il rendimento, si perde comunque potere d'acquisto pur incassando interessi. Per stimare quanto crescerà un capitale nel tempo e confrontarlo con l'inflazione attesa, sono utili il calcolo del montante e la guida all'interesse composto, che mostrano la forza della capitalizzazione sul lungo periodo.

Tra gli strumenti pensati proprio per proteggersi dall'inflazione ci sono alcuni titoli di Stato indicizzati, il cui rendimento è agganciato all'andamento dei prezzi. Chi valuta questo tipo di investimento può stimarne il ritorno atteso con il calcolo del rendimento dei BTP, tenendo conto della tassazione agevolata al 12,5% che li caratterizza. Non è un consiglio di investimento, ma un modo per ragionare in termini di rendimento reale anziché nominale.

Infine, per gli importi che per legge o per contratto devono seguire l'inflazione — un canone d'affitto, un assegno di mantenimento, un credito da aggiornare — lo strumento gemello di questo è la rivalutazione ISTAT: usa lo stesso indice FOI, ma nell'ottica di adeguare formalmente una somma dovuta. Insieme, calcolo dell'inflazione e rivalutazione ISTAT coprono le due esigenze pratiche più comuni: capire quanto valore si è perso, e aggiornare correttamente ciò che si deve dare o ricevere.

Esempio di calcolo

Esempio: 1.000 € dal 2015 al 2025.

FOI 2015
100
FOI 2025
122,0
Inflazione cumulata
+22%
Valore equivalente 2025≈ 1.220 €

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Confondere il valore equivalente (serve di più) con il potere d'acquisto perso (compri di meno).
  • Usare l'inflazione di un solo anno per periodi lunghi: va usata quella cumulata.
  • Dimenticare che gli indici medi annui sono indicativi: per precisione usa i dati mensili ISTAT.

✅ In sintesi

  • Valore equivalente = importo × (FOI arrivo ÷ FOI partenza); misura quanto serve oggi per pari potere d'acquisto.
  • Inflazione cumulata = (FOI arrivo ÷ FOI partenza − 1) × 100: dal 2015 al 2025 è stata +22,00%.
  • Attenzione: +22% di inflazione equivale a circa −18% di potere d'acquisto (le percentuali non sono simmetriche).
  • Per non perdere valore, un capitale deve rendere almeno quanto l'inflazione: conta il rendimento reale, non nominale.

Domande frequenti

Cos'è il potere d'acquisto?+

È la quantità di beni e servizi che una somma di denaro può comprare. L'inflazione lo riduce nel tempo: con lo stesso importo, a distanza di anni, si acquista di meno.

Come si calcola l'inflazione cumulata tra due anni?+

Si divide l'indice FOI dell'anno finale per quello iniziale e si sottrae 1. Ad esempio, da 2015 (100) a 2025 (122,0): 122,0 ÷ 100 − 1 = 22%.

Perché 1.000 € di 10 anni fa valgono meno oggi?+

Perché i prezzi sono aumentati: per comprare gli stessi beni serve più denaro. Con un'inflazione cumulata del 22%, 1.000 € del 2015 comprano oggi quanto circa 820 €.

Che differenza c'è con la rivalutazione ISTAT?+

È lo stesso indice FOI. La rivalutazione aggiorna un importo dovuto (affitto, credito) al valore corrente; il calcolo dell'inflazione mostra la perdita di potere d'acquisto. Sono due letture dello stesso coefficiente.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.