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Energia

Calcolo Impianto Fotovoltaico

Stima potenza, produzione, risparmio annuo e tempo di rientro di un impianto fotovoltaico domestico.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Un impianto fotovoltaico si dimensiona partendo dal consumo annuo: in Italia produce mediamente circa 1.200 kWh l'anno per ogni kWp installato. Con un consumo di 3.000 kWh serve un impianto di circa 2,5 kWp, che produce circa 3.000 kWh l'anno. Con il 40% di autoconsumo a 0,25 €/kWh il risparmio è di circa 300 € l'anno, per un costo intorno a 4.500 € (≈ 1.800 €/kWp) e un rientro di circa 15 anni, al lordo di detrazioni e incentivi.

Potenza consigliata2,5 kWp
Produzione annua stimata
3000 kWh
Energia autoconsumata
1200 kWh
Risparmio annuo in bolletta
300,00 €
Costo stimato impianto
4500,00 €
Anni di rientro (payback)
15 anni

Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.

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Come si calcola

Il dimensionamento parte dal consumo annuo o dalla potenza. In Italia un impianto produce mediamente circa 1.200 kWh all'anno per ogni kWp installato (dato indicativo, più alto al Sud e più basso al Nord). Se indichi il consumo, la potenza consigliata è consumo ÷ 1.200. Il risparmio deriva solo dall'energia effettivamente autoconsumata (produzione × quota di autoconsumo × prezzo €/kWh): l'energia immessa in rete viene valorizzata molto meno. Il costo chiavi in mano è stimato a circa 1.800 € per kWp e il tempo di rientro (payback) è costo ÷ risparmio annuo. I valori sono indicativi e non includono detrazioni fiscali o incentivi.

Parametri di riferimento del calcolo fotovoltaico (valori indicativi 2026)
ParametroValore usatoNote
Produzione per kWp≈ 1.200 kWh/annoMedia nazionale: più al Sud, meno al Nord
Costo chiavi in mano≈ 1.800 €/kWpComprende pannelli, inverter, posa e pratiche
Quota di autoconsumo tipica30-40% (fino a 70-80% con accumulo)Dipende da abitudini e batteria
Valore energia autoconsumataPrezzo pieno €/kWhSostituisce energia acquistata
Valore energia immessa in reteMolto inferiore al prezzo di acquistoRistoro GSE
Vita utile pannelli≈ 25-30 anniL'inverter va sostituito una volta

Che cos'è un impianto fotovoltaico e a chi conviene

Un impianto fotovoltaico è un sistema che trasforma la luce del sole in energia elettrica attraverso i pannelli (o moduli) installati, di norma, sul tetto di casa. La sua dimensione si misura in kilowatt di picco (kWp): è la potenza massima che l'impianto può erogare in condizioni ideali di irraggiamento, e rappresenta il parametro con cui si descrive e si dimensiona qualsiasi installazione domestica.

L'obiettivo di un impianto residenziale non è tanto vendere energia alla rete, quanto produrre da sé una parte dell'elettricità che altrimenti compreresti dal fornitore. Ogni kilowattora prodotto e consumato sul posto è un kilowattora che non paghi in bolletta: è qui che nasce il risparmio.

Per questo il fotovoltaico conviene soprattutto a chi ha consumi elettrici significativi e distribuiti nell'arco della giornata: famiglie numerose, chi lavora o passa molto tempo in casa, chi ha un piano cottura a induzione, una pompa di calore o un'auto elettrica da ricaricare. In tutti questi casi c'è molta energia da autoprodurre e il ritorno dell'investimento è più rapido.

Meno immediato è il vantaggio per chi consuma pochissimo o è quasi sempre fuori casa nelle ore diurne, quando i pannelli producono: in quei casi gran parte dell'energia verrebbe immessa in rete e valorizzata a un prezzo molto più basso di quello di acquisto.

Il calcolatore di questa pagina serve proprio a rispondere alle domande di partenza: quanta potenza mi serve, quanto produce, quanto risparmio davvero e in quanti anni rientro della spesa. Sono le quattro cifre da avere chiare prima di chiedere un preventivo a un installatore, per non farsi vendere un impianto sovradimensionato o sottodimensionato rispetto ai propri consumi reali.

Come si dimensiona l'impianto: la formula reale

Il dimensionamento parte dal consumo annuo di elettricità, misurato in kWh, che trovi sommando i kilowattora fatturati nelle bollette degli ultimi dodici mesi. In Italia un impianto ben esposto produce mediamente circa 1.200 kWh all'anno per ogni kWp installato: è un valore indicativo, più alto al Sud (dove l'irraggiamento è maggiore) e più basso al Nord.

La potenza consigliata si ottiene quindi dividendo il consumo annuo per 1.200: se consumi 3.000 kWh l'anno, la potenza è 3.000 ÷ 1.200 = 2,5 kWp. In alternativa, se conosci già la potenza che vuoi installare, puoi inserirla direttamente e il calcolatore parte da quella.

Da qui il calcolo prosegue in modo lineare. La produzione annua stimata è potenza × 1.200: nel nostro esempio 2,5 × 1.200 = 3.000 kWh, cioè esattamente il consumo di partenza. Ma non tutta questa energia si traduce in risparmio: conta solo la quota effettivamente autoconsumata, cioè usata nel momento in cui viene prodotta. Con una quota di autoconsumo del 40%, l'energia autoconsumata è 3.000 × 40% = 1.200 kWh.

Il risparmio annuo in bolletta è l'energia autoconsumata moltiplicata per il prezzo dell'energia che avresti pagato al fornitore: 1.200 kWh × 0,25 €/kWh = 300 € l'anno. Il costo dell'impianto è stimato a circa 1.800 € per kWp chiavi in mano, quindi 2,5 × 1.800 = 4.500 €. Infine il tempo di rientro (payback) è il costo diviso il risparmio annuo: 4.500 ÷ 300 = 15 anni.

Il calcolatore applica esattamente questa catena di operazioni. È importante capire che il risultato è una stima al lordo di detrazioni fiscali e incentivi: con la detrazione per le ristrutturazioni edilizie, il tempo di rientro effettivo si accorcia sensibilmente, come vedremo più avanti.

  • Passo 1 — Potenza: consumo annuo (kWh) ÷ 1.200 (oppure potenza inserita a mano).
  • Passo 2 — Produzione annua: potenza (kWp) × 1.200 kWh.
  • Passo 3 — Energia autoconsumata: produzione × quota di autoconsumo (%).
  • Passo 4 — Risparmio annuo: energia autoconsumata × prezzo (€/kWh).
  • Passo 5 — Costo impianto: potenza (kWp) × 1.800 €; payback = costo ÷ risparmio annuo.
I cinque passaggi dal consumo al rientro (consumo 3.000 kWh, autoconsumo 40%, prezzo 0,25 €/kWh).
PassaggioOperazioneRisultato
Consumo annuoValore di partenza dalle bollette3.000 kWh
Potenza consigliata3.000 ÷ 1.2002,5 kWp
Produzione annua2,5 × 1.2003.000 kWh
Energia autoconsumata3.000 × 40%1.200 kWh
Risparmio annuo1.200 × 0,25300 €
Costo impianto2,5 × 1.8004.500 €
Anni di rientro4.500 ÷ 300≈ 15 anni
Che fine fa la produzione annua (3.000 kWh)
Autoconsumata (risparmio pieno) 40%Immessa in rete (valorizzata poco) 60%

Con il 40% di autoconsumo, 1.200 kWh sostituiscono energia acquistata e 1.800 kWh vengono immessi in rete (valorizzati molto meno). Valori dalla formula.

Perché conta l'autoconsumo e non tutta la produzione

È l'aspetto meno intuitivo del fotovoltaico e la fonte dell'errore più comune: pensare che tutta l'energia prodotta si traduca in risparmio. Non è così. Il risparmio dipende quasi solo dalla quota di autoconsumo, cioè dalla percentuale di energia che riesci a usare nell'istante in cui i pannelli la producono.

La ragione è economica. L'energia autoconsumata sostituisce quella che avresti comprato dalla rete al prezzo pieno dell'offerta (nel nostro esempio 0,25 €/kWh). L'energia in eccesso, prodotta quando in casa non consumi, viene invece immessa in rete e remunerata molto meno del prezzo di acquisto. Quindi ogni kWh autoconsumato vale molto più di un kWh immesso.

Ecco perché due impianti identici, con la stessa produzione, possono dare risparmi molto diversi a seconda di come e quando si consuma. Chi concentra i consumi nelle ore diurne — mettendo in funzione lavatrice, lavastoviglie e asciugatrice a metà giornata, o ricaricando l'auto elettrica quando c'è sole — alza l'autoconsumo e accorcia il rientro. Chi consuma soprattutto la sera lascia in rete gran parte del prodotto.

La tabella qui sotto mostra concretamente quanto pesa l'autoconsumo sul risultato finale, a parità di impianto da 2,5 kWp che produce 3.000 kWh l'anno. Passare dal 30% al 60% di autoconsumo raddoppia il risparmio annuo, senza cambiare né i pannelli né il consumo totale della casa.

Il modo più efficace per aumentare l'autoconsumo, quando non si possono spostare i consumi, è installare una batteria di accumulo: immagazzina l'energia prodotta di giorno e la rende disponibile la sera. Aumenta il costo iniziale ma può portare l'autoconsumo dal 30-40% al 70-80%; per valutarne la convenienza è utile confrontarne il ritorno con la guida al payback dell'accumulo.

Effetto della quota di autoconsumo sul risparmio (impianto 2,5 kWp, 3.000 kWh prodotti, 0,25 €/kWh).
Quota autoconsumoEnergia autoconsumataRisparmio annuoPayback su 4.500 €
30%900 kWh225 €≈ 20 anni
40%1.200 kWh300 €≈ 15 anni
50%1.500 kWh375 €≈ 12 anni
60%1.800 kWh450 €≈ 10 anni
70% (con accumulo)2.100 kWh525 €≈ 8,6 anni
Quanto risparmi in più alzando l'autoconsumo
Autoconsumo 30%225Autoconsumo 40%300Autoconsumo 50%375Autoconsumo 60%450Autoconsumo 70%525

Risparmio annuo su un impianto da 2,5 kWp (3.000 kWh prodotti) a 0,25 €/kWh, al variare della quota di autoconsumo. Valori dalla formula.

Quanto produce un impianto: Nord, Centro e Sud a confronto

Il valore di 1.200 kWh all'anno per kWp usato dal calcolatore è una media nazionale: nella realtà la produzione dipende molto dalla posizione geografica, dall'esposizione del tetto (l'orientamento ideale è a Sud) e dall'inclinazione dei pannelli. È il primo fattore che spiega perché lo stesso impianto rende diversamente a Palermo e a Milano.

Nel Sud Italia e nelle isole, dove l'irraggiamento solare è più intenso, un buon impianto può produrre 1.300-1.450 kWh l'anno per kWp. Nel Centro i valori si collocano indicativamente intorno ai 1.200-1.300 kWh. Al Nord, complici la latitudine e la maggiore nuvolosità, si scende spesso a 1.050-1.200 kWh per kWp.

Questa differenza si ripercuote direttamente sul risparmio e sul rientro. A parità di impianto da 2,5 kWp e di autoconsumo, un maggiore rendimento significa più energia autoprodotta e quindi più kWh sottratti alla bolletta. La tabella seguente mostra la produzione stimata di un impianto da 2,5 kWp nelle tre macro-aree.

Va detto che il calcolatore, per semplicità e prudenza, adotta il valore medio di 1.200 kWh/kWp valido su tutto il territorio: è una scelta conservativa, che tende a non sovrastimare la produzione al Nord e a sottostimarla leggermente al Sud. Per una valutazione precisa della tua zona, un installatore utilizza i dati di irraggiamento del sito specifico e l'orientamento reale del tetto.

Un buon esercizio è rifare la stima ipotizzando un rendimento più alto o più basso di 1.200 kWh/kWp e osservare come cambiano risparmio e payback: dà subito la sensazione di quanto la geografia e l'esposizione incidano sulla convenienza dell'investimento.

  • Sud e isole: circa 1.300-1.450 kWh l'anno per kWp (irraggiamento più alto).
  • Centro Italia: circa 1.200-1.300 kWh l'anno per kWp.
  • Nord Italia: circa 1.050-1.200 kWh l'anno per kWp.
  • Il calcolatore usa 1.200 kWh/kWp come media nazionale prudente.
Produzione annua stimata di un impianto da 2,5 kWp per macro-area (valori indicativi).
AreakWh per kWpProduzione 2,5 kWpAutoconsumo 40% a 0,25 €
Sud e isole1.400 kWh3.500 kWh350 € l'anno
Centro1.250 kWh3.125 kWh≈ 313 € l'anno
Media nazionale (calcolatore)1.200 kWh3.000 kWh300 € l'anno
Nord1.100 kWh2.750 kWh275 € l'anno

Quanto costa un impianto e come cambia il rientro

Il calcolatore stima il costo chiavi in mano a circa 1.800 € per kWp: è un valore medio che comprende pannelli, inverter (il dispositivo che converte la corrente continua dei moduli in corrente alternata utilizzabile in casa), strutture di supporto, cablaggi, manodopera e pratiche. Il costo unitario per kWp tende a diminuire per gli impianti più grandi, perché alcune voci sono fisse.

Su questa base, un impianto da 3 kWp costa indicativamente intorno a 5.400 €, uno da 4 kWp circa 7.200 €, uno da 6 kWp circa 10.800 €. Sono cifre al lordo di IVA agevolata (10% per il residenziale) e, soprattutto, al lordo delle detrazioni fiscali.

Il tempo di rientro semplice è costo ÷ risparmio annuo. Ma è una fotografia parziale, perché non tiene conto né delle detrazioni né del fatto che i prezzi dell'energia — e quindi il valore di ogni kWh autoconsumato — possono crescere nel tempo. Se il prezzo dell'energia sale, il risparmio annuo aumenta e il payback si accorcia; per questo un impianto acquistato in una fase di prezzi alti si ripaga più in fretta.

La detrazione fiscale è la leva che cambia di più il quadro. Con la detrazione per le ristrutturazioni edilizie, una parte rilevante della spesa viene recuperata come sconto d'imposta ripartito in dieci anni: questo riduce il costo netto dell'impianto e, di conseguenza, il tempo di rientro reale rispetto ai 15 anni del calcolo lordo. Per capire come funziona lo sconto d'imposta ripartito nel tempo è utile la guida alla detrazione per ristrutturazione.

Se l'impianto viene finanziato invece che pagato in contanti, entra in gioco anche il costo del denaro: conviene confrontare la rata del finanziamento con il risparmio mensile in bolletta. Per questo tipo di valutazione tornano utili il calcolatore della rata del mutuo o del prestito e, per confrontare il risparmio cumulato negli anni con un investimento alternativo, la guida all'interesse composto.

Costo stimato e risparmio per taglia di impianto (≈ 1.800 €/kWp, autoconsumo 40%, 0,25 €/kWh).
PotenzaProduzione annuaCosto stimatoRisparmio annuoPayback lordo
2,5 kWp3.000 kWh4.500 €300 €≈ 15 anni
3 kWp3.600 kWh5.400 €360 €≈ 15 anni
4 kWp4.800 kWh7.200 €480 €≈ 15 anni
6 kWp7.200 kWh10.800 €720 €≈ 15 anni

Errori da evitare nel dimensionamento

Il primo errore, già visto, è contare tutta la produzione come risparmio. La produzione dice solo quanta energia generi; il risparmio dipende da quanta ne autoconsumi al prezzo di rete. Un impianto che produce 5.000 kWh ma di cui autoconsumi solo il 25% rende meno di uno che produce 3.000 kWh autoconsumati al 50%.

Il secondo errore è sovradimensionare l'impianto oltre il proprio fabbisogno, nella convinzione che "più grande è meglio". Superata la soglia dei propri consumi, l'energia in eccesso viene quasi tutta immessa in rete e valorizzata poco: si spende di più per l'impianto senza un risparmio proporzionale. La regola prudente del calcolatore — potenza = consumo ÷ 1.200 — punta proprio a coprire il fabbisogno senza eccedere.

Il terzo errore è ignorare la posizione geografica e l'esposizione del tetto. Assumere la produzione del Sud per un impianto al Nord, o non considerare l'ombreggiamento di edifici e alberi vicini, porta a stime troppo ottimistiche. Un tetto in ombra per parte della giornata può perdere una quota importante di produzione.

Un quarto errore è confondere la potenza dell'impianto (kWp) con la potenza impegnata del contatore (i kW del contratto di fornitura): sono due cose diverse. Installare un impianto non aumenta automaticamente la potenza disponibile per accendere più elettrodomestici insieme; per quello serve eventualmente adeguare la potenza del contatore.

Infine, è un errore valutare l'investimento guardando solo il payback lordo e ignorando detrazioni, andamento dei prezzi dell'energia e vita utile dell'impianto (in genere 25-30 anni per i pannelli, meno per l'inverter, che va sostituito una volta). Sono tutti fattori che, considerati insieme, migliorano sensibilmente la convenienza reale rispetto al calcolo di base.

  • Non contare tutta la produzione come risparmio: conta l'energia autoconsumata al prezzo di rete.
  • Non sovradimensionare oltre il consumo: l'eccesso immesso in rete rende poco.
  • Non ignorare zona, esposizione e ombreggiamenti: incidono molto sulla produzione reale.
  • Non confondere i kWp dell'impianto con i kW di potenza impegnata del contatore.
  • Non fermarsi al payback lordo: detrazioni e prezzi dell'energia migliorano il ritorno.

Autoconsumo, scambio e batteria di accumulo

Dell'energia prodotta e non consumata subito bisogna decidere cosa fare. La prima strada è la valorizzazione dell'energia immessa in rete: l'eccedenza viene ceduta al sistema elettrico e remunerata secondo i meccanismi previsti dal GSE (il Gestore dei Servizi Energetici). È un ristoro utile, ma il valore riconosciuto per l'energia immessa resta in genere ben inferiore al prezzo a cui la stessa energia verrebbe acquistata: ecco perché autoconsumare conviene sempre di più che immettere.

La seconda strada è la batteria di accumulo: un sistema che immagazzina l'energia prodotta in eccesso durante il giorno per renderla disponibile la sera e la notte, quando i pannelli non producono ma i consumi domestici sono spesso alti. È il modo più efficace per aumentare l'autoconsumo, che può salire dal tipico 30-40% senza accumulo fino al 70-80%.

L'accumulo ha però un costo aggiuntivo non trascurabile, che si somma a quello dell'impianto e allunga il tempo di rientro complessivo, anche se aumenta il risparmio annuo. La convenienza dipende dal profilo di consumo: chi consuma molto la sera trae il massimo vantaggio dalla batteria; chi consuma già di giorno ne beneficia meno. Per pesare costi e benefici nel tempo è pensata la guida al payback dell'accumulo.

Una terza possibilità, soprattutto in condominio o tra vicini, sono le comunità energetiche rinnovabili: più utenti condividono l'energia prodotta da uno o più impianti, aumentando la quota complessivamente autoconsumata dal gruppo e accedendo a incentivi dedicati. È una formula in crescita, utile quando il singolo tetto non basta o quando i consumi individuali sono sfasati rispetto alla produzione.

In tutti i casi, la logica di fondo resta la stessa che guida il calcolatore: massimizzare i kWh autoconsumati, perché sono quelli che valgono il prezzo pieno dell'energia e che fanno davvero scendere la bolletta. Ogni scelta — accumulo, spostamento dei consumi, comunità energetica — va valutata in base a quanto alza questa quota.

Quota di autoconsumo tipica secondo la configurazione
Solo pannelliConsumi spostati di giornoCon batteria di accumulo40

Percentuale di energia prodotta che riesci a usare direttamente. Più è alta, più conviene l'impianto. Valori indicativi.

Dal calcolo al preventivo: come usare le stime

Le quattro cifre del calcolatore — potenza consigliata, produzione, risparmio annuo e payback — non sostituiscono un sopralluogo tecnico, ma servono a presentarsi preparati davanti a un installatore e a leggere criticamente i preventivi. Se un venditore propone un impianto molto più grande del consumo annuo diviso 1.200, è legittimo chiedere perché, verificando che l'energia in più non finisca quasi tutta immessa in rete a basso valore.

Prima di tutto, però, serve un dato realistico di partenza: il consumo annuo effettivo, letto sulle bollette degli ultimi dodici mesi e non stimato a memoria. È il numero che alimenta l'intero calcolo. Con quello e il prezzo €/kWh della tua offerta ottieni una stima molto più aderente alla tua situazione rispetto ai valori predefiniti.

Il secondo dato da stimare onestamente è la quota di autoconsumo, che dipende dalle tue abitudini: se sei spesso in casa di giorno o puoi programmare gli elettrodomestici nelle ore di sole, punta a valori più alti; se la casa è vuota nelle ore diurne, resta prudente. È il parametro che più di ogni altro sposta il risultato finale.

Vale la pena inserire nel ragionamento anche gli sviluppi futuri: l'arrivo di un'auto elettrica, di una pompa di calore o di un piano a induzione aumenta i consumi diurni e quindi l'autoconsumo, migliorando la convenienza dell'impianto. Dimensionare pensando anche a questi consumi in arrivo può evitare di trovarsi con un impianto troppo piccolo. Per stimare l'impatto di questi apparecchi tornano utili il calcolo del costo di ricarica dell'auto elettrica e quello del consumo del condizionatore o della pompa di calore.

In sintesi, il calcolatore è uno strumento di orientamento: fornisce ordini di grandezza affidabili con cui inquadrare la decisione. La valutazione definitiva — con dati di irraggiamento del sito, orientamento reale del tetto, detrazioni applicabili e prezzo effettivo dei componenti — spetta a un preventivo professionale, che questi numeri ti permettono di discutere con cognizione di causa.

  • Parti dal consumo annuo reale delle bollette, non da una stima a memoria.
  • Stima l'autoconsumo in base alle tue abitudini: è il parametro che pesa di più.
  • Considera i consumi futuri (auto elettrica, pompa di calore) nel dimensionamento.
  • Usa le quattro cifre per leggere criticamente i preventivi degli installatori.

Esempio di calcolo

Esempio: abitazione con consumo annuo di 3.000 kWh, prezzo dell'energia 0,25 €/kWh, quota di autoconsumo del 40%.

Potenza consigliata (3.000 ÷ 1.200)
2,5 kWp
Produzione annua (2,5 × 1.200)
3.000 kWh
Energia autoconsumata (3.000 × 40%)
1.200 kWh
Risparmio annuo (1.200 × 0,25)
300 €
Costo impianto (2,5 × 1.800)
4.500 €
Anni di rientro (4.500 ÷ 300)≈ 15 anni (al lordo di detrazioni)

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Contare tutta la produzione come risparmio: conta solo l'energia autoconsumata al prezzo di rete; l'eccedenza immessa in rete rende molto meno.
  • Sovradimensionare l'impianto oltre il proprio consumo annuo: l'energia in più finisce quasi tutta in rete e non genera un risparmio proporzionale alla spesa.
  • Ignorare la posizione geografica e l'esposizione: la produzione per kWp al Nord è più bassa che al Sud, e gli ombreggiamenti riducono la resa reale.
  • Valutare l'investimento solo con il payback lordo, senza considerare detrazioni fiscali, andamento dei prezzi dell'energia e vita utile dell'impianto.

✅ In sintesi

  • Produzione annua ≈ kWp × 1.200 kWh (media Italia); la potenza consigliata è consumo annuo ÷ 1.200.
  • Il risparmio dipende dall'autoconsumo, non dalla produzione totale: più energia usi mentre la produci, più conviene.
  • Costo indicativo ≈ 1.800 €/kWp; payback lordo = costo ÷ risparmio annuo (≈ 15 anni nell'esempio).
  • Detrazioni fiscali e batteria di accumulo accorciano il rientro reale rispetto al calcolo di base.

Domande frequenti

Quanto produce 1 kWp di fotovoltaico in Italia?+

In media circa 1.100–1.400 kWh all'anno per kWp, a seconda della zona, dell'esposizione e dell'inclinazione. Usiamo 1.200 kWh come valore medio nazionale indicativo.

Perché conta l'autoconsumo e non tutta la produzione?+

L'energia autoconsumata sostituisce quella che compreresti dalla rete al prezzo pieno; l'energia immessa in rete viene remunerata molto meno. Più autoconsumi, più risparmi e più breve è il rientro.

Quanto costa un impianto fotovoltaico da 3 kW?+

Indicativamente intorno a 5.000–6.000 € chiavi in mano, escluse detrazioni. Usiamo una stima di circa 1.800 € per kWp.

Il calcolo tiene conto delle detrazioni fiscali?+

No: il costo e il payback mostrati sono al lordo di eventuali detrazioni o incentivi. Con la detrazione il tempo di rientro effettivo si accorcia.

Come aumento l'autoconsumo?+

Spostando i consumi nelle ore diurne (lavatrice, lavastoviglie, ricarica auto) e installando una batteria di accumulo, che immagazzina l'energia per la sera.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.