Zone di Frequenza Cardiaca
Calcola le 5 zone di allenamento cardio dalla tua età (e, se vuoi, dalla frequenza a riposo).
A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026
In breve
Le zone di frequenza cardiaca sono cinque fasce di intensità per l'allenamento, calcolate come percentuali della frequenza cardiaca massima (stimata con 220 − età). Ogni zona ha un obiettivo diverso, dal recupero al massimale. A 30 anni, con una frequenza massima di 190 bpm, la zona 2 (aerobica, 60–70%) va da 114 a 133 battiti al minuto. Se inserisci anche la frequenza a riposo, il calcolo usa il metodo di Karvonen, più personalizzato. Sono stime indicative con ampia variabilità individuale.
- Zona 2 — Aerobica leggera (60-70%)
- 114–133 bpm
- Zona 3 — Aerobica (70-80%)
- 133–152 bpm
- Zona 4 — Soglia (80-90%)
- 152–171 bpm
- Zona 5 — Massimale (90-100%)
- 171–190 bpm
Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.
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Come si calcola
Le zone di frequenza cardiaca sono fasce di intensità calcolate come percentuali della frequenza massima (220 − età). Se inserisci anche la frequenza a riposo, il calcolo usa il metodo di Karvonen (frequenza di riserva), più personalizzato. Ogni zona ha un obiettivo: recupero, resistenza aerobica, soglia anaerobica, massimale.
Che cosa sono le zone di frequenza cardiaca
Le zone di frequenza cardiaca sono fasce di intensità dell'allenamento, definite in base a quanto batte il cuore. Invece di allenarsi "a sensazione", si suddivide l'impegno cardiaco in cinque livelli progressivi, dal molto leggero al massimale, ciascuno associato a un intervallo di battiti al minuto. Allenarsi in una zona precisa significa lavorare a un'intensità controllata, con un obiettivo fisiologico ben definito.
L'idea di fondo è che intensità diverse producono adattamenti diversi. Un'attività leggera e prolungata sviluppa la resistenza di base e insegna al corpo a usare i grassi come carburante; un'attività intensa e breve migliora la potenza e la capacità di sostenere ritmi elevati. Le zone traducono questo principio in numeri: sapere in quale zona ci si trova permette di allenare esattamente la qualità che si vuole migliorare.
Il calcolatore di questa pagina costruisce le cinque zone a partire da un solo dato obbligatorio, l'età, da cui stima la frequenza cardiaca massima. Facoltativamente si può inserire anche la frequenza cardiaca a riposo: in quel caso il calcolo diventa più personalizzato grazie al metodo di Karvonen, spiegato più avanti. Il risultato è la mappa delle intensità su misura per il proprio cuore.
Come per tutti gli strumenti basati sulla frequenza cardiaca, si tratta di stime con ampia variabilità individuale, perché dipendono dalla frequenza massima, a sua volta stimata da una formula. Vanno lette come guida all'allenamento, non come soglie mediche. Le zone si costruiscono sulla frequenza cardiaca massima, che puoi approfondire e calcolare anche con formule alternative nella pagina dedicata alla frequenza cardiaca massima; per applicarle alla corsa è utile abbinarle al calcolo del passo di corsa.
Come si calcolano: percentuali della frequenza massima
Il metodo base parte dalla frequenza cardiaca massima (FCmax), stimata con la formula classica 220 − età. Ogni zona è poi definita come un intervallo di percentuali di questo valore. Le cinque zone standard sono: zona 1 dal 50 al 60% della FCmax, zona 2 dal 60 al 70%, zona 3 dal 70 all'80%, zona 4 dall'80 al 90% e zona 5 dal 90 al 100%.
Il calcolo di ciascun estremo è una semplice moltiplicazione. Per trovare il limite inferiore della zona 2, per esempio, si moltiplica la FCmax per 0,60; per il limite superiore, per 0,70. Il risultato è l'intervallo di battiti al minuto entro cui restare per allenarsi in quella zona. Poiché gli estremi delle zone coincidono (il 70% è insieme il tetto della zona 2 e la base della zona 3), le cinque fasce formano una scala continua dal 50% al 100% della frequenza massima.
Ogni zona ha un significato fisiologico. La zona 1 (recupero) è quella del riscaldamento e del defaticamento; la zona 2 (aerobica leggera) è la fascia in cui si costruisce la resistenza di base ed è la più usata per le uscite lunghe; la zona 3 (aerobica) migliora l'efficienza cardiovascolare; la zona 4 (soglia) allena la capacità di sostenere ritmi elevati vicino alla soglia anaerobica; la zona 5 (massimale) è riservata a sforzi brevi e intensissimi per sviluppare la potenza massima.
Il calcolatore esegue tutte e cinque le moltiplicazioni e restituisce i cinque intervalli in battiti al minuto, evidenziando la zona 2 come riferimento più comune per l'allenamento aerobico quotidiano. In questo modo si ottiene direttamente la fascia di battiti da tenere d'occhio con un cardiofrequenzimetro.
- Zona 1 — Recupero: 50–60% della FCmax.
- Zona 2 — Aerobica leggera: 60–70% (costruzione della resistenza).
- Zona 3 — Aerobica: 70–80%.
- Zona 4 — Soglia: 80–90%.
- Zona 5 — Massimale: 90–100%.
| Zona | % della FCmax | Obiettivo dell'allenamento |
|---|---|---|
| Zona 1 — Recupero | 50–60% | Riscaldamento, defaticamento, recupero attivo |
| Zona 2 — Aerobica leggera | 60–70% | Resistenza di base, uscite lunghe |
| Zona 3 — Aerobica | 70–80% | Efficienza cardiovascolare |
| Zona 4 — Soglia | 80–90% | Sostenere ritmi elevati (soglia anaerobica) |
| Zona 5 — Massimale | 90–100% | Potenza massima, sforzi brevi |
Esempio di calcolo a 30 anni
Prendiamo il caso da cui parte il calcolatore: una persona di 30 anni, senza frequenza a riposo inserita. Il primo passo è stimare la frequenza cardiaca massima con 220 − 30 = 190 battiti al minuto. Tutte le zone si calcolano come percentuali di questi 190 bpm.
Applichiamo le percentuali. Zona 1 (50–60%): 190 × 0,50 = 95 e 190 × 0,60 = 114, quindi 95–114 bpm. Zona 2 (60–70%): 190 × 0,60 = 114 e 190 × 0,70 = 133, quindi 114–133 bpm. Zona 3 (70–80%): 133–152 bpm. Zona 4 (80–90%): 152–171 bpm. Zona 5 (90–100%): 171–190 bpm. Le cinque fasce coprono con continuità l'intervallo da 95 a 190 battiti.
In pratica, questa persona per costruire la resistenza di base dovrà mantenere i battiti tra 114 e 133 (zona 2); per un lavoro di soglia dovrà salire tra 152 e 171 (zona 4); il recupero attivo starà tra 95 e 114 (zona 1). Avere questi numeri sott'occhio, letti su un cardiofrequenzimetro durante l'attività, trasforma un allenamento generico in uno mirato.
Questo risultato combacia con l'output del calcolatore: a 30 anni le cinque zone risultano 95–114, 114–133, 133–152, 152–171 e 171–190 bpm. La zona 2 (114–133) è evidenziata perché è quella su cui si costruisce la maggior parte del lavoro aerobico. Da qui, per correre a un ritmo coerente con la zona scelta, è utile il calcolo del passo di corsa.
Limite superiore di ciascuna zona in battiti al minuto, calcolato come percentuale della frequenza massima di 190 bpm. Stima indicativa.
Il metodo di Karvonen: zone personalizzate
Il metodo base ha un limite: usa solo la frequenza massima e ignora quanto è allenato il cuore a riposo. Due persone di 30 anni hanno la stessa FCmax stimata (190 bpm) e quindi le stesse zone, anche se una ha un cuore molto allenato che a riposo batte 50 volte al minuto e l'altra un cuore sedentario che ne batte 80. Il metodo di Karvonen corregge questa approssimazione.
Karvonen introduce la frequenza cardiaca di riserva, cioè la differenza tra la frequenza massima e quella a riposo. Le zone si calcolano applicando le percentuali non alla FCmax, ma a questa riserva, e poi risommando la frequenza a riposo. In formula, il battito di una zona = frequenza a riposo + (FCmax − frequenza a riposo) × percentuale. È un modo per "ancorare" le zone al punto di partenza reale del singolo cuore.
Vediamo la differenza sulla stessa persona di 30 anni, stavolta con una frequenza a riposo di 60 bpm. La riserva è 190 − 60 = 130 battiti. La zona 2 (60–70%) diventa: 60 + 130 × 0,60 = 138 e 60 + 130 × 0,70 = 151, cioè 138–151 bpm, contro i 114–133 del metodo base. Le zone di Karvonen risultano più alte e, secondo molti, più aderenti allo sforzo effettivamente percepito, perché tengono conto dell'allenamento del cuore.
Per usare Karvonen serve conoscere la propria frequenza cardiaca a riposo, che si misura meglio al mattino appena svegli, da fermi. Chi la inserisce nel calcolatore ottiene automaticamente le zone con questo metodo; chi lascia il campo vuoto ottiene le zone base sulla sola percentuale della FCmax. La frequenza massima usata in entrambi i casi è quella stimata dall'età, che puoi approfondire nella pagina della frequenza cardiaca massima.
| Zona | Metodo base (% FCmax) | Metodo di Karvonen |
|---|---|---|
| Zona 1 (50–60%) | 95–114 bpm | 125–138 bpm |
| Zona 2 (60–70%) | 114–133 bpm | 138–151 bpm |
| Zona 3 (70–80%) | 133–152 bpm | 151–164 bpm |
| Zona 4 (80–90%) | 152–171 bpm | 164–177 bpm |
| Zona 5 (90–100%) | 171–190 bpm | 177–190 bpm |
A cosa servono nell'allenamento
L'utilità principale delle zone è dare struttura all'allenamento distribuendo l'intensità in modo intelligente. Un errore comune di chi si allena è passare troppo tempo in una fascia intermedia — né abbastanza leggera da recuperare, né abbastanza intensa da migliorare la potenza. Le zone aiutano a evitarlo, rendendo esplicita l'intensità di ogni seduta.
Un principio molto diffuso tra chi pratica sport di resistenza è quello dell'allenamento polarizzato: dedicare la maggior parte del volume alle zone basse (1 e 2) e una piccola quota alle zone alte (4 e 5), limitando il tempo nella zona 3. La zona 2, in particolare, è considerata il cuore del lavoro aerobico: allenamenti lunghi in questa fascia costruiscono la base su cui poggiano le sedute più intense. Sapere che a 30 anni la zona 2 sta tra 114 e 133 bpm permette di rispettare questo principio con precisione.
Le zone si applicano a qualsiasi attività cardio: corsa, ciclismo, nuoto, camminata veloce. Nella corsa si abbinano naturalmente al passo: si può verificare che il ritmo scelto corrisponda alla zona voluta, incrociando i battiti con il calcolo del passo di corsa. Chi parte da attività più leggere può iniziare a familiarizzare con lo sforzo cardiaco anche camminando, stimando il dispendio con il calcolo delle calorie della camminata.
Infine, monitorare la zona in cui si allena permette di seguire i progressi. Con l'allenamento, a parità di battiti (cioè restando nella stessa zona), si riesce a correre più veloci o a sostenere lo sforzo più a lungo: è il segno che il cuore è diventato più efficiente. Le zone diventano così non solo una guida per l'intensità, ma anche un metro dei miglioramenti nel tempo.
Errori comuni da evitare
Il primo errore nasce a monte: se la frequenza cardiaca massima stimata è lontana da quella reale, tutte le zone risultano sbagliate. La formula 220 − età è una media di popolazione e la FCmax reale del singolo può differire di 10–20 battiti: chi ha una frequenza massima molto diversa dalla stima si ritroverà con zone tarate male. Chi la conosce per misura diretta dovrebbe usarla al posto della stima.
Il secondo errore è confondere il metodo base con quello di Karvonen e aspettarsi gli stessi numeri. Le zone di Karvonen sono più alte, perché calcolate sulla frequenza di riserva: un battito che nel metodo base cade in zona 2 può cadere in zona 1 secondo Karvonen. Non è un errore del calcolo, ma una differenza di metodo: è importante sapere quale si sta usando per non trarre conclusioni sbagliate.
Il terzo errore è passare troppo tempo nelle zone intermedie credendo di allenarsi al meglio. Correre sempre a un'intensità "media" (zona 3) è comodo ma poco efficace: affatica senza dare i benefici né del lavoro lento in zona 2 né di quello intenso in zona 4-5. Distribuire le intensità, invece di uniformarle, è ciò che rende l'allenamento produttivo.
L'ultimo errore riguarda la sicurezza. Le zone alte (4 e 5) comportano uno sforzo cardiovascolare importante e non sono adatte a tutti allo stesso modo. Chi è sedentario, in sovrappeso, ha più di 40 anni o presenta fattori di rischio dovrebbe costruire prima una base nelle zone basse e, nel dubbio, consultare un medico prima di programmi intensi. Le zone sono uno strumento di orientamento: non sostituiscono il buon senso né una valutazione medico-sportiva.
- Partire da una FCmax stimata lontana da quella reale: sballa tutte le zone.
- Confondere metodo base e Karvonen: quest'ultimo dà zone più alte.
- Passare troppo tempo nelle zone intermedie invece di distribuire le intensità.
- Frequentare le zone alte senza una base e senza valutazione medica, soprattutto sopra i 40 anni.
Esempio di calcolo
Esempio: persona di 30 anni, senza frequenza a riposo (metodo base). FCmax = 220 − 30 = 190 bpm.
- Zona 1 (50–60%): 190 × 0,50 – 190 × 0,60
- 95–114 bpm
- Zona 2 (60–70%): 190 × 0,60 – 190 × 0,70
- 114–133 bpm
- Zona 4 (80–90%): 190 × 0,80 – 190 × 0,90
- 152–171 bpm
- Zona 5 (90–100%): 190 × 0,90 – 190 × 1,00
- 171–190 bpm
⚠️ Errori comuni da evitare
- ✕Partire da una frequenza massima stimata lontana da quella reale: tutte le zone risultano sbagliate.
- ✕Confondere il metodo base con quello di Karvonen: quest'ultimo produce zone più alte.
- ✕Passare troppo tempo nelle zone intermedie invece di distribuire le intensità (lento in zona 2, intenso in zona 4-5).
- ✕Frequentare le zone alte senza una base aerobica e senza valutazione medica, soprattutto sopra i 40 anni.
✅ In sintesi
- ✓Le 5 zone sono percentuali della frequenza massima (220 − età): 50–60%, 60–70%, 70–80%, 80–90%, 90–100%.
- ✓A 30 anni (FCmax 190 bpm) la zona 2 aerobica va da 114 a 133 bpm.
- ✓Con la frequenza a riposo il metodo di Karvonen personalizza le zone, rendendole più alte e aderenti allo sforzo.
- ✓Sono stime indicative con ampia variabilità individuale: per programmi intensi consulta un medico.
Domande frequenti
Come si calcolano le zone di frequenza cardiaca?+
Si stima la frequenza massima con 220 − età, poi si calcolano cinque fasce come percentuali di questo valore: zona 1 (50–60%), zona 2 (60–70%), zona 3 (70–80%), zona 4 (80–90%), zona 5 (90–100%). A 30 anni, con FCmax di 190 bpm, la zona 2 va da 114 a 133 battiti al minuto.
A cosa serve la zona 2?+
La zona 2 (60–70% della frequenza massima) è la fascia aerobica leggera in cui si costruisce la resistenza di base. È l'intensità delle uscite lunghe e a ritmo comodo, quella che sviluppa la capacità del corpo di usare i grassi come carburante e che costituisce il fondamento su cui poggiano gli allenamenti più intensi.
Che cos'è il metodo di Karvonen?+
È un modo più personalizzato di calcolare le zone, che usa la frequenza cardiaca di riserva (la differenza tra frequenza massima e frequenza a riposo). Le percentuali si applicano alla riserva e si risomma il valore a riposo. Tiene conto di quanto è allenato il cuore e produce zone leggermente più alte del metodo base.
Come misuro la frequenza cardiaca a riposo per usare Karvonen?+
Si misura da fermi e rilassati, idealmente al mattino appena svegli, prima di alzarsi: si contano i battiti per un minuto (o per 30 secondi moltiplicando per due). In un adulto sano è in genere tra 60 e 80 bpm, più bassa in chi è ben allenato. Inserendola nel calcolatore si ottengono le zone secondo Karvonen.
Devo restare sempre nella stessa zona durante l'allenamento?+
No: un buon programma alterna zone diverse a seconda dell'obiettivo della seduta. Molti approcci di resistenza dedicano gran parte del tempo alle zone basse (1 e 2) e una piccola quota a quelle alte (4 e 5), limitando la zona 3. L'importante è che l'intensità di ogni allenamento sia scelta, non casuale.
Le zone calcolate dall'età sono precise?+
Sono stime. Poiché derivano dalla frequenza massima calcolata con 220 − età, ereditano l'incertezza di quella formula: la FCmax reale può discostarsi di 10–20 battiti. Vanno usate come guida all'intensità, non come soglie esatte; chi conosce la propria frequenza massima misurata ottiene zone più accurate.
Metodo e fonti
I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.