Calcolo Plusvalenza Immobiliare
Calcola la plusvalenza sulla vendita di un immobile e l'imposta del 26% dovuta se la vendita avviene entro 5 anni.
A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026
In breve
Vendendo a 250.000 € un immobile comprato a 180.000 € con 15.000 € di spese documentate (notaio, imposte, ristrutturazioni), la plusvalenza è 55.000 €: cioè 250.000 − (180.000 + 15.000). Se la vendita avviene entro 5 anni dall'acquisto e l'immobile non è stato la tua abitazione principale, su quei 55.000 € si applica un'imposta sostitutiva del 26% (14.300 €), che lascia un netto di 40.700 €. Trascorsi 5 anni dall'acquisto, invece, la plusvalenza non è più tassata: scende a zero. Sono esenti anche l'abitazione principale e gli immobili ricevuti per successione. Questo calcolatore fornisce una stima orientativa: l'imposta esatta e la scelta tra il 26% e l'IRPEF ordinaria si definiscono dal notaio, al momento del rogito.
- Imposta sostitutiva 26%
- 14.300,00 €
Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.
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La plusvalenza immobiliare è il guadagno realizzato vendendo un immobile a un prezzo superiore a quello di acquisto, al netto delle spese sostenute (notaio, imposte, ristrutturazioni documentate). Si calcola come prezzo di vendita meno la somma di prezzo di acquisto e spese. Questa plusvalenza è tassata solo se l'immobile viene venduto entro 5 anni dall'acquisto e non è stato l'abitazione principale per la maggior parte del periodo: in quel caso si può scegliere, dal notaio, un'imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, in alternativa alla tassazione IRPEF ordinaria. Trascorsi 5 anni dall'acquisto, la plusvalenza non è più tassata. Anche gli immobili ricevuti per successione sono generalmente esenti.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Formula della plusvalenza | vendita − (acquisto + spese) |
| Imposta sostitutiva (se imponibile) | 26% |
| Soglia di esenzione temporale | 5 anni dall'acquisto |
| Abitazione principale | Esente (anche entro 5 anni) |
| Immobile ereditato | Generalmente esente |
| Alternativa alla sostitutiva | IRPEF ordinaria (23% – 43%) |
Che cos'è la plusvalenza immobiliare e quando si paga?
La plusvalenza immobiliare è il guadagno che si realizza vendendo un immobile a un prezzo superiore a quello a cui lo si era acquistato, al netto delle spese sostenute. Non è il prezzo di vendita, e non è nemmeno la differenza grezza tra vendita e acquisto: è il margine effettivo che resta dopo aver scalato anche notaio, imposte e ristrutturazioni documentate.
Il punto cruciale è che questa plusvalenza non è sempre tassata. La legge la considera un reddito imponibile solo in un caso preciso: quando l'immobile viene venduto entro 5 anni dall'acquisto e non è stato l'abitazione principale del venditore per la maggior parte del periodo di possesso. È una norma pensata per colpire la speculazione di breve periodo — chi compra e rivende in fretta per guadagnarci — lasciando invece esente chi vende la propria casa o un immobile posseduto a lungo.
La conseguenza pratica è netta. Superati i 5 anni dall'acquisto, la plusvalenza non è più tassata, qualunque sia il guadagno: chi vende dopo 5 anni e un giorno non deve nulla, anche su un margine di centomila euro. È la regola che ogni proprietario dovrebbe conoscere prima di firmare un compromesso.
Quando invece la plusvalenza è imponibile, il venditore può scegliere — dal notaio, al momento del rogito — tra due strade: l'imposta sostitutiva del 26% applicata direttamente sulla plusvalenza, oppure la tassazione IRPEF ordinaria, che somma il guadagno agli altri redditi dell'anno. Il calcolatore di questa pagina stima la plusvalenza e l'imposta sostitutiva del 26%, l'opzione più usata perché semplice e spesso più conveniente.
| Situazione | Tassazione |
|---|---|
| Vendita entro 5 anni (non prima casa) | 26% sostitutiva o IRPEF ordinaria |
| Vendita dopo 5 anni dall'acquisto | Esente |
| Immobile usato come abitazione principale | Esente |
| Immobile ricevuto per successione (eredità) | Esente |
Come si calcola la plusvalenza immobiliare passo per passo?
Il calcolo della plusvalenza segue una formula sola, semplice da memorizzare: plusvalenza = prezzo di vendita − (prezzo di acquisto + spese). Il guadagno tassabile non è quindi la differenza grezza tra quanto incassi e quanto avevi pagato, ma quella differenza già ridotta di tutte le spese documentate legate all'acquisto e alla valorizzazione dell'immobile.
Prendiamo l'esempio di riferimento di questa guida. Hai comprato a 180.000 €, hai sostenuto 15.000 € di spese tra notaio, imposte di registro e una ristrutturazione documentata, e rivendi a 250.000 €. La somma dei costi (acquisto più spese) è 195.000 €. La plusvalenza è quindi 250.000 − 195.000 = 55.000 €. È questo il valore su cui si calcola l'eventuale imposta, non i 70.000 € di differenza grezza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto.
Le spese hanno un peso decisivo, e qui si nasconde l'errore più costoso. Ogni euro di spesa documentata abbassa la plusvalenza di un euro e, di conseguenza, riduce l'imposta del 26% di quell'euro. Nel nostro esempio, i 15.000 € di spese tagliano la plusvalenza da 70.000 € a 55.000 € e l'imposta da 18.200 € a 14.300 €: un risparmio di 3.900 € ottenuto semplicemente conservando le fatture.
Vanno scalati i costi inerenti documentabili: l'imposta di registro o l'IVA pagata all'acquisto, l'onorario del notaio, le spese di mediazione immobiliare e i costi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria sostenuti sull'immobile. Non rientrano invece le spese ordinarie di gestione né, di norma, gli interessi del mutuo. La regola pratica è semplice: conserva ogni documento di spesa, perché ciascuno riduce la base imponibile.
- Passo 1 — Prezzo di vendita: l'importo incassato al rogito.
- Passo 2 — Costi totali: prezzo di acquisto + spese documentate (notaio, imposte, ristrutturazioni).
- Passo 3 — Plusvalenza: prezzo di vendita − costi totali.
- Passo 4 — Imposta: 26% sulla plusvalenza, ma solo se la vendita avviene entro 5 anni.
| Passaggio | Operazione | Risultato |
|---|---|---|
| Prezzo di vendita | Incasso al rogito | 250.000 € |
| Prezzo di acquisto | Costo originario | 180.000 € |
| Spese documentate | Notaio, imposte, ristrutturazioni | 15.000 € |
| Costi totali | Acquisto + spese | 195.000 € |
| Plusvalenza | Vendita − costi totali | 55.000 € |
Come si compone la plusvalenza e quanto resta netto?
Quando la plusvalenza è imponibile, l'imposta sostitutiva del 26% si applica per intero sul guadagno, non sul prezzo di vendita. Sui 55.000 € dell'esempio, l'imposta è quindi 55.000 × 26% = 14.300 €. Quello che resta in tasca al venditore — la plusvalenza netta dopo l'imposta — è la differenza: 55.000 − 14.300 = 40.700 €.
Il grafico qui sotto rende visivo questo rapporto. Di ogni 100 euro di plusvalenza tassata, 74 euro restano al venditore e 26 vanno all'erario. È una proporzione fissa: a differenza dell'IRPEF progressiva, l'imposta sostitutiva è un'aliquota piatta, identica su una plusvalenza di 10.000 € o di 200.000 €. Questo la rende prevedibile e facile da calcolare in anticipo.
Va sottolineato un dettaglio che molti trascurano: il 26% si paga solo sul margine, non su tutto l'incasso. Su una vendita da 250.000 € con una plusvalenza di 55.000 €, l'imposta di 14.300 € incide per il 5,7% del prezzo di vendita, ma per il 26% del solo guadagno. Confondere le due basi porta a sovrastimare drasticamente quanto si dovrà versare.
Ed è proprio sul peso delle due basi che vale la pena ragionare prima di vendere: ridurre la plusvalenza tassabile — documentando ogni spesa, oppure aspettando i 5 anni — vale molto più che concentrarsi sul prezzo di vendita, perché agisce direttamente sull'unico importo a cui si applica l'imposta.
| Plusvalenza | Imposta 26% | Netto al venditore |
|---|---|---|
| 20.000 € | 5.200 € | 14.800 € |
| 55.000 € | 14.300 € | 40.700 € |
| 100.000 € | 26.000 € | 74.000 € |
| 150.000 € | 39.000 € | 111.000 € |
Sui 55.000 € di plusvalenza, il 74% resta al venditore (40.700 €) e il 26% va in imposta (14.300 €).
Perché i 5 anni cambiano tutto: tassata o esente?
La regola dei 5 anni è il vero spartiacque della tassazione immobiliare. Lo stesso identico guadagno — la stessa plusvalenza, sullo stesso immobile, tra le stesse persone — è tassato al 26% se la vendita avviene il quarto anno, ed è completamente esente se avviene il sesto. Non c'è una tassazione decrescente nel tempo: è un interruttore acceso/spento, che scatta al compimento del quinto anno dall'acquisto.
Sul nostro esempio, l'effetto è di 14.300 €. Vendere i 250.000 € entro i 5 anni significa versare 14.300 € di imposta sostitutiva sulla plusvalenza di 55.000 €. Attendere il superamento dei 5 anni significa azzerare quell'imposta: la stessa vendita, dopo 5 anni e un giorno, non genera alcun debito verso il fisco. Il grafico mette a confronto i due scenari sul medesimo guadagno.
Il termine si conta in modo rigoroso. I 5 anni decorrono dalla data dell'atto di acquisto (il rogito) fino alla data dell'atto di vendita, e contano i 5 anni civili pieni: vendere a 4 anni e 11 mesi rende la plusvalenza imponibile. Per questo, quando la vendita è vicina alla soglia, posticipare il rogito anche di poche settimane può valere migliaia di euro di imposta risparmiata.
C'è poi un'eccezione che svuota di fatto la regola dei 5 anni per la maggior parte delle famiglie: l'abitazione principale. Se l'immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo di possesso, la plusvalenza è esente anche se la vendita avviene prima dei 5 anni. La tassazione, in pratica, colpisce soprattutto seconde case, immobili da investimento e operazioni speculative — non la casa in cui si vive.
| Momento della vendita | Imponibile | Imposta dovuta |
|---|---|---|
| Entro 5 anni — seconda casa | Sì | 14.300 € (26%) |
| Entro 5 anni — abitazione principale | No | 0 € (esente) |
| Dopo 5 anni — qualsiasi immobile | No | 0 € (esente) |
| Immobile ereditato — sempre | No | 0 € (esente) |
Lo stesso guadagno è tassato 14.300 € se la vendita è entro 5 anni, 0 € se è dopo. È un interruttore, non una scala.
26% sostitutiva o IRPEF: quale conviene scegliere?
Quando la plusvalenza è imponibile, la legge lascia al venditore una scelta. La prima opzione è l'imposta sostitutiva del 26%: un'aliquota fissa applicata direttamente sulla plusvalenza, che il notaio trattiene e versa per conto del contribuente al momento del rogito. È semplice, immediata e chiude la pratica in un colpo solo, senza che il guadagno entri nella dichiarazione dei redditi.
La seconda opzione è la tassazione IRPEF ordinaria: in questo caso la plusvalenza si somma agli altri redditi dell'anno e viene tassata con le aliquote progressive a scaglioni (23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre). Non passa dal notaio, ma va dichiarata e può far salire l'aliquota marginale complessiva del contribuente.
Quale conviene? Dipende dal reddito complessivo del venditore. Per chi ha già redditi medio-alti, sommare una plusvalenza importante all'IRPEF significa spesso tassarla al 43%: in quel caso il 26% sostitutivo è nettamente più vantaggioso. Per chi invece ha redditi molto bassi e una plusvalenza modesta, l'IRPEF ordinaria — sfruttando il primo scaglione al 23% e le detrazioni — può talvolta risultare più leggera. La tabella confronta i due regimi sui 55.000 € dell'esempio.
Nella pratica, la sostitutiva del 26% è la scelta prevalente: è prevedibile, non interferisce con il resto della dichiarazione e si esaurisce dal notaio. Proprio per questo il calcolatore di questa pagina stima il 26%. La decisione definitiva, però, conviene prenderla con il commercialista, che può confrontare i due scenari sulla situazione reddituale specifica del singolo anno.
| Aspetto | Sostitutiva 26% | IRPEF ordinaria |
|---|---|---|
| Aliquota | 26% fissa sulla plusvalenza | 23% – 43% progressiva a scaglioni |
| Dove si applica | Dal notaio, al rogito | In dichiarazione dei redditi |
| Effetto sugli altri redditi | Nessuno (è separata) | Si somma e può alzare l'aliquota |
| Quando conviene | Redditi medio-alti, plusvalenze ampie | Redditi bassi, plusvalenze modeste |
Quali spese si possono scalare dalla plusvalenza?
La voce più sottovalutata dell'intero calcolo sono le spese. Eppure è quella su cui il venditore ha più margine d'azione: ogni euro di spesa documentata sottratto dal calcolo abbassa di un euro la plusvalenza imponibile e, quando l'operazione è tassata, riduce l'imposta del 26% di quell'euro. Conservare le fatture, in altre parole, è denaro risparmiato.
Sono deducibili i costi inerenti all'acquisto e alla valorizzazione dell'immobile, purché documentati. Rientrano l'imposta di registro o l'IVA versata all'atto d'acquisto, l'onorario del notaio, le spese di mediazione pagate all'agenzia immobiliare, e — voce spesso la più rilevante — i costi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria sostenuti durante il possesso. Anche le imposte ipotecarie e catastali pagate all'acquisto concorrono a formare il costo fiscalmente riconosciuto.
Non tutto si può scalare, però. Restano fuori le spese di gestione ordinaria (utenze, condominio, piccole manutenzioni) e, in linea generale, gli interessi passivi del mutuo, che non aumentano il costo fiscale dell'immobile. Allo stesso modo, una spesa non documentata da fattura o ricevuta tracciabile non è opponibile al fisco: vale la regola che senza documento la spesa non esiste ai fini del calcolo.
La tabella riassume cosa si può scalare e cosa no. Il messaggio operativo è uno: dal giorno dell'acquisto, archiviare con ordine ogni fattura del notaio, dell'agenzia e dell'impresa che ha eseguito i lavori. Al momento della vendita, quel raccoglitore può valere migliaia di euro di imposta in meno.
- Imposta di registro o IVA pagata all'acquisto.
- Onorario del notaio per l'atto di acquisto.
- Spese di mediazione pagate all'agenzia immobiliare.
- Costi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria documentati.
- Imposte ipotecarie e catastali versate all'acquisto.
| Voce | Si può scalare? |
|---|---|
| Imposta di registro / IVA all'acquisto | Sì |
| Notaio e mediazione immobiliare | Sì |
| Ristrutturazione e manutenzione straordinaria (documentata) | Sì |
| Spese di gestione ordinaria (utenze, condominio) | No |
| Interessi passivi del mutuo | No (in generale) |
Prima casa, eredità, terreni: i casi particolari
La regola generale conosce diverse eccezioni, ed è importante riconoscerle perché cambiano radicalmente l'esito. La più frequente riguarda l'abitazione principale: se l'immobile è stato adibito a prima casa del venditore o di un suo familiare per la maggior parte del tempo intercorso tra acquisto e vendita, la plusvalenza è esente anche entro i 5 anni. È la ragione per cui la stragrande maggioranza di chi vende la propria casa non paga nulla, indipendentemente dal guadagno.
Gli immobili ricevuti per successione sono anch'essi generalmente esenti: la vendita di una casa ereditata non genera plusvalenza tassabile ai fini dell'imposta sostitutiva, perché manca un vero prezzo di acquisto sostenuto dal venditore. Diverso è il caso della donazione: lì il quinquennio si calcola, in genere, considerando la data di acquisto del donante, una regola tecnica su cui conviene farsi assistere.
Esiste poi un capitolo a parte, con regole proprie e più severe: i terreni edificabili. La loro plusvalenza è sempre tassabile, a prescindere dai 5 anni e senza l'esenzione per l'abitazione principale, perché la legge la considera in ogni caso un reddito diverso. I terreni edificabili seguono quindi una logica opposta a quella degli immobili abitativi, ed è un errore applicare loro la regola del quinquennio.
Un'ultima eccezione recente riguarda i fabbricati che hanno beneficiato del Superbonus: per questi immobili, se ceduti entro 10 anni dalla fine dei lavori agevolati, è stata introdotta una specifica disciplina di tassazione della plusvalenza, con criteri di calcolo del costo dedicati. Vista la complessità e l'evoluzione continua della normativa, per i casi particolari — eredità, donazioni, terreni, immobili da Superbonus — la valutazione va sempre fatta con un notaio o un commercialista prima di firmare.
| Caso | Trattamento |
|---|---|
| Abitazione principale (la maggior parte del possesso) | Esente anche entro 5 anni |
| Immobile ricevuto per successione | Generalmente esente |
| Immobile ricevuto in donazione | Quinquennio dalla data di acquisto del donante |
| Terreno edificabile | Sempre tassabile, anche oltre 5 anni |
| Fabbricato con Superbonus (ceduto entro 10 anni) | Disciplina dedicata, regole proprie |
Come usare il calcolatore e leggere il risultato?
Usare il calcolatore richiede pochi secondi. Si inseriscono quattro dati: il prezzo di vendita dell'immobile, il prezzo di acquisto originario, l'importo complessivo delle spese documentate (notaio, imposte, ristrutturazioni) e il numero di anni trascorsi dall'acquisto. Lo strumento sottrae al prezzo di vendita la somma di acquisto e spese per ottenere la plusvalenza, poi verifica il numero di anni: se la vendita è entro i 5 anni applica l'imposta sostitutiva del 26%, altrimenti segnala l'esenzione.
Per una stima aderente alla realtà, due dati meritano la massima cura. Il primo sono le spese: vanno incluse tutte quelle documentate, perché ciascuna riduce direttamente la plusvalenza e quindi l'imposta. Sottostimarle gonfia il risultato; conviene recuperare le fatture prima di compilare. Il secondo è il numero di anni dall'acquisto: è il dato che fa scattare o meno la tassazione, e una differenza di pochi mesi a cavallo del quinto anno può cambiare l'esito da 14.300 € a zero.
Il risultato resta una stima orientativa. Il calcolatore non distingue se l'immobile sia stato o meno abitazione principale, non gestisce i casi particolari di eredità, donazione o terreni, e applica l'imposta sostitutiva del 26% senza confrontarla con l'eventuale convenienza dell'IRPEF ordinaria. Tutte valutazioni che spostano l'esito e che vanno fatte sul caso concreto.
Per qualsiasi operazione reale, l'imposta esatta e la scelta tra 26% e IRPEF si definiscono dal notaio al momento del rogito, idealmente dopo un confronto con il commercialista. Lo strumento serve a capire in anticipo l'ordine di grandezza dell'imposta e a valutare se aspettare i 5 anni o documentare meglio le spese: una bussola per decidere, non l'attestazione finale.
Quali sono gli errori più comuni sulla plusvalenza immobiliare?
Il primo errore, il più costoso, è dimenticare di scalare le spese documentate. Molti calcolano la plusvalenza come semplice differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto, ignorando notaio, imposte e ristrutturazioni. Nell'esempio di riferimento questo significa calcolare 70.000 € invece di 55.000 €, e pagare 18.200 € di imposta invece di 14.300 €: quasi 4.000 € versati in più per non aver conservato le fatture.
Il secondo errore è pensare di pagare sempre. La tassazione della plusvalenza è l'eccezione, non la regola: scatta solo entro 5 anni e solo se l'immobile non è stato l'abitazione principale. Chi vende dopo 5 anni, chi vende la casa in cui vive o chi cede un immobile ereditato, nella stragrande maggioranza dei casi non deve nulla. Allarmarsi per un'imposta che non si dovrà pagare è frequente quanto inutile.
Il terzo errore è confondere la base dell'imposta: il 26% si applica sulla plusvalenza, cioè sul solo guadagno netto, non sul prezzo di vendita. Calcolare il 26% sull'intero incasso porta a cifre spaventose e completamente sbagliate. Sui 250.000 € dell'esempio l'imposta non è 65.000 €, ma 14.300 €, perché si calcola sui 55.000 € di margine.
Il quarto errore è non valutare l'alternativa tra l'imposta sostitutiva del 26% e l'IRPEF ordinaria, lasciando al notaio una scelta fatta senza ragionarci. A seconda del reddito complessivo, una delle due può costare sensibilmente meno dell'altra. E, come sempre per le operazioni immobiliari, vale la regola d'oro: questo strumento offre una stima orientativa: per la pratica reale, l'imposta definitiva si calcola dal notaio con l'assistenza del commercialista.
Esempio di calcolo
Esempio: acquisto 180.000 € + 15.000 € di spese documentate, vendita a 250.000 € dopo 3 anni.
- Prezzo di vendita
- 250.000 €
- Prezzo di acquisto
- 180.000 €
- Spese documentate (notaio, ristrutturazioni…)
- 15.000 €
- Plusvalenza (250.000 − 195.000)
- 55.000 €
- Imposta sostitutiva 26% (vendita entro 5 anni)
- − 14.300 €
⚠️ Errori comuni da evitare
- ✕Dimenticare di scalare le spese documentate (notaio, imposte, ristrutturazioni): ogni euro non scalato aumenta la plusvalenza e l'imposta del 26%.
- ✕Pensare di pagare sempre: dopo 5 anni dall'acquisto, sull'abitazione principale e sugli immobili ereditati la plusvalenza è esente.
- ✕Applicare il 26% al prezzo di vendita anziché alla sola plusvalenza: l'imposta si calcola sul guadagno netto, non sull'incasso.
- ✕Non valutare l'imposta sostitutiva del 26% rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria: a seconda del reddito una può convenire più dell'altra.
✅ In sintesi
- ✓Plusvalenza = prezzo di vendita − (prezzo di acquisto + spese documentate).
- ✓È tassata solo se la vendita avviene entro 5 anni e l'immobile non è l'abitazione principale; dopo 5 anni è esente.
- ✓Quando è imponibile, si applica il 26% sostitutivo dal notaio, in alternativa all'IRPEF ordinaria.
- ✓Conservare ogni fattura di spesa abbassa la plusvalenza e quindi l'imposta: è la leva più efficace.
Domande frequenti
Che cos'è la plusvalenza immobiliare?+
È il guadagno realizzato vendendo un immobile a un prezzo superiore a quello di acquisto, al netto delle spese documentate. Si calcola come prezzo di vendita − (prezzo di acquisto + spese). È tassata solo in casi specifici, non sempre.
Quando si paga la plusvalenza sulla vendita di una casa?+
Solo se vendi entro 5 anni dall'acquisto e l'immobile non è stato la tua abitazione principale per la maggior parte del possesso. Trascorsi 5 anni dall'acquisto, la plusvalenza è esente qualunque sia il guadagno.
Come si calcola la plusvalenza immobiliare?+
Plusvalenza = prezzo di vendita − (prezzo di acquisto + spese documentate). Esempio: vendita 250.000 €, acquisto 180.000 €, spese 15.000 € → 250.000 − 195.000 = 55.000 € di plusvalenza.
Quanto è l'imposta sulla plusvalenza immobiliare?+
Quando la plusvalenza è imponibile, si può scegliere dal notaio un'imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza. Su 55.000 € di guadagno sono 14.300 €. In alternativa si può optare per la tassazione IRPEF ordinaria.
Il 26% si calcola sul prezzo di vendita o sul guadagno?+
Solo sulla plusvalenza, cioè sul guadagno netto, non sull'intero prezzo di vendita. Su una vendita da 250.000 € con plusvalenza di 55.000 €, l'imposta è 14.300 € (26% di 55.000 €), non 65.000 €.
Dopo quanti anni non si paga più la plusvalenza?+
Dopo 5 anni dalla data di acquisto. Vendendo dal sesto anno in poi la plusvalenza è completamente esente, anche su guadagni elevati. È un interruttore al compimento del quinto anno, non una riduzione graduale.
La plusvalenza sulla prima casa si paga?+
No: se l'immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o di un familiare per la maggior parte del periodo di possesso, la plusvalenza è esente anche se la vendita avviene entro i 5 anni.
Quali spese si possono scalare dalla plusvalenza?+
I costi documentati inerenti all'acquisto e alla valorizzazione: imposta di registro o IVA, notaio, mediazione immobiliare, ristrutturazioni e manutenzioni straordinarie. Non rientrano la gestione ordinaria né, di norma, gli interessi del mutuo.
La plusvalenza su un immobile ereditato è tassata?+
No, in generale è esente: la vendita di un immobile ricevuto per successione non genera plusvalenza tassabile ai fini dell'imposta sostitutiva, perché manca un prezzo di acquisto sostenuto dal venditore.
Conviene il 26% sostitutivo o l'IRPEF ordinaria?+
Dipende dal reddito complessivo. Per chi ha redditi medio-alti il 26% fisso è spesso più conveniente dell'IRPEF, che potrebbe tassare la plusvalenza fino al 43%. Per redditi bassi e plusvalenze modeste l'IRPEF può a volte risultare più leggera.
I terreni edificabili seguono la stessa regola?+
No: la plusvalenza sui terreni edificabili è sempre tassabile, a prescindere dai 5 anni e senza l'esenzione per l'abitazione principale. Seguono una disciplina propria, più severa rispetto agli immobili abitativi.
Il calcolo di questo strumento è ufficiale?+
No, è una stima orientativa. Non considera l'eventuale esenzione per abitazione principale, i casi di eredità o terreni, né confronta il 26% con l'IRPEF. Per la pratica reale l'imposta si calcola dal notaio, idealmente con il commercialista.
Metodo e fonti
I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.