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Imposta di Registro sull'Affitto

Inserisci il canone mensile: ottieni l'imposta di registro annuale del contratto d'affitto.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Per registrare un contratto d'affitto in regime ordinario si paga un'imposta di registro pari al 2% del canone annuo, con un minimo di 67 € per la prima annualità, più il bollo. Per legge la spesa si divide a metà tra proprietario e inquilino. Su un canone di 800 € al mese (9.600 € l'anno) l'imposta di registro è 192 €, cioè 96 € ciascuno. Con la cedolare secca, invece, registro e bollo non si pagano affatto.

Imposta di registro (per anno)192,00 €
Quota tipica 50/50
96,00 € ciascuno
Canone annuo
9600,00 €

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Come si calcola

La registrazione del contratto di locazione abitativa costa il 2% del canone annuo, con un minimo di 67 € per la prima annualità; per legge la spesa si divide a metà tra locatore e conduttore, salvo patto diverso. Si può pagare anno per anno o in unica soluzione per tutta la durata (con uno sconto). Alla registrazione si aggiunge il bollo (16 € ogni 4 facciate per ciascuna copia). Se il proprietario opta per la cedolare secca, registro e bollo non sono dovuti.

Che cos'è l'imposta di registro sull'affitto

Ogni contratto di locazione abitativa deve essere registrato presso l'Agenzia delle Entrate, e la registrazione comporta il pagamento di un'imposta di registro. È un obbligo di legge: un contratto d'affitto non registrato è irregolare, non fa piena prova nei rapporti tra le parti e può esporre a sanzioni sia il proprietario sia, in certi casi, l'inquilino.

L'imposta di registro sull'affitto è cosa diversa da quella che si paga comprando casa. Nell'acquisto colpisce il trasferimento della proprietà e si calcola sul valore catastale, come spiegato nella pagina dell'imposta di registro sull'acquisto; nella locazione, invece, colpisce il contratto d'affitto e si calcola sul canone, cioè sull'importo dei canoni pattuiti nel contratto.

La caratteristica più importante da conoscere è che questa imposta si paga solo se il proprietario sceglie la tassazione ordinaria dei canoni. Se opta invece per la cedolare secca — il regime sostitutivo che tassa il canone con un'aliquota fissa — l'imposta di registro e il bollo non sono dovuti. È uno dei principali vantaggi della cedolare, e va valutato insieme al calcolo dell'imposta stessa.

Il calcolatore di questa pagina serve proprio a questo: partendo dal canone mensile e dal regime scelto, ti dice quanto costa registrare il contratto ogni anno e come si divide tra le parti. Se stai ancora decidendo tra ordinario e cedolare, conviene affiancargli il calcolatore della cedolare secca per confrontare i due percorsi.

Come si calcola: il 2% del canone annuo

La formula è semplice e diretta. L'imposta di registro per la locazione abitativa in regime ordinario è pari al 2% del canone annuo, cioè del canone mensile moltiplicato per dodici mensilità. Il calcolo si fa per ciascuna annualità del contratto: il 2% si applica al canone dovuto in quell'anno.

C'è però una soglia minima: per la prima annualità l'imposta non può essere inferiore a 67 €. Questo significa che, per i canoni molto bassi, il 2% potrebbe risultare sotto i 67 €, ma si versa comunque il minimo di legge. Per i canoni di mercato ordinari, invece, il 2% supera abbondantemente la soglia e il minimo non entra in gioco.

Alla registrazione si aggiunge l'imposta di bollo, dovuta sulle copie del contratto: 16 € ogni 4 facciate (o ogni 100 righe) per ciascuna copia presentata. Il bollo è indipendente dal canone e si somma all'imposta di registro. Anche il bollo, come il registro, non si paga se si sceglie la cedolare secca.

In formula compatta: imposta di registro annua = max(canone annuo × 2%, 67 €). Il calcolatore applica esattamente questa regola e mostra anche la quota che spetta a ciascuna delle due parti, perché — come vedremo — la legge prevede una ripartizione precisa tra locatore e conduttore.

  • Passo 1 — Canone annuo: canone mensile × 12.
  • Passo 2 — Imposta di registro: canone annuo × 2% (minimo 67 € la prima annualità).
  • Passo 3 — Ripartizione: metà al proprietario, metà all'inquilino (salvo diverso accordo).
  • Da aggiungere: bollo di 16 € ogni 4 facciate per ciascuna copia. Con cedolare secca: tutto azzerato.
Imposta di registro annua secondo il canone mensile (regime ordinario, 2%).
Canone mensileCanone annuoImposta di registro (2%)Quota 50% ciascuno
400 €4.800 €96 €48 €
600 €7.200 €144 €72 €
800 €9.600 €192 €96 €
1.000 €12.000 €240 €120 €
1.500 €18.000 €360 €180 €

Chi paga: la ripartizione 50/50 tra le parti

Un punto che genera molte discussioni tra proprietario e inquilino è chi debba sostenere l'imposta di registro. La legge è chiara: l'imposta di registro sui contratti di locazione è a carico per metà del locatore e per metà del conduttore, salvo che le parti abbiano concordato diversamente nel contratto.

Questa ripartizione paritaria vale sia per la prima registrazione sia per i versamenti degli anni successivi e per l'eventuale imposta dovuta alla risoluzione o alla proroga del contratto. Nella pratica, spesso è il proprietario a versare materialmente l'intero importo all'Agenzia delle Entrate, chiedendo poi all'inquilino di rimborsare la sua metà; ma la responsabilità verso il fisco è di entrambi in solido, cioè l'amministrazione può chiedere l'intero a ciascuno.

Il bollo, invece, è tradizionalmente anticipato dal locatore, salvo diverso accordo. Anche in questo caso le parti possono regolare diversamente la ripartizione nel contratto, purché ciò non incida sulla validità della registrazione.

Con la cedolare secca il problema della ripartizione non si pone: non essendoci imposta di registro né bollo, non c'è nulla da dividere. È uno dei motivi per cui la cedolare semplifica molto la gestione del contratto, oltre a incidere sulla convenienza fiscale complessiva che si valuta con il calcolatore della cedolare secca.

Come si divide l'imposta su un canone di 800 €/mese
Quota proprietario (50%) 50%Quota inquilino (50%) 50%

Imposta di registro annua di 192 € (2% di 9.600 €), ripartita per metà tra proprietario e inquilino secondo la legge.

Esempio di calcolo su un affitto tipo

Prendiamo il caso di partenza del calcolatore: un appartamento affittato a 800 € al mese, con contratto in regime ordinario (senza cedolare secca). È un canone realistico per un bilocale o un piccolo trilocale in molte città italiane.

Primo passo, il canone annuo: 800 × 12 = 9.600 €. Secondo passo, l'imposta di registro: 9.600 × 2% = 192 €. Poiché 192 € è superiore al minimo di 67 €, si versa l'importo pieno. Terzo passo, la ripartizione: 192 ÷ 2 = 96 € a carico del proprietario e 96 € a carico dell'inquilino. A questo si aggiunge il bollo, che dipende dal numero di facciate e di copie del contratto (indicativamente 32 € per un contratto standard in due copie da poche facciate ciascuna).

Confrontiamolo con la cedolare secca. Se il proprietario opta per il regime sostitutivo, l'imposta di registro e il bollo scendono a zero: si risparmiano quei 192 € l'anno di registro (più il bollo), ma in cambio si paga l'imposta sostitutiva sul canone (21% a canone libero, 10% a canone concordato) e si rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone. La convenienza complessiva dipende dal confronto tra l'imposta sostitutiva e l'IRPEF ordinaria, non dal solo registro.

Questi importi combaciano con l'output del calcolatore: con canone 800 € e regime ordinario restituisce 192 € di registro annuo e 96 € a testa. Se cambi il regime in cedolare secca, l'imposta di registro azzerata segnala che quel costo non è più dovuto.

Regime ordinario e cedolare secca a confronto sul solo registro (canone 800 €/mese).
VoceRegime ordinarioCedolare secca
Imposta di registro annua192 €0 €
Bollo sul contrattodovuto (16 € / 4 facciate)0 €
Quota a carico del proprietario96 € + bollo0 €
Quota a carico dell'inquilino96 €0 €

Quando e come si registra il contratto

Il contratto di locazione va registrato entro 30 giorni dalla data di stipula (o dalla decorrenza, se anteriore alla firma). Il rispetto del termine è importante: registrare in ritardo comporta sanzioni e interessi, che si aggiungono all'imposta dovuta.

La registrazione si effettua online tramite il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili), disponibile nei servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate. Con lo stesso modello si comunicano anche la scelta o la revoca della cedolare secca, le proroghe, le cessioni e le risoluzioni del contratto. In alternativa ci si può rivolgere a un CAF o a un professionista.

Per il pagamento del registro in regime ordinario si può scegliere tra due modalità: versare l'imposta anno per anno, oppure pagarla in un'unica soluzione per l'intera durata del contratto. L'opzione per il versamento anticipato dell'intera durata dà diritto a uno sconto, calcolato come detrazione di una quota di interessi sulle annualità pagate in anticipo: può convenire su contratti lunghi, ma immobilizza subito la somma.

Se ci si accorge di aver registrato in ritardo o versato meno del dovuto, si può regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, pagando l'imposta con una sanzione ridotta proporzionata al ritardo. La logica è la stessa degli altri tributi in autoliquidazione: prima si rimedia, minore è la sanzione.

  • Termine: entro 30 giorni dalla stipula (o dalla decorrenza se precedente).
  • Come: online con il modello RLI, o tramite CAF/professionista.
  • Pagamento: anno per anno oppure in unica soluzione per l'intera durata (con sconto).
  • Ritardi: sanabili con ravvedimento operoso (sanzione ridotta in base al ritardo).

Ordinario o cedolare secca: cosa considerare

La scelta tra tassazione ordinaria e cedolare secca non riguarda solo l'imposta di registro, ma l'intero trattamento fiscale del canone, ed è la decisione più importante per un proprietario che affitta. Vale la pena inquadrarla bene, perché incide molto di più dei 192 € di registro dell'esempio.

Con la tassazione ordinaria, i canoni concorrono al reddito complessivo e sono tassati con l'IRPEF progressiva e le addizionali; si paga l'imposta di registro (2%) e il bollo, ma si conserva la possibilità di aggiornare il canone all'indice ISTAT. Con la cedolare secca si applica un'imposta sostitutiva fissa (21% a canone libero, 10% a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa) che sostituisce IRPEF, addizionali, registro e bollo; in cambio si rinuncia all'adeguamento ISTAT per la durata dell'opzione.

Per chi ha un reddito medio-alto, la cedolare è quasi sempre più conveniente, perché l'aliquota fissa è inferiore all'IRPEF marginale e azzera registro, bollo e addizionali. Il risparmio sul solo registro (i 192 € dell'esempio) è la parte minore del vantaggio: il grosso viene dalla tassazione sostitutiva del canone. Il confronto puntuale si fa mettendo a fianco l'imposta ordinaria e quella sostitutiva con il calcolatore della cedolare secca e, per la parte IRPEF, con il calcolatore dell'IRPEF.

In sintesi, l'imposta di registro va vista come una tessera di un quadro più ampio. Se opti per la cedolare, questo costo sparisce; se resti sull'ordinario, è un onere annuo modesto ma reale, da mettere in conto e da dividere correttamente con l'inquilino. Il calcolatore di questa pagina serve a quantificarlo con precisione in entrambi gli scenari.

Errori comuni e avvertenze

L'errore più diffuso è calcolare l'imposta sul canone mensile invece che su quello annuo. Il 2% si applica alla somma dei canoni dell'anno (mensile × 12), non a una singola mensilità: chi calcola il 2% di 800 € invece che di 9.600 € sottostima enormemente l'imposta.

Il secondo errore è pensare che l'imposta di registro si paghi anche con la cedolare secca. Non è così: scegliendo la cedolare, registro e bollo non sono dovuti. Continuare a versarli sarebbe un pagamento non richiesto. Al contrario, restando in regime ordinario, l'imposta va versata ogni anno (o in unica soluzione all'inizio).

Un terzo errore riguarda la ripartizione: molti danno per scontato che sia il solo inquilino a pagare la registrazione, oppure il solo proprietario. La regola di legge è la metà ciascuno, salvo diverso accordo scritto nel contratto. Verso il fisco, però, entrambe le parti rispondono in solido dell'intera imposta.

Infine, ricorda che aliquote, minimi e regole della cedolare sono fissati dalla normativa e possono cambiare con la legge di bilancio. I valori qui indicati (registro 2%, minimo 67 €, bollo 16 € ogni 4 facciate, cedolare 21% e 10%) sono quelli in vigore per il 2025-2026. Per un contratto reale conviene sempre verificare le condizioni aggiornate sul sito dell'Agenzia delle Entrate o con un professionista, soprattutto per i requisiti del canone concordato e della cedolare al 10%.

Esempio di calcolo

Esempio: appartamento affittato a 800 € al mese in regime ordinario (senza cedolare secca), prima annualità.

Canone mensile
800 €
Canone annuo (× 12)
9.600 €
Imposta di registro (2%, min 67 €)
192 €
Ripartizione 50/50
96 € ciascuno
Imposta di registro annua192 € (96 € proprietario + 96 € inquilino)

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Calcolare il 2% sul canone mensile invece che su quello annuo: l'imposta si applica al canone dell'intero anno (mensile × 12), non a una sola mensilità.
  • Pensare di pagare il registro anche con la cedolare secca: scegliendo la cedolare, registro e bollo non sono dovuti affatto.
  • Attribuire l'imposta a una sola parte: la legge la divide a metà tra proprietario e inquilino, salvo diverso accordo scritto nel contratto.
  • Ignorare il termine di 30 giorni per la registrazione: il ritardo comporta sanzioni e interessi, sanabili solo con il ravvedimento operoso.

✅ In sintesi

  • Imposta di registro annua = canone annuo × 2% (minimo 67 € la prima annualità), più il bollo sul contratto.
  • Su un canone di 800 €/mese (9.600 €/anno) sono 192 € l'anno, cioè 96 € a carico del proprietario e 96 € dell'inquilino.
  • La spesa si divide a metà tra le parti, salvo diverso accordo; il contratto va registrato entro 30 giorni.
  • Con la cedolare secca registro e bollo scendono a zero: il vero confronto è tra imposta sostitutiva e IRPEF ordinaria. Le regole valgono per il 2025-2026.

Domande frequenti

Come si calcola l'imposta di registro di un affitto?+

Si applica il 2% al canone annuo, cioè al canone mensile moltiplicato per dodici, con un minimo di 67 € per la prima annualità. Su un canone di 800 € al mese: 800 × 12 = 9.600 €, × 2% = 192 € l'anno. Alla registrazione si aggiunge il bollo di 16 € ogni 4 facciate per copia.

Chi paga l'imposta di registro sull'affitto?+

Per legge la spesa è divisa a metà tra proprietario e inquilino, salvo diverso accordo indicato nel contratto. Verso l'Agenzia delle Entrate, però, entrambe le parti rispondono in solido dell'intera imposta: spesso il proprietario versa il tutto e si fa rimborsare la metà.

Con la cedolare secca si paga il registro?+

No. La cedolare secca è un'imposta sostitutiva che comprende anche registro e bollo: scegliendola, il contratto si registra senza pagare l'imposta di registro né il bollo. In cambio si applica l'aliquota fissa sul canone (21% o 10%) e si rinuncia all'aggiornamento ISTAT.

Entro quando va registrato il contratto?+

Entro 30 giorni dalla stipula, o dalla decorrenza se anteriore alla firma. La registrazione si fa online con il modello RLI dell'Agenzia delle Entrate, o tramite un CAF. Registrare in ritardo comporta sanzioni e interessi, che si possono ridurre con il ravvedimento operoso.

Conviene pagare il registro anno per anno o in unica soluzione?+

Si può scegliere. Il versamento annuale spalma il costo su ogni anno; il pagamento in unica soluzione per l'intera durata dà diritto a uno sconto sotto forma di detrazione di interessi, ma immobilizza subito la somma. Su contratti lunghi l'anticipo può convenire, valutando l'esborso iniziale.

Quanto costa il bollo sul contratto di locazione?+

L'imposta di bollo è di 16 € ogni 4 facciate (o ogni 100 righe) per ciascuna copia del contratto presentata alla registrazione. È indipendente dal canone e si somma all'imposta di registro. Come il registro, non è dovuta se si opta per la cedolare secca.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.

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