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Calcolo del Preavviso di Dimissioni

Giorni di preavviso del tuo CCNL più la regola di decorrenza: ottieni la data esatta dell'ultimo giorno di lavoro.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Il preavviso di dimissioni si calcola aggiungendo alla data di comunicazione i giorni di preavviso previsti dal proprio CCNL. Comunicando le dimissioni il 15 luglio 2026 con 30 giorni di preavviso, l'ultimo giorno di lavoro cade il 14 agosto 2026 (un venerdì). La durata esatta dipende dal contratto collettivo, dal livello e dall'anzianità.

Ultimo giorno di lavoro14 agosto 2026 (venerdì)
Decorrenza del preavviso
16 luglio 2026 (giovedì)
Giorni di preavviso (da CCNL)
30
Giorni effettivi dalla comunicazione
30

Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.

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Come si calcola

Il preavviso è il periodo che deve trascorrere tra la comunicazione delle dimissioni e la fine effettiva del rapporto: la durata la fissa il CCNL in base a livello e anzianità (art. 2118 c.c. rinvia ai contratti collettivi). Il calcolo ha due ingredienti: i giorni — che leggi nella tabella qui sotto per i contratti più diffusi — e la regola di decorrenza, che cambia da contratto a contratto: nel Commercio e negli Studi professionali il preavviso parte solo dal 1° o dal 16 del mese, nei Metalmeccanici dal giorno successivo al ricevimento. Se non rispetti il preavviso, il datore può trattenere dalle competenze finali l'indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione dei giorni non lavorati. Il preavviso non è dovuto per le dimissioni per giusta causa e, di regola, durante il periodo di prova. Ricorda che la lettera non basta: le dimissioni sono valide solo con la procedura telematica del Ministero del Lavoro.

Parametri del calcolo del preavviso
VoceValore
Formuladata di comunicazione + giorni di preavviso
Unità dei giorniin molti CCNL giorni di calendario
Fonte della durataCCNL, per livello e anzianità
Decorrenzadalla comunicazione o dal 1°/16 del mese (per CCNL)
Preavviso non rispettatoindennità di mancato/sostitutiva del preavviso
Ferie e malattia nel preavvisodi norma sospendono il decorso

Che cos'è il preavviso di dimissioni

Il preavviso è il periodo di tempo che deve trascorrere tra il momento in cui si comunicano le dimissioni (o il datore comunica il licenziamento) e la data in cui il rapporto di lavoro finisce davvero. Serve a garantire una transizione ordinata: al datore di lavoro dà il tempo di organizzare la sostituzione, al lavoratore dà la certezza di una data di uscita definita e del diritto alla retribuzione fino a quel giorno.

Durante il preavviso il rapporto di lavoro prosegue normalmente: il dipendente continua a lavorare e a percepire lo stipendio, matura ferie, tredicesima e TFR come sempre. Non è una sospensione, ma la fase finale del rapporto, con la differenza che la sua conclusione è ormai fissata a una data precisa.

Il calcolatore di questa pagina risolve la domanda pratica più frequente: comunicando le dimissioni in una certa data, con un certo numero di giorni di preavviso, quando sarà l'ultimo giorno di lavoro? Inserendo la data di comunicazione e i giorni di preavviso del proprio CCNL, si ottiene la data di fine rapporto e il giorno della settimana in cui cade.

Il punto delicato è che la durata del preavviso non è stabilita dalla legge in modo uniforme: la fissa il contratto collettivo (CCNL) in base al livello di inquadramento e all'anzianità di servizio. Il calcolatore fa il conteggio dei giorni; è il lavoratore a dover individuare, sul proprio CCNL, quanti giorni di preavviso gli competono, come vedremo più avanti.

Come si calcola la data di fine preavviso

Il calcolo è un'addizione sul calendario: data di fine rapporto = data di comunicazione + giorni di preavviso. Il calcolatore prende la data in cui si comunicano le dimissioni e le somma i giorni di preavviso, restituendo la data dell'ultimo giorno e il giorno della settimana corrispondente, informazione utile per capire se la scadenza cade in un fine settimana.

Il primo elemento è la data di comunicazione, cioè il giorno in cui le dimissioni vengono formalmente presentate. Oggi le dimissioni del lavoratore dipendente si danno con la procedura telematica obbligatoria, e fa fede la data di trasmissione. È da quel giorno che, nella maggior parte dei contratti, comincia a decorrere il preavviso.

Il secondo elemento sono i giorni di preavviso. Molti CCNL li esprimono in giorni di calendario, il che significa che si contano tutti i giorni, compresi sabati, domeniche e festivi. Altri contratti li esprimono in mesi o in giorni lavorativi: in questi casi il conteggio va adattato di conseguenza. Il calcolatore lavora sui giorni di calendario, quindi va inserito il numero corretto di giorni corrispondente a quanto previsto dal proprio contratto.

Il risultato è la data in cui il rapporto cessa. Sommando 30 giorni di calendario al 15 luglio 2026 si arriva al 14 agosto 2026: quello è l'ultimo giorno coperto dal preavviso, e il rapporto termina in quella data. Conoscere anche il giorno della settimana (in questo caso un venerdì) aiuta a organizzare la consegna del lavoro e gli ultimi adempimenti.

  • Passo 1 — Individua la data di comunicazione delle dimissioni.
  • Passo 2 — Leggi sul CCNL i giorni di preavviso per il tuo livello e la tua anzianità.
  • Passo 3 — Somma i giorni alla data di comunicazione (in giorni di calendario).
  • Passo 4 — Ottieni la data di fine rapporto e il giorno della settimana.

Esempio completo: dimissioni il 15 luglio con 30 giorni

Prendiamo il caso predefinito del calcolatore: dimissioni comunicate il 15 luglio 2026, con 30 giorni di preavviso, valore tipico di un impiegato del commercio con anzianità intermedia. Il preavviso è espresso in giorni di calendario, quindi si contano tutti i giorni, festivi inclusi.

Il calcolo somma 30 giorni al 15 luglio 2026. Luglio ha 31 giorni: dal 15 luglio mancano 16 giorni alla fine del mese (fino al 31 luglio), quindi restano 30 − 16 = 14 giorni da contare in agosto. Sommandoli, si arriva al 14 agosto 2026. È l'ultimo giorno di lavoro coperto dal preavviso; il calcolatore segnala anche che si tratta di un venerdì.

Vediamo come cambia con un preavviso diverso. Con 45 giorni di preavviso, sempre dal 15 luglio 2026, si arriva al 29 agosto 2026 (un sabato). Con un preavviso di 60 giorni si arriverebbe al 13 settembre 2026. Il metodo non cambia: si sommano i giorni di calendario alla data di comunicazione, e la lunghezza del preavviso sposta in avanti la data di uscita.

Il giorno della settimana in cui cade la scadenza ha rilievo pratico. Se l'ultimo giorno è un sabato o una domenica, in genere la consegna effettiva del lavoro e la restituzione di strumenti aziendali avvengono nell'ultimo giorno lavorativo utile, ma il rapporto giuridicamente cessa alla data calcolata. Sapere in anticipo se la fine cade nel weekend permette di organizzarsi senza sorprese.

Data di fine rapporto per diversi giorni di preavviso (dimissioni il 15 luglio 2026).
Giorni di preavvisoUltimo giorno di lavoroGiorno della settimana
15 giorni30 luglio 2026giovedì
30 giorni14 agosto 2026venerdì
45 giorni29 agosto 2026sabato
60 giorni13 settembre 2026domenica

Quanti giorni di preavviso prevede il tuo CCNL

La durata del preavviso è il dato che più spesso viene sbagliato, perché non esiste un valore unico: dipende dal contratto collettivo applicato, dal livello di inquadramento e dall'anzianità di servizio. In linea generale, più alto è il livello e maggiore è l'anzianità, più lungo è il preavviso richiesto. Prima di calcolare, quindi, occorre trovare sul proprio CCNL la casella che corrisponde alla propria posizione.

Nel Commercio il preavviso per dimissioni va da 10 a 90 giorni di calendario a seconda del livello e dell'anzianità (per un impiegato di 4° o 5° livello: 15, 20 o 30 giorni). Nei Metalmeccanici dell'industria si va dai 10 giorni delle qualifiche d'ingresso con poca anzianità fino a 4 mesi per i livelli più alti oltre i dieci anni. Negli Studi professionali i termini sono tra i più lunghi (fino a 135 giorni per quadri e 1° livello), mentre nel lavoro domestico i termini del CCNL si riducono della metà quando a recedere è il lavoratore.

Un aspetto da verificare è la decorrenza. La regola generale fa partire il conteggio dalla comunicazione (senza contare il giorno stesso); Commercio e Studi professionali, invece, fanno decorrere il preavviso solo dal 1° o dal 16 del mese. Il calcolatore permette di scegliere la regola del proprio CCNL e mostra sia la data di decorrenza sia l'ultimo giorno: tra la data delle dimissioni e l'effettivo inizio del conteggio possono passare fino a due settimane, che allungano di fatto la permanenza in azienda.

C'è poi una differenza importante tra dimissioni e licenziamento. I giorni di preavviso indicati dai CCNL per il licenziamento sono spesso il doppio di quelli previsti per le dimissioni: il contratto tutela maggiormente il lavoratore che perde il posto, dandogli più tempo. Il calcolatore è pensato per le dimissioni, quindi va inserito il termine relativo a questa ipotesi; per il licenziamento si userà il valore, di norma superiore, previsto per quel caso.

Preavviso di dimissioni nei CCNL più diffusi, per anzianità (fino a 5 / da 5 a 10 / oltre 10 anni) — tabelle contrattuali; fa fede il testo del CCNL applicato.
CCNL e inquadramentoPreavviso per dimissioni
Commercio — 4° e 5° livello15 / 20 / 30 giorni (dal 1° o 16 del mese)
Commercio — Quadri e 1° livello45 / 60 / 90 giorni (dal 1° o 16 del mese)
Metalmeccanici industria — D1, D2, C110 giorni / 20 giorni / 1 mese
Metalmeccanici industria — B2, B3, A12 / 3 / 4 mesi
Studi professionali — 4°S e 4° livello15 / 25 / 30 giorni (dal 1° o 16 del mese)
Turismo e pubblici esercizi — 4° e 5° livello20 / 30 / 45 giorni
Colf e badanti (conviventi ≥25 h)circa 8 / 15 giorni — termini del datore ridotti della metà

Preavviso non rispettato: l'indennità sostitutiva

Il preavviso è un obbligo reciproco, e la legge prevede una conseguenza precisa se non viene rispettato. Se il lavoratore si dimette e smette di lavorare senza dare il preavviso dovuto (o dandolo per un periodo più breve), il datore di lavoro ha diritto a trattenere l'indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione che sarebbe spettata per i giorni di preavviso non lavorati.

In pratica, chi vuole andarsene subito senza rispettare il preavviso può farlo, ma dalla liquidazione finale gli verrà decurtato l'importo corrispondente ai giorni mancanti. Se, per esempio, il preavviso è di 30 giorni e il lavoratore ne lavora solo 10, il datore può trattenere l'indennità pari ai 20 giorni non prestati, calcolata sulla retribuzione di quei giorni.

Il meccanismo funziona anche in senso inverso in caso di licenziamento: se è il datore a non far lavorare il dipendente durante il preavviso (recesso con effetto immediato), deve corrispondergli l'indennità sostitutiva del preavviso, cioè la retribuzione dei giorni di preavviso non lavorati. È una somma che si aggiunge alle altre competenze di fine rapporto.

Datore e lavoratore possono anche accordarsi per rinunciare, in tutto o in parte, al preavviso: in questo caso non è dovuta alcuna indennità. Poiché queste somme incidono sulla busta paga finale, per capire quanto si riceve al netto è utile il calcolo dello stipendio netto, mentre per l'insieme delle competenze di fine rapporto — TFR, ferie e permessi residui, tredicesima maturata — tornano utili il calcolo del TFR e i relativi calcolatori.

  • Dimissioni senza preavviso: il datore trattiene l'indennità di mancato preavviso.
  • Licenziamento con effetto immediato: il datore paga l'indennità sostitutiva del preavviso.
  • L'indennità è pari alla retribuzione dei giorni di preavviso non lavorati.
  • Le parti possono accordarsi per rinunciare al preavviso, senza indennità.

Preavviso, ferie e malattia: le interazioni

Il decorso del preavviso può incrociarsi con altri istituti del rapporto di lavoro, e non sempre in modo intuitivo. La regola più importante riguarda le ferie: di norma, ferie e preavviso non si sovrappongono. Se durante il periodo di preavviso il lavoratore va in ferie, quei giorni sospendono il decorso del preavviso, che riprende al rientro. In pratica, le ferie "allungano" la data di fine rapporto, perché il preavviso non corre mentre si è in ferie.

Diverso è il caso della malattia. Durante il preavviso, un periodo di malattia di norma sospende anch'esso il decorso del termine, che riprende alla guarigione: la fine del rapporto slitta in avanti dei giorni di malattia. Le regole di dettaglio, però, dipendono dal CCNL, che può disciplinare diversamente la sospensione e i suoi limiti.

C'è poi la questione di ferie e permessi non goduti al momento della cessazione. Le ferie residue e i permessi ROL maturati e non utilizzati non si perdono: se non vengono goduti entro la fine del rapporto, vengono liquidati in busta paga insieme alle altre competenze. Per questo, in fase di dimissioni, molti scelgono se "consumare" ferie e permessi durante il preavviso oppure farseli liquidare.

Queste interazioni rendono la data calcolata dal semplice conteggio dei giorni una base di partenza, che può spostarsi in avanti in presenza di ferie o malattia. Per conteggiare i giorni di calendario tra due date, o per pianificare l'uso delle ferie durante il preavviso, può essere utile anche il calcolatore dei giorni tra date, mentre per le ore di permesso residue c'è la pagina dedicata ai permessi ROL.

Errori comuni da evitare

L'errore più frequente è usare un numero di giorni di preavviso non corretto. Poiché la durata dipende dal CCNL, dal livello e dall'anzianità, inserire un valore "a memoria" o preso da un contratto diverso porta a una data di fine rapporto sbagliata. Il primo passo è sempre leggere il termine esatto sul proprio contratto collettivo, distinguendo tra dimissioni e licenziamento.

Il secondo errore è ignorare la decorrenza prevista dal CCNL. Alcuni contratti non fanno partire il preavviso dal giorno della comunicazione, ma dal 1° o dal 16 del mese: chi non tiene conto di questa regola calcola una data anticipata rispetto a quella reale. Conviene verificare da quando, esattamente, il proprio CCNL fa decorrere il preavviso.

Il terzo errore è confondere i giorni di calendario con i giorni lavorativi. Molti CCNL esprimono il preavviso in giorni di calendario (sabati, domeniche e festivi compresi), altri in giorni lavorativi o in mesi. Contare solo i giorni lavorativi quando il contratto parla di giorni di calendario, o viceversa, sposta la data anche di diverse settimane.

Il quarto errore è dimenticare l'effetto di ferie e malattia. Programmare l'ultimo giorno di lavoro sulla base del solo conteggio dei giorni, senza considerare che eventuali ferie o periodi di malattia durante il preavviso ne sospendono il decorso, porta a una data non realistica. In presenza di questi eventi, la fine del rapporto slitta in avanti.

Esempio di calcolo

Esempio: dimissioni comunicate il 15 luglio 2026, con 30 giorni di preavviso (giorni di calendario). L'ultimo giorno di lavoro è la data di comunicazione più i giorni di preavviso.

Data di comunicazione delle dimissioni
15 luglio 2026
Giorni di preavviso (dal CCNL)
30
Giorni da contare in luglio (fino al 31)
16
Giorni restanti da contare in agosto
14
Fine del preavviso (ultimo giorno di lavoro)14 agosto 2026 (venerdì)

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Usare un numero di giorni di preavviso non corretto: dipende dal CCNL, dal livello e dall'anzianità, ed è diverso tra dimissioni e licenziamento.
  • Ignorare la decorrenza: alcuni CCNL fanno partire il preavviso dal 1° o dal 16 del mese, non dal giorno della comunicazione.
  • Confondere giorni di calendario e giorni lavorativi: molti CCNL contano tutti i giorni, festivi compresi.
  • Dimenticare che ferie e malattia durante il preavviso ne sospendono il decorso, spostando in avanti la data di fine rapporto.

✅ In sintesi

  • La fine del preavviso = data di comunicazione + giorni di preavviso previsti dal CCNL.
  • Dimettendosi il 15 luglio 2026 con 30 giorni, l'ultimo giorno di lavoro è il 14 agosto 2026 (venerdì).
  • La durata dipende dal CCNL, dal livello e dall'anzianità; per il licenziamento è spesso il doppio.
  • Chi non rispetta il preavviso subisce (o riceve) l'indennità pari alla retribuzione dei giorni non lavorati.

Domande frequenti

Come si calcola la fine del preavviso di dimissioni?+

Si sommano alla data di comunicazione delle dimissioni i giorni di preavviso previsti dal proprio CCNL. Comunicando il 15 luglio 2026 con 30 giorni di preavviso, l'ultimo giorno di lavoro cade il 14 agosto 2026, un venerdì.

Da quando decorre il preavviso?+

Di norma dal giorno della comunicazione delle dimissioni, che oggi avviene con la procedura telematica obbligatoria. Alcuni CCNL, però, fanno decorrere il preavviso dal 1° o dal 16 del mese: in quei casi il conteggio parte più tardi. Fa fede il contratto collettivo.

Cosa succede se non rispetto il preavviso?+

Il datore di lavoro può trattenere dalla liquidazione l'indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione dei giorni di preavviso non lavorati. Se invece è il datore a non farti lavorare durante il preavviso, deve corrisponderti l'indennità sostitutiva.

Il preavviso si conta in giorni di calendario o lavorativi?+

Dipende dal CCNL. Molti contratti esprimono il preavviso in giorni di calendario, contando quindi anche sabati, domeniche e festivi. Altri lo indicano in giorni lavorativi o in mesi: è essenziale verificare l'unità sul proprio contratto per non sbagliare la data.

Il preavviso vale anche mentre sono in ferie?+

No: di regola ferie e preavviso non si sovrappongono. Se durante il preavviso vai in ferie, quei giorni sospendono il decorso del preavviso, che riprende al rientro. In pratica le ferie spostano in avanti la data di fine rapporto.

Il preavviso è più lungo per il licenziamento o per le dimissioni?+

Di norma per il licenziamento. Molti CCNL prevedono, per il recesso del datore di lavoro, termini di preavviso pari circa al doppio di quelli previsti per le dimissioni del lavoratore, a maggior tutela di chi perde il posto.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.

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