Calcolo Acconto IRPEF
Inserisci l'imposta dovuta per l'anno precedente (rigo differenza): ottieni acconto e rate.
A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026
In breve
L'acconto IRPEF è un pagamento anticipato dell'imposta dell'anno in corso, calcolato con il metodo storico come 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente (il «rigo differenza» della dichiarazione). Non si versa se non supera 51,65 €; si paga in un'unica rata entro il 30 novembre fino a 257,52 €; oltre, in due rate (40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre). Su un'imposta di 2.000 €, l'acconto è 2.000 €, cioè 800 € a giugno e 1.200 € a novembre.
- 1ª rata (40%) — 30 giugno
- 800,00 €
- 2ª rata (60%) — 30 novembre
- 1200,00 €
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Come si calcola
L'acconto IRPEF per l'anno in corso è il 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente (il "rigo differenza" della dichiarazione). Non si versa se l'importo non supera 51,65 €; si versa in unica soluzione entro il 30 novembre se non supera 257,52 €; altrimenti in due rate: 40% entro il 30 giugno (con il saldo) e 60% entro il 30 novembre. In alternativa al metodo storico si può usare il previsionale, stimando l'imposta dell'anno in corso — con il rischio di sanzioni se si stima troppo poco.
| Imposta anno precedente (rigo differenza) | Acconto dovuto | Scadenze |
|---|---|---|
| Fino a 51,65 € | Nessun acconto | — |
| Da 51,66 a 257,52 € | 100% in unica rata | 30 novembre |
| Oltre 257,52 € | 40% + 60% (100%) | 30 giugno + 30 novembre |
Che cos'è l'acconto IRPEF e perché si paga
L'acconto IRPEF è un anticipo sulle imposte che dovrai per l'anno in corso. Il sistema fiscale italiano non aspetta la fine dell'anno per incassare l'IRPEF: chiede al contribuente di versare in anticipo una somma commisurata all'imposta dell'anno appena chiuso, in modo che il gettito arrivi allo Stato in maniera più regolare e non tutto in un'unica soluzione l'anno successivo.
Il meccanismo è quello di «saldo e acconto». Nella dichiarazione dei redditi si liquida il saldo dell'imposta dovuta per l'anno precedente (a conguaglio di quanto già versato) e, contestualmente, si versa l'acconto per l'anno in corso. Quest'ultimo verrà poi scomputato dall'imposta effettiva quando, l'anno seguente, si presenterà la dichiarazione relativa a quell'annualità.
L'acconto riguarda i contribuenti che presentano la dichiarazione (modello Redditi o 730) e che risultano avere un'imposta a debito significativa: lavoratori autonomi, professionisti, titolari di partita IVA, ma anche dipendenti e pensionati con redditi ulteriori non completamente coperti dalle ritenute. Chi ha soltanto redditi da lavoro dipendente con IRPEF interamente trattenuta in busta paga, di norma, non ha acconto da versare.
Il calcolatore di questa pagina parte dal dato che conta — l'imposta dovuta per l'anno precedente, il cosiddetto «rigo differenza» — e applica le regole di soglia e di ripartizione per dirti se e quanto devi versare, e in quante rate. Il calcolo dell'imposta da cui parte questo dato è quello spiegato nella pagina Calcolo IRPEF.
Il metodo storico: 100% dell'imposta dell'anno prima
Il metodo più usato per determinare l'acconto è il «metodo storico»: si assume che l'imposta dell'anno in corso sarà pari a quella dell'anno precedente e si versa in anticipo una percentuale di quel valore. Per l'IRPEF la misura dell'acconto con il metodo storico è il 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente.
Il riferimento non è l'IRPEF lorda, ma l'imposta netta risultante dalla dichiarazione, indicata nel cosiddetto «rigo differenza»: è l'imposta effettivamente dovuta dopo aver sottratto detrazioni, crediti e ritenute già subite. È questo il numero da inserire nel calcolatore, non il reddito né l'IRPEF lorda.
Una volta noto quel valore, l'acconto è pari al 100% dello stesso. Su un rigo differenza di 2.000 €, l'acconto complessivo per l'anno in corso è 2.000 €. La logica è semplice: si presume che quest'anno guadagnerai e pagherai come l'anno scorso, e si anticipa di conseguenza.
In alternativa allo storico esiste il «metodo previsionale», che vedremo più avanti: consente di calcolare l'acconto sull'imposta che si stima di dover pagare per l'anno in corso, utile quando si prevede un reddito più basso. La scelta tra i due metodi è libera, ma il previsionale comporta un rischio di sanzioni se la stima si rivela troppo prudente.
- Base di calcolo: il «rigo differenza» della dichiarazione (imposta netta dovuta), non il reddito.
- Misura dell'acconto (metodo storico): 100% di quell'imposta.
- Su un rigo differenza di 2.000 € → acconto complessivo 2.000 €.
- Alternativa: metodo previsionale, sull'imposta stimata per l'anno in corso.
Le soglie e la ripartizione in due rate
L'acconto non si versa sempre, e non sempre in due rate: le regole dipendono dall'importo dell'imposta dell'anno precedente. Ci sono due soglie da tenere a mente, 51,65 € e 257,52 €, che determinano tre situazioni diverse.
Prima situazione: se l'imposta dell'anno precedente non supera 51,65 €, l'acconto non è dovuto. È il caso dei contribuenti con un debito d'imposta minimo, per i quali il legislatore ha ritenuto inutile chiedere un anticipo.
Seconda situazione: se l'imposta è compresa tra 51,66 € e 257,52 €, l'acconto (pari al 100%) si versa in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Non ci sono due rate: si paga tutto in autunno, insieme alla seconda scadenza.
Terza situazione, la più frequente per chi ha un'imposta significativa: se l'imposta supera 257,52 €, l'acconto si versa in due rate. La prima, pari al 40% dell'acconto, entro il 30 giugno (insieme al saldo dell'anno precedente); la seconda, pari al 60%, entro il 30 novembre. Su un acconto di 2.000 €, significa 800 € a giugno e 1.200 € a novembre.
| Imposta anno precedente | Acconto dovuto | Rate e scadenze |
|---|---|---|
| Fino a 51,65 € | Nessun acconto | — |
| Da 51,66 a 257,52 € | 100% in unica rata | Entro il 30 novembre |
| Oltre 257,52 € | 100% in due rate | 40% entro il 30 giugno + 60% entro il 30 novembre |
Con imposta oltre 257,52 €: prima rata 40% a giugno, seconda rata 60% a novembre.
Esempio di calcolo passo per passo
Vediamo il caso di default del calcolatore: un'imposta dovuta per l'anno precedente (rigo differenza) di 2.000 €. Poiché il valore supera la soglia di 257,52 €, l'acconto è dovuto per intero e va ripartito in due rate.
Primo passaggio, si determina l'acconto complessivo con il metodo storico: 100% di 2.000 € = 2.000 €. Questo è il totale che verrà anticipato per l'anno in corso.
Secondo passaggio, si divide l'acconto nelle due rate previste. La prima rata è il 40%: 2.000 × 40% = 800 €, da versare entro il 30 giugno insieme al saldo dell'anno precedente. La seconda rata è il 60%: 2.000 × 60% = 1.200 €, da versare entro il 30 novembre.
La somma delle due rate (800 + 1.200) ricostruisce l'acconto di 2.000 €. Da notare che la prima rata di giugno si aggiunge al saldo dell'anno precedente: chi ha anche un saldo a debito verserà, in un unico F24 di giugno, saldo più prima rata di acconto, con un esborso spesso importante. La prima rata di giugno può inoltre essere versata entro il 30 luglio con una piccola maggiorazione dello 0,40%.
Metodo storico o previsionale: quale conviene
Il contribuente può scegliere di calcolare l'acconto non sull'imposta dell'anno precedente (metodo storico) ma su quella che prevede di dover pagare per l'anno in corso (metodo previsionale). La scelta è libera e non va comunicata: si manifesta semplicemente versando l'importo corrispondente.
Il metodo previsionale conviene quando ci si aspetta un reddito — e quindi un'imposta — più basso rispetto all'anno precedente: chiudendo un'attività, riducendo l'orario, perdendo un cliente importante o passando a un regime agevolato come il Regime Forfettario, l'imposta dell'anno in corso può essere sensibilmente inferiore, e anticipare il 100% del vecchio dato significherebbe versare più del dovuto (salvo poi recuperare a credito).
Il rovescio della medaglia è il rischio. Se con il previsionale si versa meno del dovuto perché la stima si rivela troppo ottimistica, sull'importo non versato si applicano sanzioni e interessi. Il metodo storico, invece, mette al riparo da questo rischio: versando il 100% dell'imposta dell'anno prima si è sempre in regola, anche se ciò comporta un anticipo maggiore.
In caso di versamento tardivo o insufficiente dell'acconto — con entrambi i metodi — è possibile regolarizzare la posizione con il Ravvedimento Operoso, pagando l'imposta mancante con una sanzione ridotta e gli interessi legali in base ai giorni di ritardo. Chi è nel forfettario applica le stesse scadenze ma versa l'acconto dell'imposta sostitutiva, non dell'IRPEF: il meccanismo di saldo e acconto è analogo.
- Metodo storico: 100% dell'imposta dell'anno precedente. Sicuro, nessun rischio di sanzioni.
- Metodo previsionale: sull'imposta stimata per l'anno in corso. Conviene se il reddito cala.
- Rischio del previsionale: sanzioni e interessi se la stima è troppo bassa.
- Versamenti tardivi o insufficienti: sanabili con ravvedimento operoso.
Errori comuni da evitare
Il primo errore è calcolare l'acconto sul reddito o sull'IRPEF lorda invece che sul «rigo differenza». La base dell'acconto è l'imposta netta effettivamente dovuta dopo detrazioni, crediti e ritenute, non il reddito imponibile né l'imposta lorda. Partire dal numero sbagliato porta a un acconto errato in entrambe le direzioni.
Il secondo errore è ignorare le soglie. Chi ha un'imposta fino a 257,52 € versa in un'unica rata a novembre, non in due; chi è sotto 51,65 € non versa affatto. Suddividere in due rate un importo che andrebbe versato in una sola, o versare quando non è dovuto, genera confusione e possibili errori nell'F24.
Il terzo errore è dimenticare che la prima rata di giugno si somma al saldo dell'anno precedente. Molti pianificano solo l'acconto e si trovano a giugno con un esborso molto più alto del previsto, perché al 40% dell'acconto si aggiunge il conguaglio a saldo. Conviene mettere da parte per tempo entrambe le somme.
Il quarto errore riguarda il metodo previsionale usato con leggerezza: ridurre l'acconto «a sensazione», senza una stima seria dell'imposta dell'anno in corso, espone a sanzioni e interessi sul minor versato. Se non si ha una previsione solida di reddito più basso, il metodo storico resta la scelta prudente.
Esempio di calcolo
Esempio: imposta dovuta per l'anno precedente (rigo differenza) di 2.000 €. Supera 257,52 €, quindi l'acconto è dovuto al 100% in due rate.
- Imposta anno precedente (rigo differenza)
- 2.000 €
- Acconto (100% metodo storico)
- 2.000 €
- 1ª rata (40%) — 30 giugno
- 800 €
- 2ª rata (60%) — 30 novembre
- 1.200 €
⚠️ Errori comuni da evitare
- ✕Calcolare l'acconto sul reddito o sull'IRPEF lorda: la base è il «rigo differenza», cioè l'imposta netta dovuta dopo detrazioni, crediti e ritenute.
- ✕Ignorare le soglie: fino a 257,52 € l'acconto è in unica rata a novembre; sotto 51,65 € non è dovuto.
- ✕Dimenticare che la prima rata di giugno si somma al saldo dell'anno precedente, con un esborso complessivo più alto del previsto.
- ✕Usare il metodo previsionale «a sensazione»: se la stima è troppo bassa, sul minor versato scattano sanzioni e interessi.
✅ In sintesi
- ✓L'acconto IRPEF (metodo storico) è il 100% dell'imposta dell'anno precedente, presa dal «rigo differenza».
- ✓Non si versa fino a 51,65 €; in unica rata a novembre fino a 257,52 €; in due rate (40% + 60%) oltre.
- ✓Le due rate cadono il 30 giugno (40%) e il 30 novembre (60%); la prima si somma al saldo dell'anno prima.
- ✓Il metodo previsionale conviene se il reddito cala, ma espone a sanzioni se la stima è insufficiente.
Domande frequenti
Come si calcola l'acconto IRPEF?+
Con il metodo storico è il 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente (il «rigo differenza» della dichiarazione). Su 2.000 € di imposta, l'acconto è 2.000 €, versato in due rate: 40% (800 €) entro il 30 giugno e 60% (1.200 €) entro il 30 novembre.
Qual è la base di calcolo dell'acconto?+
Non il reddito né l'IRPEF lorda, ma l'imposta netta effettivamente dovuta per l'anno precedente, indicata nel «rigo differenza». È il valore che resta dopo aver sottratto detrazioni, crediti d'imposta e ritenute già subite. Su quel numero si applica la percentuale dell'acconto.
Quando l'acconto IRPEF non è dovuto?+
Quando l'imposta dell'anno precedente (rigo differenza) non supera 51,65 €. Sotto questa soglia il legislatore non richiede alcun anticipo. Chi ha solo redditi da lavoro dipendente con IRPEF interamente trattenuta in busta paga, di norma, non ha acconto da versare.
In quante rate si versa l'acconto?+
Dipende dall'importo. Fino a 257,52 € si versa in un'unica rata entro il 30 novembre. Oltre 257,52 € si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno (con il saldo dell'anno precedente) e 60% entro il 30 novembre. La prima rata può slittare al 30 luglio con una maggiorazione dello 0,40%.
Posso versare meno con il metodo previsionale?+
Sì, se prevedi un'imposta più bassa per l'anno in corso puoi calcolare l'acconto su quella stima anziché sul dato storico. Ma se la previsione risulta insufficiente, sul minor versato scattano sanzioni e interessi. Il metodo storico (100% dell'anno prima) è privo di rischio.
L'acconto vale anche per il regime forfettario?+
Sì, con lo stesso meccanismo di saldo e acconto e le stesse scadenze, ma riferito all'imposta sostitutiva del forfettario e non all'IRPEF. Nel primo anno di attività non c'è acconto, perché manca un'imposta di riferimento dell'anno precedente su cui calcolarlo.
Cosa succede se pago l'acconto in ritardo o in misura insufficiente?+
Sull'importo non versato o versato tardi si applicano sanzioni e interessi. È però possibile regolarizzare con il ravvedimento operoso, pagando l'imposta mancante più una sanzione ridotta e gli interessi legali proporzionati ai giorni di ritardo: prima si rimedia, minore è la sanzione.
Metodo e fonti
I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.