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Rivalutazione ISTAT

Rivaluta un importo (affitto, credito, assegno) tra due anni usando l'indice ISTAT FOI dei prezzi al consumo.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

La rivalutazione ISTAT aggiorna un importo (affitto, credito, assegno) tra due anni per tenere conto dell'inflazione, usando l'indice FOI. 1.000 € del 2020 rivalutati al 2025 valgono circa 1.186,77 € (coefficiente ≈ 1,1868, +18,68%). La formula è: coefficiente = FOI(arrivo) ÷ FOI(partenza), poi importo rivalutato = importo × coefficiente. I valori qui sono indicativi: per usi ufficiali servono i coefficienti mensili ISTAT.

Importo rivalutato (2020→2025)1186,77 €
Coefficiente di rivalutazione
1,1868
Variazione
+18,68%
Rivalutazione in euro
186,77 €

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Come si calcola

La rivalutazione ISTAT aggiorna un importo per tener conto dell'inflazione tra due date. Si usa l'indice FOI (prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati), pubblicato mensilmente dall'ISTAT. Il coefficiente si ottiene dividendo l'indice dell'anno di arrivo per l'indice dell'anno di partenza: coefficiente = FOI(arrivo) ÷ FOI(partenza). L'importo rivalutato è semplicemente importo × coefficiente. Questo calcolo è usato per adeguare i canoni di locazione, l'assegno di mantenimento, i crediti e le somme dovute nel tempo. I valori qui usati sono indici medi annui indicativi (base 2015 = 100): per gli adeguamenti ufficiali usa sempre i coefficienti mensili pubblicati dall'ISTAT.

Indice ISTAT FOI medio annuo (base 2015 = 100)
AnnoIndice FOI
2019102,9
2020102,8
2021104,8
2022113,4
2023119,3
2024120,5
2025122,0

Che cos'è la rivalutazione ISTAT e a cosa serve

La rivalutazione ISTAT è l'operazione con cui si aggiorna il valore di una somma di denaro nel tempo, per fare in modo che mantenga lo stesso potere d'acquisto nonostante l'inflazione. In pratica, se un importo era "giusto" qualche anno fa, la rivalutazione lo porta al valore corrispondente oggi, sommando l'aumento dei prezzi intercorso nel frattempo. È lo strumento che impedisce che una cifra fissata nel passato si svaluti silenziosamente con il passare degli anni.

A differenza del semplice calcolo dell'inflazione, che serve a capire quanto una somma ha perso di potere d'acquisto, la rivalutazione ha uno scopo operativo e spesso giuridico: adeguare un importo dovuto. Non risponde alla domanda "quanto valeva", ma a "quanto va pagato oggi". Per questo è un'operazione con effetti concreti su contratti, sentenze e rapporti economici.

Gli usi tipici della rivalutazione ISTAT sono numerosi e ricorrenti nella vita di tutti i giorni. Serve ad aggiornare il canone di locazione ogni anno secondo la clausola del contratto d'affitto; a rivalutare l'assegno di mantenimento del coniuge o dei figli stabilito dal giudice; ad aggiornare crediti di lavoro, somme risarcitorie e importi dovuti nel tempo; e in generale a mantenere il valore reale di qualsiasi obbligazione pecuniaria di durata.

Il calcolatore di questa pagina chiede tre dati: l'importo da rivalutare, l'anno di partenza e l'anno di arrivo. Restituisce l'importo rivalutato, il coefficiente di rivalutazione applicato, la variazione percentuale e la rivalutazione espressa in euro. In questo modo puoi vedere subito sia il nuovo importo sia quanto è stato aggiunto rispetto a quello originario.

Un'avvertenza necessaria: i valori qui utilizzati sono indici medi annui indicativi (base 2015 = 100), utili per una stima chiara e immediata. Per gli adeguamenti ufficiali — quelli con valore contrattuale o legale — non bastano le medie annue: servono i coefficienti di rivalutazione mensili pubblicati dall'ISTAT alla data esatta, come spiegheremo nella sezione dedicata alle scadenze.

Come si calcola la rivalutazione: la formula reale

Il cuore della rivalutazione è l'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Per gli adeguamenti di affitti, assegni e crediti si usa in particolare l'indice FOI, cioè l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. È lo stesso indice impiegato per misurare l'inflazione: la rivalutazione, in fondo, non è altro che l'inflazione "applicata" a un importo per aggiornarlo.

Il primo passo è calcolare il coefficiente di rivalutazione, che si ottiene dividendo l'indice FOI dell'anno di arrivo per l'indice FOI dell'anno di partenza: coefficiente = FOI(arrivo) ÷ FOI(partenza). Questo coefficiente esprime di quanto sono cresciuti i prezzi nel periodo considerato. Un coefficiente di 1,1868, per esempio, indica che i prezzi sono aumentati del 18,68% tra i due anni.

Il secondo passo è moltiplicare l'importo di partenza per il coefficiente: importo rivalutato = importo × coefficiente. Il risultato è la somma aggiornata al potere d'acquisto dell'anno di arrivo. La differenza tra importo rivalutato e importo originario è la rivalutazione in euro, cioè quanto va aggiunto alla cifra iniziale per compensare l'inflazione.

Seguiamo l'esempio del calcolatore: 1.000 € dal 2020 al 2025. L'indice FOI del 2020 è 102,8, quello del 2025 è 122,0. Il coefficiente è 122,0 ÷ 102,8 ≈ 1,1868. Applicandolo all'importo: 1.000 × 1,1868 ≈ 1.186,77 €. La variazione percentuale è (1,1868 − 1) × 100 ≈ +18,68%, e la rivalutazione in euro è 1.186,77 − 1.000 = 186,77 €. In cinque anni, quindi, per mantenere lo stesso potere d'acquisto, quei 1.000 € devono diventare circa 1.187 €.

La logica è la stessa del calcolo dell'inflazione, ma con finalità opposta e complementare: lì si misura la perdita di valore, qui si ripristina il valore aggiornando l'importo. È anche parente stretta del calcolo del montante, con una differenza sostanziale: nel montante il capitale cresce per effetto degli interessi che si sceglie di ottenere, mentre nella rivalutazione l'importo cresce solo per inseguire i prezzi, senza alcun guadagno reale.

  • Passo 1 — Coefficiente: FOI(anno di arrivo) ÷ FOI(anno di partenza).
  • Passo 2 — Importo rivalutato: importo × coefficiente.
  • Variazione percentuale = (coefficiente − 1) × 100.
  • Rivalutazione in euro = importo rivalutato − importo di partenza.
I passaggi del calcolo per l'esempio del calcolatore (1.000 € dal 2020 al 2025, indice ISTAT FOI).
PassaggioOperazioneRisultato
Indice FOI 2020Base di partenza102,8
Indice FOI 2025Livello di arrivo122,0
Coefficiente122,0 ÷ 102,8≈ 1,1868
Importo rivalutato1.000 × 1,1868≈ 1.186,77 €
Variazione(1,1868 − 1) × 100+18,68%
Rivalutazione in euro1.186,77 − 1.000≈ 186,77 €
Da 1.000 € (2020) all'importo rivalutato (2025)
Importo originario 84%Rivalutazione (+18,68%) 16%

La rivalutazione somma all'importo originario la quota dovuta all'inflazione del periodo: 1.000 € diventano circa 1.186,77 €, di cui 186,77 € di rivalutazione. Valori calcolati con l'indice FOI.

Il coefficiente cambia con gli anni: alcuni esempi

Il coefficiente di rivalutazione non è un valore fisso: dipende interamente dai due anni scelti, perché riflette l'inflazione maturata proprio in quell'intervallo. Cambiando l'anno di partenza, a parità di anno di arrivo, il coefficiente e quindi l'importo rivalutato cambiano sensibilmente. Vedere alcuni esempi affiancati aiuta a cogliere l'ordine di grandezza.

Prendiamo sempre 1.000 € e come anno di arrivo il 2025, facendo variare l'anno di partenza. Partendo dal 2015 il coefficiente è 1,2200 (i prezzi sono cresciuti del 22% in dieci anni) e l'importo rivalutato è 1.220,00 €. Partendo dal 2020 il coefficiente scende a 1,1868 e l'importo a 1.186,77 €. Partendo dal 2022 — anno di forte inflazione — il coefficiente è solo 1,0758, perché gran parte del rincaro era già avvenuto, e l'importo rivalutato è 1.075,84 €.

Questi numeri raccontano una storia precisa sull'inflazione italiana recente. Il salto più grande si è concentrato nel biennio 2021-2022, quando l'indice FOI è passato da 104,8 a 113,4 per effetto soprattutto dei prezzi dell'energia. Ecco perché una somma da rivalutare a partire da prima del 2022 richiede un adeguamento molto più consistente rispetto a una che parte dopo: chi aveva fissato un canone o un assegno nel 2020 ha subìto l'ondata inflattiva per intero.

La conseguenza pratica è che la rivalutazione pesa di più quanto più lungo è il periodo e quanto più esso include gli anni ad alta inflazione. Per questo, negli anni recenti, gli adeguamenti automatici di affitti e assegni sono stati particolarmente sentiti: recuperano un'inflazione che, nel decennio precedente, era stata quasi inesistente. Per capire nel dettaglio quanta parte di questo aumento sia "solo inflazione", è utile affiancare a questo strumento anche il calcolo dell'inflazione, che legge lo stesso coefficiente in ottica di potere d'acquisto.

Rivalutazione di 1.000 € all'anno 2025 al variare dell'anno di partenza (indice ISTAT FOI, base 2015 = 100).
Anno di partenzaCoefficienteImporto rivalutatoRivalutazione
20151,22001.220,00 €+22,00%
20191,18561.185,62 €+18,56%
20201,18681.186,77 €+18,68%
20211,16411.164,12 €+16,41%
20221,07581.075,84 €+7,58%
Quanto valgono 1.000 € rivalutati al 2025
dal 20221075,84dal 20211164,12dal 20201186,77dal 20151220

Importo rivalutato al 2025 partendo da anni diversi. Più indietro si parte, più alto è l'adeguamento, perché si recupera più inflazione. Valori dall'indice ISTAT FOI.

Rivalutazione dell'affitto: la clausola del 75%

L'uso più diffuso della rivalutazione ISTAT è l'aggiornamento annuale del canone di locazione. La maggior parte dei contratti d'affitto prevede una clausola che consente al proprietario di rivalutare il canone ogni anno secondo l'indice ISTAT, così da non veder erodere il valore reale dell'affitto nel tempo. È un adeguamento che va richiesto e non è mai automatico: se il locatore non lo comunica, il canone resta invariato.

Il punto tecnico decisivo è la misura della rivalutazione. Per legge, nei contratti di locazione a uso abitativo, l'adeguamento non può superare il 75% della variazione dell'indice FOI. Questo significa che se i prezzi sono saliti dell'1,24% in un anno, l'aumento massimo applicabile al canone è il 75% di quella percentuale, cioè circa lo 0,93%. Il contratto può prevedere una percentuale inferiore, ma non superiore a questo tetto per le abitazioni.

Facciamo un esempio concreto con un canone di 600 € mensili, da adeguare tra il 2024 e il 2025. La variazione FOI tra i due anni è (122,0 ÷ 120,5 − 1) × 100 ≈ +1,24%. Applicando il 100% della variazione, il canone diventerebbe 600 × 1,0124 ≈ 607,47 €. Ma con la clausola del 75% l'aumento è 0,75 × 1,24% ≈ 0,93%, e il nuovo canone è 600 × 1,0093 ≈ 605,60 €: circa 5,60 € in più al mese, contro i 7,47 € che risulterebbero dal 100%.

La differenza tra il 100% e il 75% sembra piccola su un singolo anno, ma è la fonte di un errore molto comune: applicare l'intera variazione dell'indice quando il contratto (o la legge) impone solo i tre quarti. Su un affitto rivalutato per molti anni, la differenza si accumula. Per questo, prima di aggiornare un canone, è essenziale leggere la clausola del contratto e capire se prevede il 75%, il 100% o un'altra misura.

Va infine ricordato che, per il calcolo ufficiale, non si usano gli indici medi annui ma la variazione tra i mesi corrispondenti (di norma il mese precedente a quello di decorrenza dell'aumento, anno su anno), con i coefficienti pubblicati dall'ISTAT. Chi affitta un immobile e valuta anche il regime fiscale del canone può approfondire con il calcolo della cedolare secca, che riguarda invece la tassazione dell'affitto, non la sua rivalutazione.

  • L'adeguamento del canone non è automatico: va richiesto dal locatore ogni anno.
  • Per le abitazioni, la rivalutazione non può superare il 75% della variazione FOI.
  • Verifica sempre la percentuale prevista dalla clausola del tuo contratto (75%, 100% o altro).
  • Per il calcolo ufficiale si usano gli indici mensili ISTAT, non le medie annue.

Assegno di mantenimento, crediti e altri usi

Oltre all'affitto, la rivalutazione ISTAT interviene in numerose altre situazioni in cui una somma dovuta deve mantenere il proprio valore reale nel tempo. La più delicata è l'assegno di mantenimento, stabilito dal giudice in sede di separazione o divorzio a favore del coniuge o dei figli.

Nelle sentenze e negli accordi, l'assegno viene di norma agganciato all'indice ISTAT proprio per evitare che l'inflazione ne riduca la capacità di provvedere ai bisogni di chi lo riceve. La rivalutazione avviene in genere ogni anno, alla scadenza fissata, applicando la variazione dell'indice FOI. Un assegno di 500 € al mese fissato nel 2020 e rivalutato al 2025 con il coefficiente pieno diventerebbe circa 593 € (500 × 1,1868), a testimonianza di quanto l'inflazione recente incida su questi importi. Il provvedimento del giudice, però, indica sempre la misura e la periodicità esatte, che vanno seguite.

Un altro ambito è quello dei crediti e delle somme risarcitorie. I crediti di lavoro, per esempio, quando vengono riconosciuti in ritardo, sono spesso soggetti a rivalutazione monetaria per compensare la perdita di valore subita dal lavoratore nell'attesa. Lo stesso vale per molte somme dovute a seguito di sentenze: la rivalutazione ripristina il potere d'acquisto della cifra dal momento in cui è sorto il diritto a quello dell'effettivo pagamento.

In tutti questi casi, alla rivalutazione si aggiungono spesso gli interessi legali, che remunerano il ritardo nel pagamento e si calcolano a parte, secondo il tasso fissato annualmente per legge. Rivalutazione e interessi legali sono due componenti distinte — la prima aggiorna il capitale all'inflazione, i secondi compensano il mancato utilizzo della somma — e vanno tenute separate nei conteggi, un po' come non si sommano imposte di natura diversa in un unico calcolo.

Il filo comune di tutti questi usi è che la rivalutazione protegge il creditore dall'inflazione: senza di essa, chi ha diritto a una somma futura o pregressa ne riceverebbe di fatto una quota inferiore in termini reali. È lo stesso principio che rende importante, per chi investe, ottenere un rendimento almeno pari all'inflazione, come mostrano il calcolo del montante e la guida all'interesse composto.

Principali usi della rivalutazione ISTAT e loro caratteristiche.
AmbitoCosa si rivalutaNota pratica
Locazione abitativaCanone d'affitto annuoMax 75% della variazione FOI
Separazione/divorzioAssegno di mantenimentoMisura e periodicità nel provvedimento
Rapporti di lavoroCrediti di lavoro arretratiSpesso con interessi legali a parte
Contenzioso civileSomme risarcitorieDalla nascita del diritto al pagamento

Quando e come si applica: scadenze e coefficienti ufficiali

La rivalutazione ha una dimensione temporale precisa che è bene conoscere per applicarla correttamente. Nella maggior parte dei casi si tratta di un adeguamento annuale, legato a una data di riferimento fissa: l'anniversario del contratto d'affitto, la scadenza indicata nella sentenza per l'assegno, o la periodicità stabilita per un dato credito.

Un punto tecnico importante è che, per gli usi ufficiali, non si utilizzano gli indici medi annui come quelli semplificati di questo calcolatore, ma la variazione dell'indice FOI tra due mesi specifici. Tipicamente si confronta l'indice del mese precedente alla data di adeguamento con quello dello stesso mese dell'anno prima. L'ISTAT pubblica ogni mese i coefficienti di rivalutazione proprio per rendere immediato questo calcolo su qualsiasi coppia di date.

Per questo motivo il calcolatore di questa pagina va inteso come strumento di stima e orientamento, non come fonte per un atto formale. I valori medi annui danno un'ottima approssimazione dell'ordine di grandezza dell'adeguamento, utile per farsi un'idea o per verificare un conteggio, ma per un aumento contrattuale del canone, per la rivalutazione di un assegno o per un credito da azionare in giudizio, occorre sempre risalire ai coefficienti mensili ufficiali pubblicati dall'ISTAT alla data esatta.

È anche buona norma conservare traccia dei calcoli e delle comunicazioni. Per l'affitto, l'adeguamento del canone deve essere comunicato dal locatore all'inquilino, di regola con una lettera che indica l'indice applicato e il nuovo importo. Per l'assegno, il conteggio della rivalutazione va documentato in caso di contestazione. Una gestione ordinata evita contenziosi e rende trasparente come si è arrivati alla nuova cifra.

In sintesi: usa questo strumento per stimare rapidamente la rivalutazione e capirne la logica, ma per l'applicazione formale affidati ai coefficienti mensili dell'ISTAT, che sono la fonte ufficiale. Se invece il tuo obiettivo non è aggiornare un importo dovuto ma capire quanto potere d'acquisto ha perso una somma nel tempo, lo strumento giusto è il calcolo dell'inflazione, che usa lo stesso indice con finalità di analisi.

  • Adeguamento di norma annuale, su una data di riferimento fissa (anniversario del contratto o scadenza indicata).
  • Per gli usi ufficiali si confrontano gli indici FOI mensili, non le medie annue.
  • L'ISTAT pubblica ogni mese i coefficienti di rivalutazione da applicare.
  • Comunica e documenta sempre l'adeguamento (lettera al conduttore, conteggio per l'assegno).

Errori da evitare nella rivalutazione ISTAT

La rivalutazione è un'operazione semplice, ma proprio per questo è soggetta a sviste che possono portare a importi sbagliati, a volte con conseguenze legali. Ecco gli errori più frequenti da tenere a mente.

Il primo è sbagliare indice. Per affitti, assegni di mantenimento e crediti si usa l'indice FOI, non il NIC (indice per l'intera collettività nazionale) né l'IPCA (indice armonizzato europeo). Sono tre indici diversi, con valori diversi: usare quello sbagliato produce un coefficiente errato. Il FOI è quello previsto dalla normativa per questi adeguamenti.

Il secondo, tipico degli affitti, è applicare il 100% della variazione quando il contratto o la legge prevedono il 75%. Per le locazioni abitative l'adeguamento non può superare i tre quarti della variazione FOI: calcolare l'aumento sull'intera variazione significa richiedere un canone superiore a quello dovuto, con il rischio di contestazioni da parte dell'inquilino.

Il terzo errore è usare gli indici medi annui indicativi — come quelli di questo calcolatore — per un atto ufficiale. Per un adeguamento con valore contrattuale o legale servono i coefficienti mensili pubblicati dall'ISTAT alla data esatta di riferimento: le medie annue vanno bene per una stima, non per la cifra da mettere in una lettera o in un conteggio giudiziale.

Il quarto è confondere la rivalutazione con gli interessi legali. Sono due cose distinte che, in molte situazioni (crediti, risarcimenti), si applicano entrambe ma si calcolano separatamente: la rivalutazione aggiorna il capitale all'inflazione, gli interessi remunerano il ritardo nel pagamento. Sommarle in un unico coefficiente, o applicarne una sola quando ne spettano due, porta a conteggi errati.

  • Non confondere gli indici: per affitti e mantenimento si usa il FOI, non il NIC o l'IPCA.
  • Per le locazioni abitative, non superare il 75% della variazione se previsto dalla clausola.
  • Per gli atti ufficiali usa i coefficienti mensili ISTAT, non gli indici medi annui indicativi.
  • Tieni distinte rivalutazione (inflazione) e interessi legali (ritardo): si calcolano a parte.

Esempio di calcolo

Esempio: 1.000 € dal 2020 al 2025.

FOI 2020
102,8
FOI 2025
122,0
Coefficiente (122,0 ÷ 102,8)
1,1868
Importo rivalutato≈ 1.186,77 €

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Confondere l'indice FOI con l'indice NIC o IPCA: per affitti e mantenimento si usa il FOI.
  • Applicare il 100% della variazione ai canoni quando il contratto prevede il 75%.
  • Usare gli indici medi annui indicativi per un atto ufficiale: servono i coefficienti mensili ISTAT.

✅ In sintesi

  • Coefficiente = FOI(anno di arrivo) ÷ FOI(anno di partenza); importo rivalutato = importo × coefficiente.
  • Esempio: 1.000 € dal 2020 al 2025 diventano ≈ 1.186,77 € (coefficiente ≈ 1,1868, +18,68%).
  • Per gli affitti abitativi l'adeguamento non può superare il 75% della variazione FOI.
  • I valori medi annui sono una stima: per usi ufficiali servono i coefficienti mensili dell'ISTAT.

Domande frequenti

Cos'è l'indice FOI?+

È l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall'ISTAT. È l'indice usato per legge per rivalutare affitti, assegni di mantenimento e crediti.

Come si calcola il coefficiente di rivalutazione?+

Si divide l'indice FOI dell'anno di arrivo per quello dell'anno di partenza. Ad esempio, da 2020 (102,8) a 2025 (122,0) il coefficiente è 122,0 ÷ 102,8 ≈ 1,187.

Per cosa si usa la rivalutazione ISTAT?+

Per adeguare i canoni di affitto (di norma al 75% o 100% della variazione FOI), l'assegno di mantenimento, i crediti di lavoro e ogni somma da aggiornare all'inflazione.

I valori del calcolatore sono ufficiali?+

No, sono indici medi annui indicativi utili per una stima. Per un adeguamento contrattuale o legale usa i coefficienti mensili ufficiali pubblicati dall'ISTAT alla data esatta.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.