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Guida al regime forfettario 2026

Requisiti, coefficienti, imposta sostitutiva e contributi: la guida completa al regime forfettario.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

Che cos'è il regime forfettario e perché è nato

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato pensato per le partite IVA individuali di piccole dimensioni: liberi professionisti, artigiani, commercianti e ditte individuali che non superano una soglia di ricavi prestabilita. La sua ragione d'essere è una sola: rendere semplice e leggera la fiscalità di chi lavora in proprio su piccola scala, sostituendo l'intero apparato di imposte ordinarie — IRPEF a scaglioni, addizionali regionale e comunale, IRAP — con un'unica imposta a percentuale fissa, chiamata imposta sostitutiva.

Introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 e poi più volte ritoccato nelle soglie, oggi è il regime di partenza naturale per chi apre la prima partita IVA in Italia.

La parola "forfettario" è la chiave per capire tutto il meccanismo. In un regime ordinario il reddito tassabile si determina sottraendo ai ricavi i costi realmente sostenuti e documentati, fattura per fattura. Nel forfettario, invece, i costi non si deducono uno per uno: la legge presume — in modo forfettario, appunto — che una certa percentuale del fatturato sia reddito e che il resto siano spese.

Questa percentuale è il coefficiente di redditività, ed è fissata per legge in base all'attività svolta. Per questo nel forfettario non serve tenere la contabilità dei costi: il reddito si ricava in modo automatico dal solo fatturato.

Questa guida ti accompagna dall'inizio alla fine: cos'è e a chi serve, come funziona il calcolo, quanto pesano davvero i contributi, quali sono i requisiti e le scadenze, gli errori più comuni e le novità del 2026.

Per i conti veri e propri puoi affiancare alla lettura il calcolatore Regime Forfettario, che stima imposta e netto partendo dai tre numeri che contano, e il calcolatore Contributi INPS, che quantifica la previdenza, cioè la voce che molti dimenticano.

A chi conviene e a chi non conviene

Il forfettario non è sempre la scelta migliore, ed è importante dirlo subito. Conviene quando l'attività ha pochi costi reali: un consulente, un coach, un traduttore, un grafico che lavora da casa con un computer e poco altro trovano nel coefficiente forfettario un riconoscimento di costi spesso più generoso di quelli che sosterrebbero davvero.

In quei casi pagare un'imposta secca del 15% (o del 5%) su una parte del fatturato è quasi sempre più vantaggioso del regime ordinario.

Il regime mostra invece i suoi limiti quando i costi sono alti e documentati: un'attività con affitti di locali, magazzino, dipendenti, materie prime o forniture importanti potrebbe pagare, nel forfettario, su un reddito presunto più alto di quello reale. In questi casi il regime ordinario — che tassa il reddito effettivo (ricavi meno costi) con l'IRPEF a scaglioni del 23%, 33% e 43% — può risultare più conveniente nonostante le aliquote più alte.

Il secondo grande svantaggio è la rinuncia alle detrazioni IRPEF tipiche delle persone fisiche: spese mediche, ristrutturazioni edilizie, interessi sul mutuo non si scaricano, perché il reddito forfettario non concorre alla base IRPEF su cui si applicano quelle detrazioni.

La regola pratica è semplice: più la tua attività è "leggera" di costi, più il forfettario conviene; più è "pesante" di spese e di detrazioni personali da sfruttare, più vale la pena far due conti con il regime ordinario. La convenienza, in altre parole, non è un dato assoluto ma il risultato di un confronto da fare caso per caso.

  • Conviene: attività con pochi costi (consulenza, servizi, professioni intellettuali, lavoro da casa).
  • Conviene meno: attività con costi elevati e documentati (affitti, personale, materie prime, magazzino).
  • Da valutare: se hai molte detrazioni IRPEF da sfruttare (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).
  • La scelta è un confronto numerico tra forfettario e ordinario, non una preferenza di principio.

Come funziona il calcolo: la formula in due passaggi

Il calcolo dell'imposta nel forfettario si svolge in due passaggi precisi e parte da un solo dato di ingresso: il fatturato annuo, cioè il totale dei ricavi o compensi incassati nell'anno. Non servono i costi, non servono fatture di spesa: il sistema è costruito apposta per evitare la contabilità analitica.

Primo passaggio: si determina il reddito imponibile applicando al fatturato il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. In formula, reddito imponibile = fatturato × (coefficiente ÷ 100). Se un professionista con coefficiente del 78% fattura 50.000 €, il suo reddito imponibile è 50.000 × 0,78 = 39.000 €. La differenza, gli 11.000 € restanti, rappresenta i costi forfettari riconosciuti dalla legge, che non devi dimostrare.

Secondo passaggio: sull'imponibile così ottenuto si applica l'imposta sostitutiva, pari al 15% in via ordinaria oppure al 5% per le nuove attività. Continuando l'esempio, 39.000 × 0,15 = 5.850 € di imposta. Questa singola imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP: sul reddito non si paga nient'altro.

Il punto da fissare bene, perché è anche l'errore più frequente, è che l'imposta non si calcola sul fatturato pieno ma sul reddito imponibile, cioè sul fatturato già abbattuto dal coefficiente. Calcolare il 15% sui 50.000 € (cioè 7.500 €) invece che sui 39.000 € imponibili gonfia l'imposta di oltre 1.600 €.

È esattamente questa la formula applicata dal calcolatore Regime Forfettario, che ti restituisce imponibile, imposta e quanto resta del fatturato al lordo dei contributi previdenziali.

  • Passo 1 — Reddito imponibile: fatturato × coefficiente di redditività (es. 50.000 € × 78% = 39.000 €).
  • Passo 2 — Imposta sostitutiva: imponibile × aliquota (15% ordinaria o 5% start-up), es. 39.000 € × 15% = 5.850 €.
  • L'imposta sostitutiva rimpiazza IRPEF, addizionali regionale/comunale e IRAP.
Come si scompone un fatturato di 50.000 € (coeff. 78%, aliquota 15%)
Costi forfettari (riconosciuti) 22%Imposta sostitutiva 15% 12%Resta lordo contributi 66%

Imposta sostitutiva calcolata sull'imponibile (39.000 €), non sul fatturato pieno.

Il coefficiente di redditività e le due aliquote

Il coefficiente di redditività è il cuore del calcolo, perché stabilisce quanta parte di ciò che incassi finisce sotto imposta. Più il coefficiente è basso, più alto è il costo forfettario riconosciuto e minore è l'imposta: a parità di fatturato, un'attività con coefficiente al 40% paga molto meno di una con coefficiente all'86%.

I coefficienti non li scegli tu: sono fissati per legge e collegati al codice ATECO, la sigla che identifica l'attività. Variano dal 40% al 86%. I valori principali sono il 78% per professionisti e lavoratori autonomi, il 40% per il commercio all'ingrosso e al dettaglio e per gli alimentari, il 67% per altre attività di servizi, il 62% per gli intermediari del commercio, il 86% per le costruzioni e le attività immobiliari, il 54% per il commercio ambulante di alimentari.

L'imposta sostitutiva ha poi due aliquote, e capire quale spetta è decisivo perché triplica o riduce di tre volte l'imposta. L'aliquota ordinaria è il 15% del reddito imponibile e si applica alla generalità dei forfettari. L'aliquota ridotta è il 5%, riservata alle nuove attività per i primi cinque anni d'imposta.

Per accedere al 5% non basta aver aperto la partita IVA da poco: la legge richiede tre condizioni cumulative — non aver esercitato attività d'impresa, arte o professione nei tre anni precedenti; che la nuova attività non sia mera prosecuzione di un lavoro già svolto come dipendente o autonomo; e, in caso di subentro in un'attività altrui, che i ricavi del cedente nell'anno precedente non superino la soglia.

L'agevolazione del 5% dura cinque anni a partire dall'apertura: chi ha iniziato nel 2024 paga il 5% fino al 2028, poi passa al 15% restando comunque nel forfettario se ne ha i requisiti.

È un errore frequente continuare ad applicare il 5% per abitudine oltre il quinto anno, o usarlo senza averne diritto: in caso di controllo l'Agenzia recupera la differenza con sanzioni e interessi.

  • Coefficienti: 78% professionisti, 40% commercio, 67% altri servizi, 62% intermediari, 86% costruzioni, 54% ambulanti alimentari.
  • 15% — aliquota ordinaria, per la generalità dei forfettari.
  • 5% — solo nuove attività, primi 5 anni d'imposta, con tutte le condizioni di legge.
  • Dal sesto anno l'aliquota torna automaticamente al 15%.
Coefficienti di redditività per tipo di attività
Commercio (dettaglio/ingrosso)40%Ambulanti alimentari54%Intermediari del commercio62%Altri servizi67%Professionisti / autonomi78%Costruzioni e immobiliari86%

Percentuale del fatturato tassata, fissata per legge in base al codice ATECO.

I contributi INPS: la voce che pesa più dell'imposta

Il punto più sottovalutato del forfettario è che l'imposta sostitutiva non è l'unico costo: a parte vanno calcolati e versati i contributi previdenziali INPS, che spesso pesano quanto o più dell'imposta stessa. Il calcolatore Regime Forfettario mostra apposta il netto al lordo dei contributi, proprio per ricordare che la previdenza è una voce separata e aggiuntiva; il calcolatore Contributi INPS la isola e la quantifica.

Il tipo di contribuzione dipende dall'attività. I professionisti senza una cassa di categoria dedicata versano alla Gestione Separata INPS, con un'aliquota intorno al 26-27% (per il 2026 il 26,07% per chi non ha altra copertura, ridotta al 24% per pensionati o per chi è già coperto da un altro lavoro) calcolata sullo stesso reddito imponibile su cui si calcola l'imposta.

Su 39.000 € di imponibile, i contributi della Gestione Separata superano quindi i 10.000 €: ben più dei 5.850 € di imposta. I professionisti iscritti a una cassa di categoria — avvocati, ingegneri, medici, commercialisti — versano invece alla propria cassa, con regole e minimali propri.

Artigiani e commercianti seguono un meccanismo diverso: un contributo fisso annuo, dovuto anche con reddito basso o nullo perché calcolato su un minimale, più un contributo percentuale (intorno al 24%) sulla parte di reddito che eccede il minimale. Per loro è prevista una riduzione contributiva facoltativa del 35%, specifica del forfettario: alleggerisce il carico ma riduce in proporzione i contributi accreditati ai fini pensionistici.

Un dettaglio prezioso: i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile, quindi riducono l'imposta dell'anno successivo — un piccolo recupero da non dimenticare nel pianificare i versamenti.

  • Gestione Separata (professionisti senza cassa): 26,07% (o 24% con altra copertura/pensionati) sul reddito imponibile.
  • Artigiani e commercianti: contributo fisso sul minimale + ~24% sull'eccedenza, con riduzione facoltativa del 35%.
  • Casse di categoria (avvocati, medici, ingegneri…): regole e aliquote proprie della cassa.
  • I contributi sono deducibili dal reddito imponibile e riducono l'imposta dell'anno dopo.

I requisiti e le soglie: 85.000 € e 100.000 €

Il forfettario è riservato a chi resta entro una soglia di ricavi e compensi: per il 2026 il limite è di 85.000 € annui, da verificare sui ricavi effettivamente incassati nell'anno (vale il criterio di cassa, non quello di competenza). Se nell'anno precedente sei rimasto entro 85.000 € puoi applicare il forfettario; se li hai superati, dall'anno successivo passi al regime ordinario.

Esiste però una seconda soglia, più severa: se nel corso dell'anno i ricavi superano i 100.000 €, l'uscita è immediata e nello stesso anno, con obbligo di applicare l'IVA dal momento del superamento e tassazione IRPEF ordinaria sull'intero reddito dell'anno. Tra 85.000 e 100.000 €, invece, l'uscita è morbida: si completa l'anno nel forfettario e si cambia regime da quello dopo.

Oltre alla soglia di fatturato vanno rispettati altri requisiti per restare nel regime: aver sostenuto spese per lavoro dipendente e collaboratori per non più di 20.000 € lordi; non possedere partecipazioni in società di persone o associazioni professionali, né controllare SRL che svolgono attività riconducibili alla propria; non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 35.000 € nell'anno precedente (salvo cessazione del rapporto); non essere residenti all'estero, con eccezioni per i paesi UE e SEE che producono in Italia almeno il 75% del reddito.

Verificare questi limiti è essenziale, perché bastano poche centinaia di euro oltre soglia per far decadere il regime. Il limite dei 35.000 € da lavoro dipendente è quello che sorprende più spesso: chi ha un impiego e apre la partita IVA come secondo lavoro deve controllare di non superarlo, altrimenti è escluso dal forfettario fin dall'inizio.

  • 85.000 € — soglia di accesso e permanenza: superandola, si esce dall'anno successivo.
  • 100.000 € — soglia di uscita immediata: superandola in corso d'anno, si esce subito con IVA e IRPEF.
  • 20.000 € — tetto di spese per dipendenti e collaboratori.
  • 35.000 € — limite di redditi da lavoro dipendente o pensione dell'anno precedente.
I limiti da rispettare per entrare e restare nel forfettario (2026).
LimiteSogliaCosa succede al superamento
Ricavi / compensi annui85.000 €Si esce dal regime dall'anno successivo
Ricavi in corso d'anno100.000 €Uscita immediata, con IVA e IRPEF sull'intero anno
Spese per dipendenti e collaboratori20.000 €Decadenza dal regime
Redditi da lavoro dipendente / pensione (anno prima)35.000 €Esclusione dal forfettario

Casi pratici: tre attività a confronto

Per capire quanto incide il coefficiente, confrontiamo tre attività con lo stesso fatturato di 50.000 € e aliquota ordinaria del 15%. A cambiare è solo il coefficiente legato all'ATECO, e il risultato è sorprendentemente diverso.

Un professionista (coefficiente 78%) ha un imponibile di 39.000 € e paga 5.850 € di imposta. Un commerciante al dettaglio (coefficiente 40%) ha un imponibile di soli 20.000 € e paga 3.000 €: a parità di incassi, quasi 2.850 € in meno, solo per il diverso coefficiente. Un'impresa edile (coefficiente 86%) ha un imponibile di 43.000 € e paga 6.450 €, la più tassata delle tre.

Aggiungiamo ora i contributi, perché è lì che si vede il quadro reale. Lo stesso professionista con 39.000 € di imponibile, iscritto alla Gestione Separata al 26,07%, versa circa 10.167 € di contributi: sommati ai 5.850 € di imposta, il prelievo totale supera i 16.000 €, e i contributi da soli valgono quasi il doppio dell'imposta.

È il motivo per cui guardare solo all'imposta sostitutiva dà un'idea falsata del netto: la fotografia completa la dà l'accoppiata calcolatore Regime Forfettario più calcolatore Contributi INPS.

Infine il peso dell'aliquota agevolata. Lo stesso professionista, se è una nuova attività nei primi cinque anni e applica il 5%, paga sui 39.000 € di imponibile soltanto 1.950 € di imposta, contro i 5.850 € dell'aliquota ordinaria: l'agevolazione vale 3.900 € l'anno.

Questi numeri mostrano perché, prima di calcolare, è essenziale partire dal coefficiente corretto e verificare l'aliquota applicabile: sono i due fattori che spostano davvero il conto.

  • Professionista (78%): imponibile 39.000 € → imposta 15% = 5.850 € (oppure 5% = 1.950 €) + contributi ~10.167 €.
  • Commercio al dettaglio (40%): imponibile 20.000 € → imposta 15% = 3.000 €.
  • Costruzioni (86%): imponibile 43.000 € → imposta 15% = 6.450 €.
Stesso fatturato di 50.000 €, aliquota 15%: il coefficiente cambia tutto.
AttivitàCoefficienteImponibileImposta 15%
Commercio al dettaglio40%20.000 €3.000 €
Professionista / autonomo78%39.000 €5.850 €
Costruzioni86%43.000 €6.450 €
Imposta a parità di fatturato (50.000 €, aliquota 15%)
Commercio (40%)3000Professionista (78%)5850Costruzioni (86%)6450

A parità di incassi, l'imposta dipende solo dal coefficiente ATECO.

IVA, fattura e adempimenti nel forfettario

Una delle agevolazioni più sentite del forfettario riguarda l'IVA. Il forfettario non addebita l'IVA in fattura e non la versa all'erario: in fattura indica il solo imponibile, accompagnato da una dicitura di legge che richiama il regime forfettario.

Per il cliente privato è un vantaggio competitivo concreto, perché paga il compenso senza il 22% sopra; il rovescio della medaglia è che il forfettario non può detrarre l'IVA sui propri acquisti, che resta quindi un costo pieno. Per capire come funziona l'imposta che il forfettario non applica — ma che incontra come consumatore sui propri acquisti — è utile il calcolatore IVA, che aggiunge o scorpora l'aliquota da un prezzo.

Sul fronte degli altri adempimenti, il forfettario gode di forti semplificazioni: non subisce la ritenuta d'acconto del 20% sui compensi (lo segnala in fattura con apposita dicitura), è esonerato dagli studi di settore e dagli ISA, e tiene una contabilità ridotta al minimo.

Dal 2024, però, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza più la vecchia soglia di esonero: ogni fattura va emessa in formato elettronico e trasmessa al Sistema di Interscambio, operazione comunque gestibile con strumenti gratuiti o a basso costo.

Resta un obbligo spesso sottovalutato: l'imposta di bollo da 2 euro sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro, dovuta proprio perché manca l'IVA. Il bollo va assolto in modo virtuale e versato trimestralmente. Non è una grande cifra, ma dimenticarlo è una delle dimenticanze più comuni dei neo-forfettari.

  • Niente IVA in fattura e niente IVA da versare; in cambio, niente detrazione dell'IVA sugli acquisti.
  • Niente ritenuta d'acconto del 20% sui compensi.
  • Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti dal 2024.
  • Imposta di bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 €, assolta virtualmente e versata ogni trimestre.

Scadenze, versamenti ed errori da evitare

L'imposta sostitutiva si versa con il modello F24 alle stesse scadenze dell'IRPEF, secondo il meccanismo di saldo e acconto: entro il 30 giugno si versa il saldo dell'anno precedente più il primo acconto dell'anno in corso, ed entro il 30 novembre il secondo acconto. Il saldo si può pagare anche entro il 30 luglio con una piccola maggiorazione dello 0,40%.

Nel primo anno di attività non c'è acconto da versare, perché manca un'imposta di riferimento: si paga tutto a saldo l'anno seguente. Questo genera un effetto da pianificare: nel secondo anno si versano insieme il saldo del primo anno e gli acconti del secondo, con un esborso concentrato che conviene mettere da parte in anticipo.

Gli errori più frequenti sono pochi ma costosi. Il primo è calcolare l'imposta sul fatturato pieno invece che sull'imponibile. Il secondo è dimenticare i contributi INPS, scoprendo solo a fine anno che il netto reale è molto più basso di quello immaginato.

Il terzo è applicare il 5% senza averne i requisiti, o oltre il quinto anno. Il quarto è sbagliare il coefficiente, magari usando il 78% dei professionisti quando l'attività ne ha 40%, falsando l'intero imponibile. Il quinto, più sottile, è dimenticare di accantonare durante l'anno: l'imposta è in autoliquidazione, nessuno ti manda un avviso, e a giugno ti trovi a dover versare imposta più contributi in un colpo solo.

Se ti accorgi di un versamento tardivo o insufficiente, non tutto è perduto: puoi rimediare con il ravvedimento operoso, pagando l'imposta più una sanzione ridotta e gli interessi legali in base ai giorni di ritardo, prima che intervenga l'Agenzia.

La regola d'oro del forfettario resta una sola: l'imposta è bassa, ma è solo metà del conto. Calcola sempre insieme imposta e contributi prima di considerare un compenso davvero "netto".

  • Saldo + primo acconto entro il 30 giugno (o 30 luglio con +0,40%); secondo acconto entro il 30 novembre.
  • Primo anno: nessun acconto, tutto a saldo l'anno dopo (attenzione al doppio esborso del secondo anno).
  • Errori tipici: imposta sul fatturato pieno, contributi dimenticati, 5% senza requisiti, coefficiente sbagliato.
  • Versamento in autoliquidazione con F24: nessun avviso preventivo, l'accantonamento è a tuo carico.

Novità 2026 e prospettive

Per il 2026 l'impianto del regime forfettario resta sostanzialmente stabile: la soglia di accesso è confermata a 85.000 € di ricavi, le aliquote restano il 15% ordinario e il 5% per le nuove attività nei primi cinque anni, e i coefficienti di redditività legati all'ATECO non cambiano. Chi è già nel regime e rispetta i requisiti non deve fare nulla: la continuità è la regola.

Sul fronte previdenziale, l'aliquota della Gestione Separata INPS per il 2026 è confermata al 26,07% per chi non ha altra copertura e al 24% per pensionati e per chi è già coperto da un altro rapporto; minimali e massimali vengono rivalutati ogni anno con gli indici ISTAT, quindi conviene aggiornare la stima dei contributi a inizio anno con il calcolatore Contributi INPS.

Va anche ricordato il contesto IRPEF 2026, perché incide sul confronto con il regime ordinario: gli scaglioni restano tre, con aliquote del 23% fino a 28.000 €, del 33% fino a 50.000 € e del 43% oltre. Più si avvicina la soglia degli 85.000 €, più il confronto tra l'imposta sostitutiva piatta e l'IRPEF progressiva diventa interessante.

La prospettiva di chi entra oggi nel forfettario è quella di un regime maturo e collaudato, ma con un orizzonte da tenere d'occhio: l'agevolazione del 5% scade dopo cinque anni, la soglia degli 85.000 € può arrivare in fretta per chi cresce, e la crescita dei costi può ribaltare la convenienza verso l'ordinario.

La scelta giusta non è "forfettario per sempre", ma rivalutare ogni anno i numeri — fatturato, costi reali, contributi, detrazioni perse — con i calcolatori di questa pagina, così da capire quando il regime semplice resta il più conveniente e quando invece è il momento di passare all'ordinario.

  • Soglia 85.000 €, aliquote 15% e 5% e coefficienti confermati per il 2026.
  • Gestione Separata 2026: 26,07% (senza altra copertura) / 24% (con altra copertura o pensionati).
  • IRPEF ordinaria di confronto: 23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre.
  • Rivaluta la convenienza ogni anno: il forfettario non è una scelta definitiva.

Domande frequenti

Come si calcola l'imposta del regime forfettario?+

In due passaggi: prima si determina il reddito imponibile moltiplicando il fatturato per il coefficiente di redditività dell'attività (es. 50.000 € × 78% = 39.000 €), poi si applica all'imponibile l'aliquota dell'imposta sostitutiva, 15% o 5% (es. 39.000 € × 15% = 5.850 €). I contributi INPS si calcolano a parte. Il calcolatore Regime Forfettario fa tutti i passaggi in automatico.

Qual è la soglia di fatturato del regime forfettario nel 2026?+

Il limite è di 85.000 € di ricavi o compensi annui. Restando entro questa soglia si può applicare il forfettario; superandola si esce dal regime dall'anno successivo. Se in corso d'anno si superano i 100.000 €, invece, l'uscita è immediata, con applicazione di IVA e IRPEF sull'intero anno.

Quando si paga il 5% invece del 15%?+

L'aliquota ridotta del 5% spetta solo alle nuove attività, per i primi cinque anni d'imposta, a tre condizioni: non aver esercitato attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti, non proseguire un'attività già svolta come dipendente o autonomo, e (in caso di subentro) ricavi del cedente entro 85.000 €. Dal sesto anno l'aliquota torna al 15%.

Cos'è il coefficiente di redditività?+

È la percentuale del fatturato che la legge considera reddito tassabile, fissata in base al codice ATECO dell'attività. Va dal 40% al 86%: 78% per i professionisti, 40% per il commercio, 86% per le costruzioni. La differenza rispetto al 100% rappresenta i costi forfettari riconosciuti, che non devi documentare.

I contributi INPS sono compresi nell'imposta sostitutiva?+

No, sono una voce separata e spesso superiore all'imposta. I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata (26,07% nel 2026, o 24% con altra copertura) sul reddito imponibile; artigiani e commercianti versano un contributo fisso più circa il 24% sull'eccedenza, con possibile riduzione del 35%. Puoi quantificarli con il calcolatore Contributi INPS.

Nel forfettario si applica l'IVA in fattura?+

No. In fattura si indica il solo imponibile, senza addebitare l'IVA, e non si versa IVA all'erario; in cambio non si detrae l'IVA sugli acquisti. Resta obbligatoria la fatturazione elettronica e l'imposta di bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 €. Per capire come si aggiunge o scorpora l'IVA su un prezzo puoi usare il calcolatore IVA.

Conviene il forfettario o il regime ordinario?+

Dipende dai costi. Il forfettario conviene quando i costi reali sono bassi, perché il coefficiente riconosce una quota di costi senza doverli dimostrare. Se invece hai spese elevate e documentate, o molte detrazioni IRPEF da sfruttare (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo), il regime ordinario può risultare più vantaggioso nonostante l'aliquota più alta.

Posso restare nel forfettario se ho anche un lavoro dipendente?+

Sì, ma a una condizione: il reddito da lavoro dipendente o pensione percepito nell'anno precedente non deve superare i 35.000 € (salvo cessazione del rapporto). Se lo superi, sei escluso dal regime. I due redditi restano comunque tassati separatamente: lo stipendio con l'IRPEF, l'attività con l'imposta sostitutiva.

Quando si paga l'imposta del forfettario?+

Con il modello F24, alle stesse scadenze dell'IRPEF: saldo e primo acconto entro il 30 giugno (o 30 luglio con +0,40%), secondo acconto entro il 30 novembre. Nel primo anno di attività non si versano acconti, ma nel secondo anno si pagano insieme saldo e acconti, con un esborso concentrato da accantonare in anticipo.

Posso dedurre i costi nel regime forfettario?+

No, i costi reali non si deducono: il reddito si determina applicando il coefficiente di redditività. L'unica deduzione ammessa dal reddito imponibile è quella dei contributi previdenziali obbligatori versati, che riducono l'imponibile dell'anno successivo.

Il reddito del forfettario conta per l'ISEE e per le agevolazioni?+

Sì. Anche se tassato con imposta sostitutiva e non con l'IRPEF, il reddito da regime forfettario rileva ai fini dell'ISEE e quindi incide sul diritto e sull'importo di prestazioni come l'assegno unico universale o altre agevolazioni legate alla situazione economica.

Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026?+

L'impianto resta stabile: soglia di 85.000 €, aliquote 15% e 5% e coefficienti di redditività confermati. Sul fronte contributivo la Gestione Separata INPS è al 26,07% (o 24% con altra copertura) per il 2026. Conviene rivalutare ogni anno la convenienza rispetto al regime ordinario, perché costi crescenti o l'avvicinarsi della soglia possono ribaltare il confronto.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.