Calcolando
Casa

Calcolo Cedolare Secca 2026

Calcola l'imposta della cedolare secca sull'affitto e quanto resta netto al proprietario.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Su un affitto di 9.600 € l'anno, la cedolare secca al 21% (canone libero) è 2.016 €, lasciando un canone netto di 7.584 €; con il canone concordato al 10% l'imposta scende a 960 € e il netto sale a 8.640 €. La cedolare secca è un'imposta sostitutiva facoltativa: si applica direttamente sul canone annuo lordo, senza deduzioni, e sostituisce IRPEF, addizionali e imposte di registro e di bollo. In cambio il proprietario rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per la durata dell'opzione.

Cedolare secca dovuta2016,00 €
Aliquota
21%
Canone netto annuo
7584,00 €

Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.

Sponsor

Confronta i mutui per la tua casa

Preventivi gratuiti e personalizzati

Spazio sponsor disponibile
Spazio pubblicitario

Come si calcola

La cedolare secca è un'imposta sostitutiva che il proprietario può scegliere al posto della tassazione IRPEF ordinaria sui canoni di locazione abitativa. Si applica direttamente sul canone annuo: 21% per i contratti a canone libero, ridotta al 10% per i contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e di bollo sul contratto.

Aliquote e regole della cedolare secca (2026)
VoceValore / regola
Cedolare canone libero (4+4)21% sul canone annuo lordo
Cedolare canone concordato (3+2)10% sul canone annuo lordo
Locazioni brevi (dal 2° immobile)26% sul canone
Base di calcoloCanone annuo lordo, senza deduzioni
Imposte sostituiteIRPEF, addizionali, registro, bollo
Aggiornamento ISTATRinuncia obbligatoria durante l'opzione

Che cos'è la cedolare secca e come funziona?

La cedolare secca è un'imposta sostitutiva sui redditi da locazione abitativa che il proprietario di un immobile può scegliere al posto della tassazione IRPEF ordinaria. "Sostitutiva" significa che, una volta scelta, prende il posto di più tributi in un colpo solo: l'IRPEF sul reddito da affitto, le addizionali regionale e comunale, l'imposta di registro e l'imposta di bollo sul contratto.

Al posto di tutto questo si paga un'unica aliquota fissa sul canone, semplice da calcolare e prevedibile anno per anno.

Il meccanismo è volutamente lineare: l'imposta si calcola moltiplicando il canone annuo lordo pattuito per l'aliquota, senza alcuna deduzione di spese, costi o forfait. È esattamente l'opposto della logica IRPEF, dove il reddito da locazione si somma agli altri redditi, è tassato a scaglioni progressivi e gode di una riduzione forfettaria del 5% del canone.

Con la cedolare secca, invece, si parte dal canone pieno e si applica la percentuale: niente scaglioni, niente progressività, niente sorprese.

La cedolare è una facoltà, non un obbligo: si opta in fase di registrazione del contratto o per le annualità successive, e la scelta vincola il locatore alla rinuncia dell'aggiornamento ISTAT del canone per tutto il periodo di validità dell'opzione. Riguarda le locazioni di immobili a uso abitativo (categorie catastali del gruppo A, escluso A/10) e le relative pertinenze, locati da persone fisiche al di fuori dell'esercizio di un'attività d'impresa.

Il calcolatore di questa pagina applica esattamente questa regola: canone × aliquota, restituendo imposta dovuta e canone netto.

  • Imposta sostitutiva: rimpiazza IRPEF, addizionali, imposta di registro e di bollo.
  • Base di calcolo: il canone annuo lordo pattuito, senza deduzioni.
  • Aliquote: 21% per il canone libero, 10% per il canone concordato.
  • Opzione facoltativa: si sceglie alla registrazione o per le annualità successive.
  • Contropartita: rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone durante l'opzione.
Cedolare secca e IRPEF ordinaria a confronto.
AspettoCedolare seccaIRPEF ordinaria
Base imponibileCanone lordo al 100%Canone ridotto del 5%
Aliquota21% o 10% fissa23% / 33% / 43% a scaglioni
Addizionali localiNon dovuteDovute (regionale + comunale)
Imposta di registro e bolloNon dovuteDovute (registro 2%)
Aggiornamento ISTATRinuncia obbligatoriaConsentito

Quando si applica il 21% e quando il 10%?

La cedolare secca prevede due aliquote, e la differenza tra le due è notevole. L'aliquota ordinaria è il 21% e si applica ai contratti a canone libero, tipicamente i contratti 4+4 (quattro anni rinnovabili di altri quattro), dove il canone è liberamente concordato tra le parti senza vincoli predeterminati. È la forma più diffusa di locazione abitativa e rappresenta il caso standard del calcolatore.

L'aliquota ridotta al 10% spetta invece ai contratti a canone concordato, di solito i contratti 3+2 stipulati sulla base degli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Per averne diritto devono ricorrere precise condizioni: il contratto deve essere a canone concordato e l'immobile deve trovarsi in un comune ad alta tensione abitativa o in un comune colpito da eventi calamitosi.

Il canone, in questi casi, è calmierato entro le fasce stabilite dagli accordi locali: si guadagna meno di affitto, ma si paga molto meno di imposta.

La scelta tra le due aliquote, quindi, non è libera: dipende dal tipo di contratto e dai requisiti dell'immobile. Esiste poi un'aliquota più alta, il 26%, introdotta per le locazioni brevi (sotto i 30 giorni) a partire dal secondo immobile destinato a questa finalità: il primo resta al 21%, dal secondo al quarto si applica il 26%.

Il calcolatore di questa pagina si concentra sui due casi principali delle locazioni ordinarie — 21% e 10% — che coprono la grande maggioranza dei contratti di affitto a lungo termine.

Quale aliquota si applica e a quali contratti.
AliquotaTipo di contrattoCondizione
21%Canone libero (4+4)Caso ordinario, nessun requisito particolare
10%Canone concordato (3+2)Comune ad alta tensione abitativa o calamitoso
26%Locazioni brevi (sotto 30 giorni)Dal 2° immobile destinato a affitti brevi
Cedolare secca su un canone di 9.600 €
21% (canone libero)201610% (canone concordato)960

Imposta dovuta per aliquota. Canone annuo 9.600 €.

Come si calcola la cedolare secca passo per passo?

Il calcolo della cedolare secca è il più semplice di tutta la fiscalità immobiliare, e questo è proprio il suo vantaggio. Bastano due dati: il canone annuo lordo e l'aliquota applicabile.

Il primo passo è individuare il canone annuo: se l'affitto mensile è di 800 €, il canone annuo è 800 × 12 = 9.600 €. È l'importo lordo pattuito nel contratto, senza togliere nulla — niente spese di gestione, niente manutenzione, niente riduzioni forfettarie.

Il secondo passo è applicare l'aliquota. Sul canone di 9.600 €, con un contratto a canone libero, si calcola il 21%: 9.600 × 0,21 = 2.016 €. Questa è la cedolare secca dovuta.

Il terzo e ultimo passo è ricavare il canone netto, cioè quanto resta in tasca al proprietario dopo l'imposta: 9.600 − 2.016 = 7.584 €. Se lo stesso canone fosse a canone concordato, l'aliquota del 10% darebbe un'imposta di 960 € e un netto di 8.640 €.

La sequenza è sempre questa, qualunque sia il canone: canone annuo, moltiplicato per l'aliquota, dà l'imposta; canone meno imposta dà il netto. Non ci sono scaglioni da attraversare né detrazioni da sottrarre, a differenza dell'IRPEF.

Va però ricordato un dettaglio operativo: la cedolare si versa in due tempi, un acconto (di norma il 100% dell'imposta dell'anno, in una o due rate a seconda dell'importo) e un saldo l'anno successivo, tramite modello F24 con gli appositi codici tributo. Il risultato del calcolatore è una stima dell'imposta annua piena, da coordinare con le scadenze di versamento.

  • Passo 1 — Canone annuo: affitto mensile × 12 (es. 800 € × 12 = 9.600 €).
  • Passo 2 — Imposta: canone annuo × aliquota (es. 9.600 × 21% = 2.016 €).
  • Passo 3 — Canone netto: canone annuo − imposta (es. 9.600 − 2.016 = 7.584 €).
Esempio completo su un canone di 9.600 €.
VoceCanone libero (21%)Canone concordato (10%)
Canone annuo lordo9.600 €9.600 €
Cedolare secca dovuta2.016 €960 €
Canone netto annuo7.584 €8.640 €
Netto mensile (÷ 12)632 €720 €

Quanto resta netto al proprietario con la cedolare secca?

La domanda che conta davvero, per chi affitta, è quanto rimane in tasca dopo le tasse. Con la cedolare secca il conto è immediato perché l'imposta è una percentuale fissa del canone: con il 21% resta netto il 79% del canone, con il 10% resta netto il 90%.

Su un canone di 9.600 €, questo significa 7.584 € netti al 21% e 8.640 € netti al 10%: una differenza di oltre mille euro l'anno, a parità di affitto incassato, solo per effetto dell'aliquota.

Il grafico qui sotto mostra come si compone il canone tra netto e imposta nei due scenari. Nel caso del canone libero, la fetta dell'imposta è circa un quinto del totale; nel caso del concordato, è appena un decimo. È una rappresentazione utile per cogliere a colpo d'occhio la convenienza relativa: il canone concordato comporta un affitto più basso, ma la quota che lo Stato lascia al proprietario è molto più alta in percentuale.

Va sottolineato che questo è il netto fiscale rispetto alla sola cedolare: non tiene conto di altre uscite a carico del proprietario, come l'IMU sulla seconda casa, le spese di manutenzione straordinaria o gli eventuali periodi di sfitto.

Il canone netto calcolato qui è quindi il punto di partenza per ragionare sulla redditività dell'immobile, non la redditività finale: per quella vanno sottratte anche le altre voci di costo. La cedolare, però, resta il fattore fiscale più pesante e prevedibile, e per questo è il primo da stimare.

Canone netto per livello di canone annuo e aliquota.
Canone annuoNetto al 21%Netto al 10%
6.000 €4.740 €5.400 €
9.600 €7.584 €8.640 €
12.000 €9.480 €10.800 €
18.000 €14.220 €16.200 €
Canone netto contro imposta (canone 9.600 €)
Canone netto 79%Cedolare 21% 21%

Composizione percentuale con aliquota al 21% (canone libero).

Conviene la cedolare secca rispetto all'IRPEF ordinaria?

La convenienza della cedolare secca dipende dall'aliquota IRPEF marginale del proprietario, cioè dallo scaglione in cui si collocano gli altri suoi redditi. La logica è questa: con la tassazione ordinaria, il reddito da affitto (ridotto forfettariamente del 5%) si somma agli altri redditi e viene tassato all'aliquota marginale, a cui si aggiungono le addizionali regionale e comunale.

Più alto è il reddito complessivo, più alta è l'aliquota su cui cade l'affitto, e più conviene la cedolare.

Per un proprietario che ha già altri redditi nel secondo o terzo scaglione (33% o 43%), la cedolare al 21% è quasi sempre vantaggiosa: l'aliquota fissa è più bassa della marginale IRPEF, e in più si risparmiano addizionali e imposta di registro.

Il vantaggio si assottiglia solo per chi ha redditi molto bassi, dove l'IRPEF sul canone potrebbe risultare paragonabile o inferiore grazie alle detrazioni: ma è un caso minoritario. Per il canone concordato al 10%, la convenienza è ancora più netta e riguarda praticamente tutti.

C'è però un costo da mettere sull'altro piatto della bilancia: con la cedolare si rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone. In contratti pluriennali e in periodi di inflazione elevata, questa rinuncia può erodere una parte del risparmio fiscale, perché il canone resta fermo mentre i prezzi salgono.

La valutazione corretta, quindi, confronta il risparmio d'imposta con il mancato adeguamento del canone sull'intera durata del contratto. Per la maggior parte dei proprietari il saldo resta positivo, ma è bene fare il conto caso per caso, magari con l'aiuto del calcolatore IRPEF per stimare l'alternativa ordinaria.

Quando conviene la cedolare secca (indicazione di massima).
Situazione del proprietarioCedolare 21%Cedolare 10%
Altri redditi nel 1° scaglione (23%)Spesso convieneConviene quasi sempre
Altri redditi nel 2° scaglione (33%)ConvieneConviene
Altri redditi nel 3° scaglione (43%)Conviene moltoConviene molto
Contratto lungo, inflazione altaValutare la rinuncia ISTATValutare la rinuncia ISTAT

Cosa sostituisce e cosa non copre la cedolare secca?

Uno dei vantaggi più sottovalutati della cedolare secca è la semplificazione amministrativa, oltre al risparmio. Optando per la cedolare, il proprietario non paga più l'imposta di registro sul contratto (di norma il 2% del canone annuo) né l'imposta di bollo (16 € ogni quattro facciate, ogni anno per i rinnovi).

Sono importi che, sommati nell'arco di un contratto pluriennale, incidono in modo non trascurabile e che con la cedolare spariscono del tutto.

Sul fronte delle imposte sul reddito, la cedolare assorbe l'IRPEF dovuta sul canone e le relative addizionali regionale e comunale. Questo significa che il reddito da affitto, scelta la cedolare, esce dalla base imponibile IRPEF: non concorre a formare il reddito complessivo tassato a scaglioni.

Attenzione però a un effetto indiretto: poiché il canone non entra nel reddito IRPEF, non aumenta nemmeno la base su cui si calcolano alcune detrazioni e agevolazioni legate al reddito, ma allo stesso tempo il canone assoggettato a cedolare viene comunque considerato in alcuni indicatori di capacità economica.

Ciò che la cedolare non copre va tenuto bene a mente. Resta dovuta l'IMU sull'immobile locato (se non è abitazione principale esente), che è un'imposta patrimoniale del tutto distinta dalla tassazione del reddito da affitto.

Restano a carico del proprietario anche le spese di manutenzione straordinaria e gli oneri non ribaltabili sull'inquilino. La cedolare, insomma, semplifica e alleggerisce la tassazione del reddito da locazione, ma non azzera il complesso dei costi legati al possesso e alla gestione dell'immobile.

  • Sostituisce: IRPEF sul canone, addizionale regionale, addizionale comunale.
  • Sostituisce: imposta di registro (2%) e imposta di bollo sul contratto.
  • Non sostituisce: IMU sull'immobile locato (imposta patrimoniale).
  • Non copre: spese di manutenzione straordinaria a carico del proprietario.

Come si registra il contratto e si versa la cedolare?

L'opzione per la cedolare secca si esercita al momento della registrazione del contratto di locazione presso l'Agenzia delle Entrate, compilando il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobiliari). Si può scegliere la cedolare anche per le annualità successive alla prima, oppure revocarla, sempre tramite lo stesso modello entro i termini previsti.

Una condizione importante: il locatore deve comunicare preventivamente all'inquilino, con lettera raccomandata o tramite il contratto stesso, la rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone; senza questa comunicazione l'opzione non è valida.

Il versamento dell'imposta segue le scadenze tipiche delle imposte sui redditi e avviene tramite modello F24, con codici tributo specifici per acconto e saldo. Per le annualità a regime è generalmente previsto un acconto pari al 100% dell'imposta, versato in una soluzione unica o in due rate a seconda dell'importo dovuto, più il saldo l'anno successivo.

Il primo anno di un nuovo contratto, di norma, l'acconto non è dovuto. È un calendario simile a quello dell'IRPEF, ma riferito a un'imposta autonoma e separata.

Per chi affitta più immobili o ha situazioni miste (alcuni contratti in cedolare e altri in IRPEF), è utile tenere un prospetto chiaro di canoni, aliquote e scadenze.

Il calcolatore di questa pagina aiuta nel primo passo — stimare l'imposta annua per ciascun contratto — ma la gestione formale (registrazione, comunicazioni, F24) richiede attenzione alle scadenze e, in caso di dubbi, il supporto di un CAF o di un commercialista. Le regole operative e i codici tributo aggiornati si trovano sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

Gli adempimenti della cedolare secca in sintesi.
AdempimentoCome e quando
OpzioneModello RLI alla registrazione o per le annualità successive
Comunicazione all'inquilinoRaccomandata di rinuncia all'ISTAT, prima dell'opzione
VersamentoModello F24, acconto + saldo, con codici tributo dedicati
Primo anno nuovo contrattoAcconto generalmente non dovuto

La cedolare secca e gli indicatori della situazione economica (ISEE)

Una domanda frequente riguarda il rapporto tra la cedolare secca e l'ISEE, l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente usato per accedere a bonus e agevolazioni. Il punto è delicato: poiché il canone assoggettato a cedolare non entra nel reddito complessivo IRPEF, qualcuno pensa che "sparisca" anche dagli indicatori di capacità economica.

Non è così. Ai fini ISEE, i redditi assoggettati a imposta sostitutiva — come appunto la cedolare secca — vengono comunque conteggiati e sommati agli altri redditi del nucleo familiare.

In pratica, chi affitta in cedolare deve sapere che quel reddito, pur non comparendo nella dichiarazione IRPEF, viene recuperato e incluso nel calcolo dell'ISEE attraverso la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica). Questo evita che la scelta di un regime fiscale agevolato si traduca in un ingiusto vantaggio sull'accesso alle prestazioni sociali agevolate.

Per stimare il proprio indicatore tenendo conto anche dei redditi da locazione, è utile il calcolatore ISEE, ricordando che la formula semplificata è (redditi + 20% del patrimonio) ÷ scala di equivalenza.

La scala di equivalenza, che cresce con il numero di componenti del nucleo (1 per una persona, 1,57 per due, 2,04 per tre, 2,46 per quattro, 2,85 per cinque), serve proprio a rendere comparabili nuclei di dimensioni diverse. È bene chiarire che l'ISEE ufficiale richiede sempre la presentazione della DSU all'INPS, con franchigie e regole di dettaglio: le stime ricavate da un calcolatore sono orientative e non sostituiscono l'attestazione ufficiale.

Per chi affitta, però, è importante sapere che la cedolare semplifica le imposte ma non esclude il reddito da affitto dal quadro economico complessivo della famiglia.

Quali errori evitare nel calcolo della cedolare secca?

L'apparente semplicità della cedolare secca nasconde qualche trappola che porta a stime sbagliate o a scelte non ottimali. L'errore più comune è applicare l'aliquota al canone netto invece che al canone lordo: la cedolare si calcola sempre sul canone annuo pieno pattuito nel contratto, senza togliere prima nulla.

Un altro equivoco frequente riguarda l'aliquota del 10%: spetta solo ai contratti a canone concordato registrati con i requisiti previsti, non a qualsiasi affitto; usarla senza titolo espone a rettifiche e sanzioni.

Sul piano della convenienza, l'errore tipico è confrontare la cedolare con l'IRPEF guardando solo l'aliquota nominale, senza considerare le addizionali, l'imposta di registro e la riduzione forfettaria del 5% che si applica nel regime ordinario. Il confronto corretto è tra l'imposta totale nei due regimi, non tra le sole percentuali.

Allo stesso modo, si tende a dimenticare il costo nascosto della cedolare: la rinuncia all'aggiornamento ISTAT, che in contratti lunghi e con inflazione alta può pesare in modo significativo.

Infine, è facile confondere il piano del reddito con quello del patrimonio. La cedolare riguarda la tassazione del reddito da affitto; l'IMU è un'imposta sul possesso dell'immobile e resta dovuta a prescindere dalla cedolare.

Pensare che la cedolare "copra tutto" porta a sottostimare i costi complessivi dell'investimento immobiliare. Tenere distinti questi piani — reddito da un lato, patrimonio dall'altro — e fare il conto su entrambi è il modo corretto per valutare la reale redditività di un immobile dato in affitto.

Esempio di calcolo

Esempio: canone annuo di 9.600 € (800 €/mese), contratto a canone libero con aliquota 21%.

Canone annuo lordo
9.600 €
Aliquota cedolare secca
21%
Imposta dovuta (9.600 × 21%)
− 2.016 €
Stessa imposta al 10% (concordato)
− 960 €
Canone netto annuo (al 21%)≈ 7.584 €

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Applicare l'aliquota al canone netto: la cedolare si calcola sul canone annuo lordo pattuito, senza deduzioni.
  • Usare il 10% senza un contratto a canone concordato registrato in un comune ad alta tensione abitativa.
  • Confrontare cedolare e IRPEF guardando solo l'aliquota nominale, dimenticando addizionali, registro e riduzione forfettaria del 5%.
  • Pensare che la cedolare copra anche l'IMU: l'imposta sul possesso dell'immobile resta dovuta a parte.

✅ In sintesi

  • Cedolare = canone annuo lordo × 21% (canone libero) o × 10% (canone concordato), senza deduzioni.
  • Sostituisce IRPEF, addizionali regionale e comunale e imposte di registro e bollo, ma non l'IMU.
  • Conviene quasi sempre per chi ha altri redditi nel 2° o 3° scaglione IRPEF; il 10% conviene praticamente a tutti.
  • In cambio si rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone: un costo da valutare nei contratti lunghi.

Domande frequenti

Come si calcola la cedolare secca?+

Si moltiplica il canone annuo lordo per l'aliquota: 21% per il canone libero, 10% per il concordato. Su un canone di 9.600 € al 21% l'imposta è 2.016 €; il canone netto è 9.600 − 2.016 = 7.584 €. Non si applicano deduzioni.

Quando si paga il 21% e quando il 10%?+

Il 21% è l'aliquota ordinaria dei contratti a canone libero (tipici 4+4). Il 10% spetta ai contratti a canone concordato (3+2) in comuni ad alta tensione abitativa o calamitosi, dove il canone è calmierato dagli accordi territoriali.

La cedolare si calcola sul canone lordo o netto?+

Sul canone annuo lordo pattuito nel contratto, al 100% e senza deduzioni. È proprio questa la differenza con l'IRPEF ordinaria, che invece tassa il canone ridotto forfettariamente del 5%.

Conviene la cedolare secca rispetto all'IRPEF?+

Spesso sì, soprattutto per chi ha altri redditi nel 2° o 3° scaglione IRPEF (33% o 43%): l'aliquota fissa è più bassa della marginale e si risparmiano addizionali e imposta di registro. Va però considerata la rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone.

Cosa sostituisce la cedolare secca?+

Sostituisce l'IRPEF sul canone, le addizionali regionale e comunale, l'imposta di registro (2%) e l'imposta di bollo sul contratto. Non sostituisce l'IMU, che resta un'imposta patrimoniale dovuta a parte.

Con la cedolare si può aggiornare il canone all'inflazione?+

No. Optando per la cedolare il proprietario rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per tutta la durata dell'opzione, e deve comunicarlo all'inquilino. In contratti lunghi e con inflazione alta è un costo da soppesare.

La cedolare secca influisce sull'ISEE?+

Sì. Anche se il canone in cedolare non entra nel reddito IRPEF, ai fini ISEE i redditi soggetti a imposta sostitutiva vengono comunque conteggiati e sommati agli altri redditi del nucleo nella DSU. Non "spariscono" dagli indicatori di capacità economica.

Devo pagare l'IMU se affitto con la cedolare secca?+

Sì, se l'immobile non è abitazione principale esente. L'IMU è un'imposta sul possesso dell'immobile, distinta e indipendente dalla tassazione del reddito da affitto: la cedolare non la sostituisce.

Come si opta per la cedolare secca?+

Con il modello RLI, in fase di registrazione del contratto presso l'Agenzia delle Entrate o per le annualità successive. Va prima comunicata all'inquilino, con raccomandata, la rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone.

Esiste un'aliquota del 26% sulla cedolare?+

Sì, per le locazioni brevi (sotto i 30 giorni): il primo immobile destinato a questa finalità resta al 21%, dal secondo al quarto si applica il 26%. Per le locazioni ordinarie a lungo termine restano valide le aliquote del 21% e del 10%.

La cedolare è un'imposta definitiva o un acconto?+

È l'imposta definitiva sul reddito da affitto per l'anno, ma si versa con un acconto e un saldo tramite F24, come l'IRPEF. Il primo anno di un nuovo contratto, di norma, l'acconto non è dovuto.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.