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Pensione

Calcolo Pensione 2026

Stima la pensione con il metodo contributivo, in base alla retribuzione, agli anni di contributi e all'età di pensionamento.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

In breve

Con una retribuzione annua lorda di 30.000 €, 35 anni di contributi e uscita a 67 anni, la pensione contributiva stimata è circa 19.432 € lordi all'anno, cioè circa 1.495 € al mese su 13 mensilità. Il calcolo accantona il 33% della retribuzione per ogni anno (montante) e lo moltiplica per il coefficiente di trasformazione legato all'età di pensionamento (a 67 anni circa 5,6%).

Pensione lorda annua19.432,00 €
Pensione mensile (×13)
1495,00 €
Montante contributivo
346.500,00 €

Stima indicativa aggiornata al 2026 · l'importo esatto può variare in base alla tua situazione.

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Come si calcola

Con il sistema contributivo la pensione si stima così: si accantona ogni anno il 33% della retribuzione (montante contributivo); al pensionamento il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione, che cresce con l'età (a 67 anni circa 5,6%). Questa è una stima semplificata, senza rivalutazione del montante: l'importo reale dipende dall'intera storia contributiva.

Coefficienti di trasformazione per età di pensionamento (DM 20/11/2024, biennio 2025-2026)
Età di pensionamentoCoefficiente di trasformazionePensione annua su montante di 100.000 €
62 anni≈ 4,80%≈ 4.795 €
63 anni≈ 4,94%≈ 4.936 €
64 anni≈ 5,09%≈ 5.088 €
65 anni≈ 5,25%≈ 5.250 €
66 anni≈ 5,42%≈ 5.423 €
67 anni≈ 5,61%≈ 5.608 €
70 anni≈ 6,24%≈ 6.243 €

Che cos'è la pensione contributiva e a cosa serve calcolarla

La pensione è la prestazione economica che l'INPS eroga, di norma a vita, a chi cessa l'attività lavorativa avendo maturato i requisiti di età e di contribuzione previsti dalla legge. Per la maggior parte dei lavoratori italiani oggi la pensione si calcola con il sistema contributivo, che lega l'importo a quanto effettivamente si è versato durante la vita lavorativa, e non più alle ultime retribuzioni come accadeva con il vecchio sistema retributivo.

Calcolare in anticipo la propria pensione serve a un obiettivo molto concreto: capire quanto sarà il reddito una volta smesso di lavorare, e quindi se quell'importo basterà a mantenere il tenore di vita desiderato.

La differenza tra l'ultimo stipendio e la prima pensione, il cosiddetto tasso di sostituzione, può essere significativa: con il contributivo è normale ricevere una pensione pari al 60-75% dell'ultima retribuzione, a volte meno per chi ha carriere discontinue o redditi alti.

Il calcolatore di questa pagina fornisce una stima del metodo contributivo a partire da tre informazioni: la retribuzione annua lorda, gli anni di contributi e l'età di pensionamento. È una semplificazione utile per orientarsi, non un calcolo ufficiale: l'importo definitivo lo determina l'INPS sulla base dell'intera storia contributiva, anno per anno, con le rivalutazioni del montante.

Come si calcola la pensione con il metodo contributivo

Il sistema contributivo si fonda su un'idea semplice: ogni anno una quota della retribuzione viene idealmente accantonata in un salvadanaio personale, il montante contributivo; al momento del pensionamento quel montante viene convertito in una rendita annua attraverso un coefficiente che dipende dall'età di uscita. Più alto è il montante e più alta è l'età, maggiore è la pensione.

La formula usata dal calcolatore è questa: montante contributivo = retribuzione annua lorda × 33% × anni di contributi. Il 33% è l'aliquota di computo per i lavoratori dipendenti, la percentuale convenzionale che viene accreditata sul conto previdenziale ogni anno (in parte a carico del datore di lavoro, in parte del lavoratore).

Una volta ottenuto il montante, lo si moltiplica per il coefficiente di trasformazione corrispondente all'età di pensionamento per ottenere la pensione annua lorda.

La pensione mensile, infine, si ricava dividendo l'importo annuo per 13, perché la pensione INPS viene pagata su 13 mensilità (la tredicesima è erogata a dicembre). Il calcolatore restituisce quindi tre valori: il montante contributivo accumulato, la pensione lorda annua e la pensione lorda mensile.

  • Montante contributivo = retribuzione annua lorda × 33% × anni di contributi.
  • Pensione annua lorda = montante × coefficiente di trasformazione (legato all'età).
  • Pensione mensile lorda = pensione annua ÷ 13 mensilità.
I tre passaggi che trasformano la retribuzione in pensione.
PassaggioFormulaEsempio (30.000 € · 35 anni · 67 anni)
1 — Montante contributivoRetribuzione × 33% × anni30.000 × 33% × 35 = 346.500 €
2 — Pensione annua lordaMontante × coefficiente (età)346.500 × 5,61% ≈ 19.432 €
3 — Pensione mensile lordaPensione annua ÷ 1319.432 ÷ 13 ≈ 1.495 €

Cos'è l'aliquota di computo del 33% e perché conta

L'aliquota di computo è la percentuale della retribuzione che viene accreditata ogni anno sul montante contributivo del lavoratore. Per i dipendenti del settore privato è fissata al 33%: questo significa che, su una retribuzione lorda di 30.000 €, ogni anno si accantonano idealmente 9.900 € ai fini pensionistici. È un parametro fondamentale, perché è il motore che fa crescere il montante.

Attenzione a non confondere l'aliquota di computo con l'aliquota a carico del lavoratore in busta paga, che è molto più bassa (il 9,19% trattenuto al dipendente). Il 33% comprende anche la quota versata dal datore di lavoro: è il totale che viene riconosciuto sul conto previdenziale, non solo quello che il lavoratore vede sottratto dalla retribuzione.

Per i lavoratori autonomi e per alcune gestioni l'aliquota di computo è diversa e generalmente più bassa, il che si traduce, a parità di reddito, in montanti e pensioni inferiori.

Nel calcolatore di questa pagina l'aliquota del 33% è applicata in modo uniforme a tutti gli anni di contribuzione indicati. È una semplificazione: nella realtà la retribuzione cambia nel corso della carriera e ogni anno contribuisce con il proprio importo. Inserendo la retribuzione media o quella attuale si ottiene comunque una stima realistica dell'ordine di grandezza.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e come cambiano con l'età

Il coefficiente di trasformazione è la percentuale che converte il montante contributivo accumulato in pensione annua. Tecnicamente tiene conto della speranza di vita residua al momento del pensionamento: chi va in pensione più tardi ha statisticamente meno anni di pensione davanti, quindi riceve un coefficiente più alto e, a parità di montante, una rendita annua maggiore.

I coefficienti crescono con l'età di uscita. Nel calcolatore, a 62 anni il coefficiente è circa il 4,80%, a 65 anni circa il 5,25%, a 67 anni (l'età della pensione di vecchiaia ordinaria) circa il 5,61%, e continua a salire fino a oltre il 6% per chi resta al lavoro dopo i 70 anni.

La differenza non è trascurabile: lo stesso montante rende sensibilmente di più se trasformato a 70 anni anziché a 62.

Questo spiega perché, a parità di contributi versati, posticipare il pensionamento di pochi anni può aumentare in modo apprezzabile l'assegno mensile. È uno degli incentivi insiti nel sistema contributivo: chi può e vuole restare al lavoro più a lungo viene premiato sia da un montante più alto (più anni di versamenti) sia da un coefficiente più favorevole.

  • 62 anni: coefficiente ≈ 4,80% — montante trasformato in rendita più contenuta.
  • 65 anni: coefficiente ≈ 5,25%.
  • 67 anni: coefficiente ≈ 5,61% — età della pensione di vecchiaia.
  • 70 anni: coefficiente ≈ 6,24% — rendita più alta a parità di montante.
Coefficiente di trasformazione per età (DM 20/11/2024, biennio 2025-2026).
Età di uscitaCoefficiente
62 anni4,795%
65 anni5,250%
67 anni5,608%
70 anni6,243%
71 anni6,510%
Il coefficiente di trasformazione cresce con l'età
6264666870

Coefficiente (%) per età di uscita — DM 20/11/2024, biennio 2025-2026.

Quanto si prende di pensione con redditi e carriere diverse

Vedere la pensione stimata su scenari diversi aiuta a capire l'impatto della retribuzione, degli anni di contributi e dell'età di uscita. I valori che seguono usano la stessa formula del calcolatore (montante = retribuzione × 33% × anni, poi montante × coefficiente di trasformazione), arrotondati, e si riferiscono all'importo lordo.

Con una retribuzione di 30.000 €, 35 anni di contributi e uscita a 67 anni, il montante è 346.500 € e la pensione lorda annua è circa 19.432 €, cioè circa 1.495 € lordi al mese su 13 mensilità. Se la stessa persona avesse 40 anni di contributi anziché 35, il montante salirebbe a 396.000 € e la pensione a circa 22.208 € annui (circa 1.708 € al mese): cinque anni in più di versamenti valgono quasi 200 € lordi mensili.

L'età di uscita pesa quanto gli anni di contributi. Con 30.000 € di retribuzione e 35 anni di contributi, uscire a 62 anni (coefficiente ≈ 4,80%) dà una pensione di circa 16.615 € annui, mentre uscire a 70 anni (coefficiente ≈ 6,24%) la porta a circa 21.632 € annui: lo stesso montante, ma circa 5.000 € lordi all'anno di differenza solo per l'età.

Una retribuzione più alta, infine, alza tutto in proporzione: con 50.000 €, 35 anni e uscita a 67 anni il montante è 577.500 € e la pensione circa 32.386 € lordi annui.

  • 30.000 € · 35 anni · 67 anni → montante 346.500 €, pensione ≈ 19.432 €/anno (≈ 1.495 €/mese).
  • 30.000 € · 40 anni · 67 anni → montante 396.000 €, pensione ≈ 22.208 €/anno (≈ 1.708 €/mese).
  • 30.000 € · 35 anni · 62 anni → pensione ≈ 16.615 €/anno (≈ 1.278 €/mese).
  • 30.000 € · 35 anni · 70 anni → pensione ≈ 21.632 €/anno (≈ 1.664 €/mese).
  • 50.000 € · 35 anni · 67 anni → montante 577.500 €, pensione ≈ 32.386 €/anno (≈ 2.491 €/mese).
Pensione lorda stimata per scenari diversi (formula del calcolatore).
RetribuzioneAnniEtàMontantePensione annua ~Mensile ~
30.000 €3567346.500 €19.432 €1.495 €
30.000 €4067396.000 €22.208 €1.708 €
30.000 €3562346.500 €16.615 €1.278 €
30.000 €3570346.500 €21.632 €1.664 €
50.000 €3567577.500 €32.386 €2.491 €
Più anni di contributi, più pensione
30 anni16.65635 anni19.43240 anni22.20842 anni23.318

Pensione lorda annua con retribuzione 30.000 € e uscita a 67 anni (coeff. 5,61%).

Conviene posticipare la pensione di qualche anno?

Una delle domande più frequenti è se valga la pena restare al lavoro qualche anno in più invece di uscire alla prima occasione utile. Nel sistema contributivo la risposta, in termini puramente economici, è quasi sempre sì: posticipare l'uscita agisce su due leve che si sommano.

La prima è il montante, che cresce perché si versano altri anni di contributi; la seconda è il coefficiente di trasformazione, che aumenta con l'età e fa rendere di più ogni euro di montante.

Per isolare l'effetto della sola età, conviene fissare montante e contributi e variare unicamente l'anno di uscita. Con una retribuzione di 30.000 € e 35 anni di contributi, il montante è sempre 346.500 €: uscire a 62 anni dà circa 16.615 € lordi annui, a 65 anni circa 18.191 €, a 67 anni circa 19.432 € e a 70 anni circa 21.632 €.

Sono circa 5.000 € lordi all'anno di differenza tra l'uscita più precoce e quella più tardiva, dovuti al solo coefficiente, senza contare i contributi aggiuntivi che in concreto si verserebbero restando al lavoro.

La scelta, naturalmente, non è solo economica: incidono lo stato di salute, il tipo di lavoro, la situazione familiare e il desiderio di tempo libero. Ma è importante prendere la decisione con i numeri sotto gli occhi, perché l'aumento dell'assegno mensile ottenuto posticipando è strutturale e dura per tutta la vita da pensionato, non è un beneficio una tantum.

  • Posticipare alza il montante (più anni di versamenti) e il coefficiente (età maggiore): i due effetti si sommano.
  • A parità di montante (346.500 €), passare da 62 a 70 anni vale circa 5.000 € lordi annui di sola differenza di coefficiente.
  • L'aumento dell'assegno è strutturale e vale per tutta la durata della pensione, non è un bonus una tantum.
Stesso montante, età diversa: quanto cambia la pensione
62 anni16.61565 anni18.19167 anni19.43270 anni21.632

Pensione lorda annua con retribuzione 30.000 € e 35 anni di contributi (montante 346.500 €).

Chi ha diritto alla pensione e quali sono i requisiti

Il diritto alla pensione dipende dal raggiungimento congiunto di requisiti di età e di anzianità contributiva. La forma più comune è la pensione di vecchiaia, che spetta al compimento dei 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi versati. È la soglia di riferimento e il valore predefinito del calcolatore, perché rappresenta il percorso ordinario per la maggior parte dei lavoratori.

Accanto alla vecchiaia esiste la pensione anticipata, che prescinde dall'età e si basa sulla sola anzianità contributiva: si raggiunge con circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Chi ha iniziato a lavorare presto può quindi uscire prima dei 67 anni, ma con un coefficiente di trasformazione più basso (legato all'età inferiore) e quindi un assegno più contenuto a parità di montante.

Per chi rientra interamente nel sistema contributivo (in linea di massima chi ha iniziato a versare dal 1996) esistono regole specifiche, come la pensione di vecchiaia anticipata a 64 anni a determinate condizioni di importo minimo dell'assegno.

Le soglie di età e di contribuzione vengono periodicamente adeguate alla speranza di vita: è bene verificare sempre i requisiti aggiornati sul sito dell'INPS prima di pianificare l'uscita.

  • Pensione di vecchiaia: 67 anni di età + almeno 20 anni di contributi.
  • Pensione anticipata: circa 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini), 41 anni e 10 mesi (donne), a prescindere dall'età.
  • Contributivi puri: possibile uscita a 64 anni a condizioni di importo minimo dell'assegno.
  • I requisiti sono adeguati periodicamente alla speranza di vita: verifica i valori in vigore.
Principali vie di accesso alla pensione e relativi requisiti (verifica sempre i valori in vigore).
Tipo di pensioneRequisito di etàRequisito contributivo
Vecchiaia67 anniAlmeno 20 anni
Anticipata (uomini)Nessun limite di etàCirca 42 anni e 10 mesi
Anticipata (donne)Nessun limite di etàCirca 41 anni e 10 mesi
Vecchiaia anticipata (contributivi puri)64 anni20 anni + importo minimo dell'assegno

Pensione lorda e pensione netta: quanto incide il fisco

La stima del calcolatore è espressa al lordo, cioè prima delle imposte. La pensione, infatti, è considerata reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e come tale è soggetta a IRPEF, con gli stessi scaglioni progressivi: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € (l'aliquota intermedia è stata ridotta dal 35% al 33% dalla Legge di Bilancio 2026), 43% oltre. A questa si aggiungono le addizionali regionale e comunale, trattenute direttamente dall'INPS sul rateo mensile.

Ai pensionati spettano però le detrazioni da pensione, simili a quelle da lavoro dipendente: riducono l'IRPEF e sono più alte sui redditi bassi, creando una no tax area. Per questo, su pensioni modeste, il prelievo fiscale è limitato o nullo.

Su una pensione di circa 19.432 € lordi annui, dopo IRPEF, detrazioni e addizionali, il netto si attesta indicativamente intorno ai 16.500-17.000 € all'anno, ma la cifra esatta dipende dalle aliquote del comune di residenza e dalle detrazioni spettanti.

Per passare dal lordo al netto in modo più preciso si possono usare gli scaglioni IRPEF e le detrazioni, oppure il calcolatore dell'IRPEF di questo sito applicando l'importo della pensione come reddito imponibile. Va ricordato che la pensione si somma agli eventuali altri redditi del pensionato ai fini della tassazione complessiva.

Casi particolari: carriere discontinue, riscatti e versamenti volontari

La formula lineare del calcolatore (retribuzione costante per tutti gli anni) descrive bene una carriera regolare, ma molte storie contributive sono più frammentate. Periodi di disoccupazione, lavori part-time, anni all'estero o passaggi tra gestioni diverse riducono il montante effettivo rispetto alla stima, perché in quegli anni i versamenti sono inferiori o assenti. In questi casi la pensione reale tende a essere più bassa del valore stimato a retribuzione piena.

Esistono però strumenti per colmare i vuoti contributivi. Il riscatto consente di coprire periodi non lavorati o non coperti, come gli anni di laurea (riscatto della laurea), pagando un onere che si aggiunge al montante.

I versamenti volontari permettono a chi ha interrotto l'attività di continuare ad accreditare contributi e avvicinarsi ai requisiti. Anche la previdenza complementare (fondi pensione, PIP) costruisce una rendita aggiuntiva che si somma alla pensione pubblica e gode di vantaggi fiscali.

Va inoltre considerato che il montante, nella realtà, non resta fermo: ogni anno viene rivalutato in base alla media quinquennale del PIL nominale. Il calcolatore non applica questa rivalutazione, quindi su carriere lunghe la pensione effettiva può risultare diversa dalla stima.

Per una proiezione personalizzata che tiene conto di tutta la storia contributiva è disponibile il servizio 'La mia pensione futura' sul portale INPS.

  • Carriere discontinue: anni con versamenti ridotti o assenti abbassano il montante reale.
  • Riscatto (es. della laurea): copre periodi scoperti pagando un onere che alza il montante.
  • Versamenti volontari: per continuare ad accreditare contributi durante le interruzioni.
  • Previdenza complementare: rendita aggiuntiva alla pensione pubblica, con agevolazioni fiscali.

Come si richiede la pensione e quando viene pagata

La pensione non è automatica: va richiesta. Una volta maturati i requisiti, la domanda si presenta all'INPS in via telematica, tramite il sito con le credenziali SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendosi a un patronato che assiste gratuitamente il lavoratore nella pratica. È buona norma presentarla con qualche mese di anticipo rispetto alla data di uscita desiderata, per evitare scoperti tra l'ultimo stipendio e il primo rateo di pensione.

Tra la maturazione dei requisiti e l'effettiva decorrenza della pensione può intercorrere una finestra mobile, cioè un periodo di attesa fissato dalla legge per alcune tipologie di pensione (in particolare quella anticipata). Significa che il diritto matura a una certa data, ma il primo pagamento parte qualche mese dopo. Le regole sulle finestre cambiano nel tempo: vanno verificate al momento della domanda.

Una volta liquidata, la pensione viene pagata mensilmente, in via anticipata il primo giorno bancabile del mese, con accredito su conto corrente, libretto postale o altri strumenti. Sono previste 13 mensilità: la tredicesima è erogata a dicembre.

L'INPS trattiene direttamente l'IRPEF e le addizionali, così come fa il datore di lavoro con la busta paga, e rilascia ogni anno la Certificazione Unica con il riepilogo di quanto percepito e trattenuto.

  • Domanda all'INPS online (SPID/CIE/CNS) o tramite patronato, con anticipo sulla data di uscita.
  • Possibile finestra mobile tra maturazione del diritto e primo pagamento (verifica le regole vigenti).
  • Pagamento mensile anticipato, su 13 mensilità (tredicesima a dicembre).
  • IRPEF e addizionali trattenute alla fonte dall'INPS; CU annuale rilasciata al pensionato.

Esempio di calcolo

Esempio: lavoratore dipendente con retribuzione annua lorda di 30.000 €, 35 anni di contributi e uscita a 67 anni (pensione di vecchiaia). La pensione si stima accantonando il 33% della retribuzione per ogni anno e trasformando il montante con il coefficiente legato all'età.

Retribuzione annua lorda
30.000 €
Montante contributivo (30.000 × 33% × 35)
346.500 €
Coefficiente di trasformazione a 67 anni
≈ 5,61%
Pensione mensile lorda (annua ÷ 13)
≈ 1.495 €
Pensione lorda annua≈ 19.432 €

⚠️ Errori comuni da evitare

  • Confondere l'aliquota di computo del 33% con il 9,19% trattenuto in busta paga: il 33% comprende anche la quota a carico del datore di lavoro ed è ciò che alimenta il montante.
  • Pensare che la pensione dipenda dall'ultimo stipendio: nel sistema contributivo conta tutto ciò che si è versato nella vita, non le ultime retribuzioni come nel vecchio sistema retributivo.
  • Ignorare l'effetto dell'età di uscita: a parità di montante, uscire più tardi alza il coefficiente di trasformazione e quindi l'assegno, mentre uscire prima lo riduce.
  • Scambiare la stima lorda per il netto: la pensione è soggetta a IRPEF e addizionali, anche se le detrazioni da pensione riducono il prelievo sui redditi bassi.

✅ In sintesi

  • Pensione contributiva = (retribuzione × 33% × anni di contributi) × coefficiente di trasformazione legato all'età.
  • Con 30.000 € di retribuzione, 35 anni di contributi e uscita a 67 anni, la stima è circa 19.432 € lordi annui (≈ 1.495 € al mese su 13 mensilità).
  • Posticipare l'uscita aumenta sia il montante (più anni di versamenti) sia il coefficiente: a parità di tutto il resto, la pensione cresce.
  • La stima è lorda e semplificata: l'importo reale lo calcola l'INPS sull'intera storia contributiva, con le rivalutazioni del montante, ed è poi soggetto a IRPEF.

Domande frequenti

Come si calcola la pensione con il sistema contributivo?+

Si accantona ogni anno il 33% della retribuzione (montante contributivo = retribuzione × 33% × anni) e si moltiplica il montante per il coefficiente di trasformazione legato all'età di uscita. La pensione mensile è l'importo annuo diviso per 13.

Quanto sarà la mia pensione con 30.000 € di stipendio e 35 anni di contributi?+

Con uscita a 67 anni la stima è circa 19.432 € lordi all'anno, cioè circa 1.495 € lordi al mese su 13 mensilità. Il montante accumulato è 346.500 € e il coefficiente a 67 anni è circa il 5,61%.

Che cos'è il coefficiente di trasformazione?+

È la percentuale che converte il montante contributivo in pensione annua. Cresce con l'età di pensionamento: circa 4,80% a 62 anni, 5,61% a 67 anni, oltre 6% a 70 anni. Più si esce tardi, più alta è la rendita a parità di montante.

Perché conviene andare in pensione più tardi?+

Per due motivi che si sommano: con più anni di lavoro il montante contributivo è più alto, e il coefficiente di trasformazione legato a un'età maggiore è più favorevole. A parità di montante, uscire a 70 anni anziché a 62 dà un assegno sensibilmente più alto.

A che età si va in pensione di vecchiaia?+

A 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi. È il percorso ordinario e il valore predefinito del calcolatore. I requisiti vengono periodicamente adeguati alla speranza di vita: verifica sempre quelli in vigore sul sito INPS.

Posso andare in pensione prima dei 67 anni?+

Sì, con la pensione anticipata, che si basa sulla sola anzianità contributiva: circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall'età. Per i contributivi puri è prevista anche l'uscita a 64 anni a determinate condizioni.

Che differenza c'è tra l'aliquota del 33% e il 9,19% in busta paga?+

Il 9,19% è la quota di contributi trattenuta al dipendente in busta paga. Il 33% è l'aliquota di computo totale accreditata sul montante pensionistico e comprende anche la parte versata dal datore di lavoro. Ai fini della pensione conta il 33%.

La pensione è tassata?+

Sì: è reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e sconta l'IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43%) più le addizionali regionale e comunale. Ai pensionati spettano però le detrazioni da pensione, che riducono o azzerano il prelievo sui redditi più bassi.

Questa stima della pensione è ufficiale?+

No, è una stima semplificata a scopo orientativo. Non applica la rivalutazione annua del montante né le variazioni di retribuzione nel corso della carriera. L'importo ufficiale lo calcola l'INPS sull'intera storia contributiva: per una proiezione personalizzata usa il servizio 'La mia pensione futura' sul portale INPS.

Come incidono gli anni di buco contributivo sulla pensione?+

Riducono il montante reale rispetto alla stima a retribuzione piena, perché in quegli anni i versamenti sono inferiori o assenti. È possibile colmarli con il riscatto (ad esempio della laurea) o con versamenti volontari, che aumentano il montante.

Quando viene pagata la pensione?+

Mensilmente, in via anticipata il primo giorno bancabile del mese, su 13 mensilità (la tredicesima a dicembre). L'INPS trattiene IRPEF e addizionali alla fonte e rilascia ogni anno la Certificazione Unica.

Come si richiede la pensione?+

Si presenta domanda all'INPS in via telematica con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato. Conviene farlo con qualche mese di anticipo rispetto alla data di uscita; per alcune pensioni è prevista una finestra mobile tra la maturazione del diritto e il primo pagamento.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.