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TARI per città: dove si paga di più

La stessa famiglia, la stessa casa: da 196 € a 602 €l'anno a seconda della città. La classifica e i perché.

A cura della redazione fiscale di Calcolando · dati Rapporto 2025 Cittadinanzattiva · pubblicato il 16 luglio 2026

In breve

La TARI media italiana è di 340 € l'anno per una famiglia di 3 persone in 100 m², ma la classifica dei capoluoghi va dai 196 € di Cremona ai 602 € di Catania: oltre tre volte tanto, a parità di casa e famiglia. Il Nord (290 €, differenziata al 73%) paga quasi 100 € meno del Sud (385 €, differenziata al 59%). Nel 2026 arrivano il nuovo metodo ARERA e il bonus sociale rifiuti: sconto automatico del 25% con ISEE fino a 9.530 €.

Media Italia: 340/anno · famiglia di 3 persone, 100 m²

1.Catania
602
2.Pisa
557
3.Genova
509
4.Napoli
496
5.Andria
491
6.Reggio Calabria
484
7.Brindisi
473
8.Pistoia
473
9.Barletta
471
10.Salerno
464

Spesa media e raccolta differenziata per area

Nord

290/anno

differenziata al 73%

Centro

364/anno

differenziata al 62%

Sud e Isole

385/anno

differenziata al 59%

Dove si differenzia di più, si paga di meno: il Nord ricicla il 73% dei rifiuti e spende quasi 100 € in meno del Sud.

Da 196 a 602 euro: la stessa casa, tre prezzi diversi

I numeri della classifica vengono dal Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva, che ogni anno rileva quanto paga di TARI una famiglia tipo — tre persone, abitazione di proprietà di 100 m² — in tutti i capoluoghi di provincia italiani. Il risultato è un'Italia a tre velocità: a Catania la famiglia tipo versa 602 € l'anno, a Cremona 196 €. Stessa metratura, stesso numero di persone, un divario di 406 €.

La top ten delle città più care è dominata dal Centro-Sud con due eccezioni pesanti: Pisa, seconda a 557 €, e Genova, terza a 509 €. Seguono Napoli (496 €), Andria (491 €), Reggio Calabria (484 €), Brindisi e Pistoia (473 €), Barletta (471 €) e Salerno (464 €). Sul fronte opposto, le più economiche sono quasi tutte al Nord: dopo Cremona vengono Udine e Trento (199 €), Isernia (208 €), Fermo (211 €), Pordenone (216 €), Brescia (217 €), Belluno (223 €), Bergamo (226 €) e La Spezia (242 €).

La tendenza è chiara anche nel tempo: rispetto al 2024 la spesa media è salita da 329 a 340 € (+3,3%), e l'aumento ha riguardato 95 capoluoghi su 110; solo 14 hanno ridotto la tariffa e uno l'ha lasciata invariata. A livello regionale, il Trentino-Alto Adige è il più leggero (224 €), seguito da Lombardia (262 €) e Veneto (290 €); agli antipodi Puglia (445 €), Campania (418 €) e Sicilia (402 €).

Perché la TARI cambia così tanto da città a città?

La TARI non ha una tariffa nazionale: per legge ogni comune deve coprire con il gettito l'intero costo del proprio servizio rifiuti, dal cassonetto allo smaltimento. Il conto finale dipende quindi da quanto quel servizio costa davvero, e qui le differenze locali pesano moltissimo.

Il primo fattore è l'impiantistica: una città che ha vicino termovalorizzatori, biodigestori e impianti di riciclo spende poco per chiudere il ciclo dei rifiuti; una città che deve trasportarli a centinaia di chilometri — o all'estero — paga il viaggio, e lo mette in tariffa. Il secondo è l'efficienza della raccolta e la percentuale di differenziata: i rifiuti separati bene sono materia che si rivende, quelli indifferenziati sono un costo di smaltimento. Il terzo è l'evasione: dove molti non pagano, la tariffa di chi paga sale per coprire il buco. Infine contano le scelte del comune su quota fissa e quota variabile e le agevolazioni concesse.

È lo stesso motivo per cui anche altri tributi locali — l'IMU, l'addizionale IRPEF — variano da comune a comune: la differenza è che per la TARI il legame con la qualità del servizio è diretto e misurabile, come mostra il confronto tra aree nella sezione successiva.

Il paradosso Nord-Sud: chi differenzia di più paga di meno

Il dato più eloquente del rapporto è la correlazione inversa tra raccolta differenziata e costo: il Nord differenzia il 73% dei rifiuti e la famiglia tipo spende 290 € l'anno; il Centro differenzia il 62% e spende 364 €; il Sud e le Isole si fermano al 59% e pagano 385 €. Chi ricicla di più, paga di meno — quasi 100 € di differenza tra le due estremità del Paese.

Non è un paradosso, è economia del servizio: la differenziata di qualità trasforma una parte dei rifiuti da costo a ricavo e riduce ciò che finisce negli impianti di smaltimento, la voce più cara del ciclo. A livello nazionale, nel 2023 la produzione è stata di 496 kg di rifiuti per abitante, con la differenziata al 66,6% e un tasso di riciclo effettivo al 50,8%: numeri in miglioramento, ma con margini enormi proprio dove la tariffa è più alta.

Per le famiglie la lezione pratica è doppia: a livello collettivo, ogni punto di differenziata in più è tariffa futura in meno; a livello individuale, molti comuni premiano già i comportamenti virtuosi con riduzioni per il compostaggio domestico o tariffe puntuali legate ai conferimenti effettivi.

Cosa cambia nel 2026: nuovo metodo, aumenti e bonus

Il 2026 è un anno di svolta per la tassa rifiuti. Entra in vigore il nuovo metodo tariffario di ARERA (MTR-3, valido per il periodo 2026-2029), che introduce un costo standard nazionale di riferimento — 130,45 € per tonnellata gestita — rispetto al quale i comuni con costi superiori dovranno giustificare gli scostamenti. Il metodo ammette aumenti tariffari fino al 9% rispetto all'anno precedente, quindi la classifica del prossimo rapporto potrebbe muoversi parecchio.

La seconda novità è il bonus sociale rifiuti, operativo dal 1° gennaio 2026: uno sconto del 25% sulla TARI per le famiglie con ISEE fino a 9.530 € (soglia che sale a 20.000 € per i nuclei con almeno 4 figli a carico). Vale per una sola utenza domestica per nucleo e — a differenza di quasi tutte le agevolazioni italiane — si applica automaticamente, senza presentare domanda, grazie all'incrocio dei dati INPS.

Cambia infine il calendario: dal 2026 il termine per l'approvazione delle tariffe comunali slitta in via definitiva al 31 luglio. Le scadenze di pagamento restano invece decise da ciascun comune, tipicamente in due o tre rate tra primavera e dicembre.

Come stimare la tua TARI

La classifica dice quanto paga la famiglia tipo, ma la tua bolletta dipende dalle tariffe deliberate dal tuo comune. La struttura del calcolo è però uguale ovunque: una quota fissa (i metri quadri dell'immobile moltiplicati per la tariffa fissa unitaria), una quota variabile (un importo legato al numero di occupanti) e il tributo provinciale TEFA, di norma il 5% del totale.

Recuperate le due tariffe dalla delibera comunale o da una vecchia bolletta, puoi usare il calcolatore TARI per la stima completa, comprensiva di TEFA. Per capire invece quanto pesa la casa nel suo complesso, accanto alla TARI ci sono l'IMU per le seconde case e le utenze: luce e gas si stimano con gli strumenti dedicati.

Come pagare meno: riduzioni ed esenzioni

Oltre al bonus sociale automatico, quasi tutti i regolamenti comunali prevedono riduzioni su richiesta: per l'unico occupante, per le abitazioni a uso stagionale o tenute a disposizione, per chi pratica compostaggio domestico, per le zone non servite dalla raccolta. Le percentuali variano da comune a comune, ma valgono spesso tra il 10% e il 30% della tariffa.

Vale anche la pena controllare i metri quadri a ruolo: la TARI si paga sulla superficie calpestabile dei locali suscettibili di produrre rifiuti, e capita che risultino iscritte superfici superiori al reale (box, cantine conteggiate male, vani accessori). Una verifica della planimetria e, se serve, un'istanza di rettifica al comune sistemano l'importo anche per gli anni futuri.

Domande frequenti

In quale città italiana la TARI costa di più?

A Catania: 602 € l'anno per la famiglia tipo (3 persone, casa di 100 m²) secondo il Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva. Seguono Pisa (557 €), Genova (509 €) e Napoli (496 €). La città più economica è Cremona, con 196 €: oltre tre volte di meno.

Qual è la TARI media in Italia?

340 € l'anno per la famiglia tipo (dato 2025), in crescita del 3,3% sul 2024 (329 €). La media nasconde però forti differenze: 290 € al Nord, 364 € al Centro, 385 € al Sud e Isole.

Perché la TARI è così diversa da città a città?

Perché ogni comune copre con la TARI il costo integrale del proprio servizio rifiuti: contano l'efficienza della raccolta, la percentuale di differenziata, gli impianti disponibili (portare i rifiuti lontano costa), i livelli di evasione e le scelte tariffarie locali. Non esiste una tariffa nazionale.

Cosa cambia per la TARI nel 2026?

Tre cose: entra il nuovo metodo tariffario ARERA (MTR-3, 2026-2029) con un costo standard nazionale di riferimento e aumenti possibili fino al 9%; il termine per approvare le tariffe comunali slitta al 31 luglio; ed è operativo il bonus sociale rifiuti, che sconta il 25% alle famiglie con ISEE basso in modo automatico.

Chi ha diritto al bonus sociale rifiuti?

Le famiglie con ISEE fino a 9.530 € (20.000 € con almeno 4 figli a carico). Lo sconto è del 25% sulla TARI di una sola utenza domestica per nucleo e viene applicato automaticamente, senza domanda, grazie all'incrocio dei dati INPS.

Come posso stimare la mia TARI?

Serve la delibera del tuo comune: la TARI si compone di quota fissa (m² × tariffa), quota variabile (per numero di occupanti) e TEFA provinciale (di norma il 5%). Con le tariffe del tuo comune puoi usare il calcolatore TARI di questo sito per la stima completa.

Nota e metodologia

I dati di spesa per città e area provengono dal Rapporto 2025 sui rifiuti urbani di Cittadinanzattiva (Osservatorio prezzi e tariffe, novembre 2025): famiglia tipo di 3 persone, abitazione di proprietà di 100 m², tariffe applicate nei capoluoghi di provincia, IVA e TEFA inclusi. Le novità 2026 (metodo MTR-3, bonus sociale rifiuti, termini) derivano dalla delibera ARERA 397/2025 e dalla normativa vigente. Gli importi della tua bolletta dipendono dalle delibere del tuo comune: per il calcolo puntuale usa il calcolatore TARI con le tariffe locali.

A cura della redazione di Calcolando · Pubblicato il 16 luglio 2026 · Dati: Rapporto 2025 Cittadinanzattiva

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