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Guida · Lavoro e stipendio

Guida alla NASpI 2026

Requisiti, importo, durata e domanda dell'indennità di disoccupazione NASpI.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

Che cos'è la NASpI e perché esiste

La NASpI — Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego — è l'indennità mensile di disoccupazione che l'INPS versa ai lavoratori dipendenti che perdono il posto contro la propria volontà. È, in pratica, la rete di protezione del reddito su cui può contare chi resta improvvisamente senza stipendio: un assegno mensile che accompagna la persona dal momento del licenziamento o della fine del contratto fino al nuovo impiego.

È stata introdotta nel 2015 e ha sostituito i precedenti strumenti — ASpI e mini-ASpI — unificandoli in un'unica prestazione. L'idea di fondo è semplice: chi ha lavorato e versato contributi ha diritto, se perde il lavoro per cause non sue, a un sostegno proporzionale a quanto guadagnava e a quanto a lungo ha lavorato.

Non è un sussidio universale: è un'assicurazione che si attiva sui contributi già accumulati.

Questa guida spiega la NASpI dall'inizio alla fine: a chi spetta, quanto vale, quanto dura, come si chiede, cosa la fa perdere e che cosa cambia nel 2026. Per passare subito ai numeri del tuo caso puoi usare il calcolatore della NASpI presente in questa pagina, che applica le soglie 2026 e ti restituisce importo mensile e durata stimata.

A chi spetta la NASpI e a chi no

La NASpI spetta ai lavoratori subordinati che hanno perso il lavoro in modo involontario. Il caso tipico è il licenziamento — per giustificato motivo, per giusta causa o per riduzione del personale — ma rientrano anche la scadenza naturale di un contratto a termine, le dimissioni per giusta causa (ad esempio per mancato pagamento dello stipendio), le dimissioni durante il periodo di maternità tutelato e la risoluzione consensuale nei casi previsti dalla legge.

Il punto delicato sono le dimissioni volontarie: di regola chi si licenzia da solo non ha diritto alla NASpI, proprio perché manca la condizione dell'involontarietà. Le eccezioni esistono ma sono tassative, e confonderle è uno degli errori più frequenti.

Hanno accesso alla prestazione gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa con rapporto subordinato e il personale artistico dipendente.

Restano fuori alcune categorie con tutele proprie: i dipendenti a tempo indeterminato della Pubblica Amministrazione e gli operai agricoli, che hanno strumenti dedicati. Anche i collaboratori e i lavoratori autonomi puri non rientrano nella NASpI: per loro esistono altre misure, come la DIS-COLL per i co.co.co.

  • Spetta: licenziamento, fine contratto a termine, dimissioni per giusta causa, dimissioni in maternità, risoluzione consensuale nei casi previsti.
  • Non spetta: dimissioni volontarie ordinarie (salvo le eccezioni tassative).
  • Inclusi: dipendenti subordinati, apprendisti, soci di cooperativa subordinati, personale artistico dipendente.
  • Esclusi: dipendenti pubblici a tempo indeterminato, operai agricoli, lavoratori autonomi e collaboratori (tutele dedicate).
Quando spetta la NASpI e quando no, per causa di cessazione.
Causa di cessazioneDiritto alla NASpI
Licenziamento (giustificato motivo, giusta causa, riduzione personale)
Scadenza del contratto a termine
Dimissioni per giusta causa o in maternità tutelata
Risoluzione consensuale nei casi previsti dalla legge
Dimissioni volontarie ordinarieNo (salvo eccezioni tassative)
Dipendente pubblico a tempo indeterminato / operaio agricoloNo (tutele dedicate)

Quali requisiti servono per ottenerla

Per avere diritto alla NASpI occorrono due requisiti, entrambi necessari. Il primo è lo stato di disoccupazione involontario: oltre ad aver perso il lavoro senza colpa, bisogna dichiararsi immediatamente disponibili a lavorare rilasciando la DID, la Dichiarazione di Immediata Disponibilità, presso il centro per l'impiego. Senza DID la domanda non è valida.

Il secondo è il requisito contributivo: servono almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione. È un'asticella volutamente bassa, pensata per coprire anche le carriere brevi e frammentate.

Il vecchio requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi è stato abolito nel 2022: oggi conta soltanto l'anzianità contributiva del quadriennio.

Vale la pena ricordare che il requisito si misura sui quattro anni precedenti la cessazione, non sull'intera carriera. Una persona che ha lavorato a lungo in passato ma è rimasta inattiva nell'ultimo quadriennio potrebbe non raggiungere le 13 settimane: è la finestra recente quella che conta.

  • Stato di disoccupazione involontario con DID rilasciata al centro per l'impiego.
  • Almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la cessazione.
  • Abolito dal 2022 il requisito delle 30 giornate lavorate negli ultimi 12 mesi.

Quanto vale la NASpI: come si calcola l'importo

L'importo della NASpI parte dalla retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni, non dall'ultimo stipendio. Si sommano tutte le retribuzioni imponibili del quadriennio, si dividono per il numero di settimane di contribuzione e si moltiplica per 4,33, cioè le settimane medie in un mese. È questa media, e non la busta paga più recente, la base del calcolo.

Sulla retribuzione media si applica la regola del 75%. Se la media è pari o inferiore alla soglia fissata ogni anno — 1.456,72 € per il 2026 (INPS circ. 4/2026, +1,4% ISTAT) — la NASpI è semplicemente il 75% di quella cifra.

Con una media di 1.200 €, ad esempio, l'indennità è 900 € al mese. Fino alla soglia, dunque, il conto è lineare.

Se la media supera la soglia, alla quota fissa del 75% della soglia (1.092,54 €) si aggiunge il 25% della parte eccedente. La formula completa è: NASpI = 75% × 1.456,72 € + 25% × (retribuzione media − 1.456,72 €).

Questo meccanismo fa sì che oltre la soglia l'assegno cresca molto più lentamente del reddito, per proteggere proporzionalmente di più chi guadagnava meno. In ogni caso vale un tetto: la NASpI non può superare 1.584,70 € lordi al mese.

Per evitare di fare il conto a mano, il calcolatore della NASpI in questa pagina applica esattamente questa sequenza — soglia, 75%/25%, tetto massimo — e restituisce l'importo mensile lordo. Trattandosi di un importo lordo, soggetto a IRPEF, può essere utile abbinarlo al calcolatore dello stipendio netto per stimare quanto resterà davvero in tasca dopo le ritenute.

Il grafico qui sotto mostra come cresce l'assegno al variare della retribuzione media. Fino alla soglia di 1.456,72 € la NASpI vale netti tre quarti dello stipendio medio e sale in modo lineare; superata la soglia la crescita rallenta bruscamente, perché ogni euro in più vale solo il 25%, finché si tocca il tetto di 1.584,70 € oltre il quale l'importo non aumenta più.

È il modo in cui il sistema protegge proporzionalmente di più chi guadagnava meno.

  • Retribuzione media mensile = (totale imponibile 4 anni ÷ settimane di contributi) × 4,33.
  • Fino a 1.456,72 €: NASpI = 75% della retribuzione media.
  • Oltre 1.456,72 €: NASpI = 75% di 1.456,72 € (1.092,54 €) + 25% della parte eccedente.
  • Tetto massimo: 1.584,70 € lordi al mese.
Dalla retribuzione media all'importo NASpI 2026 (lordo mensile).
Retribuzione media mensileCalcoloNASpI lorda
1.000 €75% di 1.000 €750 €
1.200 €75% di 1.200 €900 €
1.456,72 € (soglia)75% della soglia1.092,54 €
2.000 €1.092,54 € + 25% di 543,28 €1.228,36 €
3.000 €1.092,54 € + 25% di 1.543,28 €1.478,36 €
4.000 €oltre il tetto massimo1.584,70 € (max)
Importo NASpI per retribuzione media mensile (2026)
1.000 €7501.200 €9001.456,72 € (soglia)10932.000 €12283.000 €14784.000 € (tetto)1585

Assegno mensile lordo calcolato con la formula 75% / 25% e il tetto di 1.584,70 €.

Quanto dura e come cala nel tempo (il décalage)

La durata della NASpI è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un tetto massimo di 24 mesi. Nel calcolatore la durata in mesi si ottiene dividendo le settimane per due e poi per 4,345, arrotondando il risultato e fermandosi a 24 mesi.

Con 104 settimane — due anni pieni di contributi — la copertura stimata è di circa 12 mesi; con 208 settimane si raggiunge il massimo di 24 mesi.

Il sistema premia chi ha lavorato con continuità: una carriera ininterrotta nel quadriennio garantisce la durata più lunga, mentre periodi spezzettati danno diritto a un sostegno proporzionalmente più breve. Non si contano, inoltre, i contributi già utilizzati per una precedente NASpI.

Attenzione però: l'importo non resta costante. È previsto il décalage, una riduzione del 3% al mese che scatta dal sesto mese di erogazione.

Da quel momento l'assegno cala gradualmente mese dopo mese, così da spingere verso un rientro rapido nel lavoro. L'importo che vedi nel calcolatore è quello iniziale, pieno: per gli assegni successivi al quinto mese va decurtato del 3% mensile.

La curva qui sotto rende immediato il legame tra settimane lavorate e durata: la copertura sale in modo lineare — un mese di NASpI ogni due settimane circa di contributi — finché non incontra il tetto di 24 mesi, raggiunto con 208 settimane (quattro anni pieni). Da lì in poi accumulare altre settimane non allunga più l'indennità.

  • Durata = metà delle settimane di contributi degli ultimi 4 anni (max 24 mesi).
  • 104 settimane → circa 12 mesi; 208 settimane → 24 mesi.
  • Décalage: −3% al mese a partire dal 6° mese di fruizione.
  • L'importo del calcolatore è quello iniziale pieno, prima del décalage.
Settimane di contributi e durata stimata della NASpI 2026.
Settimane (ultimi 4 anni)Durata stimataNote
26 settimane (6 mesi)≈ 3 mesiCarriera breve nel quadriennio
52 settimane (1 anno)≈ 6 mesiDécalage già nell'ultimo mese
104 settimane (2 anni)≈ 12 mesiUn anno pieno di indennità
156 settimane (3 anni)≈ 18 mesi
208 settimane (4 anni)24 mesiTetto massimo raggiunto
260 settimane o più24 mesiOltre il tetto: durata invariata
Durata della NASpI per settimane di contributi
26104182208+

Mesi di indennità = settimane ÷ 2 ÷ 4,345, fino al tetto di 24 mesi.

Casi pratici: lavorare durante la NASpI, anticipo e decadenza

La vita reale è fatta di situazioni intermedie, e la NASpI le prevede. È possibile, entro certi limiti, lavorare mentre si percepisce l'indennità.

Con un nuovo contratto subordinato a termine fino a sei mesi la NASpI viene sospesa e poi ripresa al termine del lavoro; con redditi da lavoro autonomo o da nuovo impiego entro determinate soglie l'assegno è ridotto ma non perso, a condizione di comunicare all'INPS il reddito presunto.

Chi vuole mettersi in proprio può chiedere la NASpI anticipata in unica soluzione: invece di ricevere l'assegno mese per mese, ottiene in un'unica erogazione tutta l'indennità residua, come incentivo all'avvio di un'attività autonoma, all'apertura di una partita IVA o all'ingresso come socio in una cooperativa. Dal 2026 sono in vigore nuove regole di pagamento per questa modalità.

Esistono infine i casi di decadenza, in cui il diritto si perde: trovare un lavoro stabile oltre i limiti previsti, maturare i requisiti per la pensione, non rispettare gli obblighi di ricerca attiva o non presentarsi senza giustificato motivo alle convocazioni del centro per l'impiego.

La regola d'oro è una sola: comunicare tempestivamente all'INPS ogni variazione della propria situazione lavorativa, perché omissioni e ritardi possono trasformarsi in indebiti da restituire.

  • Nuovo contratto a termine fino a 6 mesi: NASpI sospesa e poi ripresa.
  • Redditi entro le soglie: indennità ridotta, da comunicare all'INPS con reddito presunto.
  • NASpI anticipata: tutta l'indennità residua in unica soluzione per avviare un'attività.
  • Decadenza: lavoro stabile oltre i limiti, pensione, mancato rispetto degli obblighi di politica attiva.

Come si presenta la domanda e quali scadenze rispettare

La domanda di NASpI si presenta solo all'INPS, in via telematica. Si può inviare dal sito dell'INPS con le credenziali SPID, CIE o CNS, tramite il Contact Center oppure affidandosi a un patronato, che assiste gratuitamente nella compilazione e nell'invio. Per molti il patronato è la via più semplice, soprattutto se la carriera contributiva è complessa.

La scadenza è il punto da non sbagliare: la domanda va inoltrata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. È un termine perentorio, cioè non prorogabile: superarlo significa perdere del tutto il diritto all'indennità.

Conviene quindi muoversi subito dopo il licenziamento o la fine del contratto, senza aspettare l'ultimo giorno utile.

Quanto alla decorrenza, i pagamenti partono in generale dall'ottavo giorno successivo alla cessazione se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno; se è presentata più tardi, decorrono dal giorno successivo alla presentazione.

Per continuare a ricevere l'assegno, dopo l'accoglimento occorre rispettare il patto di servizio personalizzato e partecipare alle iniziative di formazione e ricollocazione del centro per l'impiego.

  • Canali: INPS online (SPID/CIE/CNS), Contact Center o patronato.
  • Termine perentorio: entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto.
  • Necessaria la DID e il rispetto del patto di servizio personalizzato.
  • Decorrenza dall'8° giorno dopo la cessazione, o dal giorno dopo la domanda se tardiva.

Errori da evitare con la NASpI

La maggior parte dei problemi con la NASpI nasce da pochi malintesi ricorrenti. Il primo è confondere lo stipendio attuale con la base di calcolo: la NASpI si calcola sulla retribuzione media imponibile degli ultimi quattro anni, non sull'ultima busta paga. Chi negli ultimi mesi ha avuto un aumento spesso si aspetta un assegno più alto di quello effettivo.

Il secondo è applicare il 75% all'intera retribuzione anche oltre la soglia: sopra 1.456,72 € la parte eccedente vale solo il 25%, e comunque l'assegno non supera 1.584,70 €. Il terzo è dimenticare il décalage e fare i conti come se l'importo restasse pieno per tutta la durata, quando dal sesto mese cala del 3% al mese.

Gli ultimi due errori sono i più costosi. Uno è presentare la domanda oltre i 68 giorni: il termine è perentorio e oltre il diritto si perde.

L'altro è non comunicare all'INPS l'avvio di un nuovo lavoro o di un'attività autonoma: la NASpI percepita senza titolo diventa un indebito da restituire, spesso con sanzioni.

  • Usare l'ultimo stipendio invece della media imponibile degli ultimi 4 anni.
  • Applicare il 75% oltre la soglia (sopra 1.456,72 € conta il 25%; tetto 1.584,70 €).
  • Ignorare il décalage del −3% mensile dal 6° mese.
  • Presentare la domanda oltre i 68 giorni (termine perentorio).
  • Non comunicare nuovi redditi all'INPS, generando indebiti da restituire.

Novità NASpI 2026

Il 2026 porta alcune conferme e una novità importante. Le soglie sono state rivalutate all'inflazione: la retribuzione media di riferimento sale a 1.456,72 € e il massimale mensile a 1.584,70 € lordi (INPS circ. 4/2026, rivalutazione +1,4% ISTAT). Sono questi i valori che il calcolatore di questa pagina utilizza per il 2026.

La novità più rilevante riguarda il décalage. La Legge di Bilancio 2026 ha abolito l'eccezione che faceva slittare la riduzione del 3% per chi aveva compiuto 55 anni: da quest'anno la decurtazione mensile parte dal sesto mese per tutte le età, senza più trattamenti di favore legati all'età anagrafica.

Chi pianifica la durata effettiva dell'assegno deve quindi tenerne conto a prescindere dagli anni.

Restano confermati l'impianto di calcolo 75%/25%, il requisito di 13 settimane nel quadriennio, il termine di 68 giorni per la domanda e la possibilità della NASpI anticipata in unica soluzione, per la quale dal 2026 valgono nuove regole di pagamento.

Poiché la NASpI è un reddito tassato ai fini IRPEF, per stimare l'imposta dovuta sull'indennità può essere utile affiancare al calcolo il calcolatore dell'IRPEF, ricordando gli scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 €, 33% tra 28.000 e 50.000 €, 43% oltre.

  • Soglia retribuzione media 2026: 1.456,72 €; massimale mensile: 1.584,70 € lordi.
  • Décalage dal 6° mese per tutte le età: abolita l'eccezione per gli over 55.
  • Confermati il calcolo 75%/25%, le 13 settimane e i 68 giorni per la domanda.
  • NASpI anticipata in unica soluzione: nuove regole di pagamento dal 2026.

Domande frequenti

Che cos'è la NASpI?+

È l'indennità mensile di disoccupazione erogata dall'INPS ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro in modo involontario. Garantisce un reddito ponte tra un impiego e l'altro, in cambio dell'impegno a cercare attivamente un nuovo lavoro.

Quanto vale la NASpI nel 2026?+

Vale il 75% della retribuzione media mensile fino a 1.456,72 €; oltre questa soglia si aggiunge il 25% della parte eccedente. L'assegno non può comunque superare il tetto massimo di 1.584,70 € lordi al mese.

Quanto dura la NASpI?+

Dura quanto la metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 24 mesi. Con 104 settimane (due anni pieni di contributi) spettano circa 12 mesi di indennità.

Quali requisiti servono per avere la NASpI?+

Servono lo stato di disoccupazione involontario con la DID rilasciata al centro per l'impiego e almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la cessazione. Il vecchio requisito delle 30 giornate lavorate è stato abolito nel 2022.

Le dimissioni danno diritto alla NASpI?+

Di regola no: chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASpI, perché manca l'involontarietà. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa, quelle durante la maternità tutelata e la risoluzione consensuale nei casi previsti dalla legge.

Su quale stipendio si calcola la NASpI?+

Sulla retribuzione media mensile imponibile degli ultimi 4 anni, non sull'ultima busta paga. Si somma l'imponibile del quadriennio, si divide per le settimane di contributi e si moltiplica per 4,33.

La NASpI diminuisce nel tempo?+

Sì, per effetto del décalage: l'importo resta pieno nei primi mesi e poi cala del 3% ogni mese a partire dal sesto. Dal 2026 questa riduzione vale per tutte le età, perché la Legge di Bilancio ha abolito l'eccezione per gli over 55.

Entro quando va presentata la domanda di NASpI?+

Entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. È un termine perentorio: oltre si perde il diritto. La domanda si invia all'INPS online con SPID, CIE o CNS, tramite Contact Center o patronato.

Posso lavorare mentre percepisco la NASpI?+

Sì, entro certi limiti. Con un contratto a termine fino a 6 mesi la NASpI viene sospesa e poi ripresa; con redditi da lavoro entro le soglie l'indennità è ridotta ma non persa, a patto di comunicare il reddito presunto all'INPS.

La NASpI è tassata?+

Sì, è un reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e soggetto a IRPEF. L'importo del calcolatore è lordo: per stimare il netto puoi abbinarlo al calcolatore dello stipendio netto, mentre le detrazioni spettanti possono ridurre o azzerare l'imposta per chi ha redditi bassi.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.