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Guida alla cedolare secca 2026

La tassa piatta sull'affitto: quali aliquote esistono, cosa assorbe (IRPEF, registro, bollo) e come capire se conviene davvero.

A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026

Cos'è la cedolare secca e cosa sostituisce?

La cedolare secca è il regime opzionale che trasforma la tassazione dell'affitto in una sola imposta piatta sul canone. Niente scaglioni, niente addizionali, niente imposta di registro annuale: un'unica percentuale — 21%, 10% o 26% a seconda del contratto — e la partita fiscale dell'affitto è chiusa.

L'elenco di ciò che sostituisce è il suo argomento di vendita: l'IRPEF sul canone e le relative addizionali regionale e comunale, l'imposta di registro sul contratto (il 2% annuo, di norma diviso con l'inquilino) e l'imposta di bollo sulla registrazione. Con la cedolare, registrazione, proroghe e risoluzioni non costano nulla.

Possono sceglierla i proprietari persone fisiche che affittano abitazioni (categorie catastali da A/1 ad A/11, escluso A/10) fuori dall'esercizio di impresa, insieme alle pertinenze locate congiuntamente. Restano fuori società, uffici e negozi — con l'eccezione storica di alcune annualità in cui il legislatore ha aperto ai C/1: da verificare caso per caso.

La scelta è per singolo immobile e per singolo contratto: puoi avere una casa in cedolare e un'altra in IRPEF, e cambiare regime alla scadenza di ciascuna annualità.

In questa guida: le tre aliquote e quando si applicano, il confronto numerico con l'IRPEF, il prezzo nascosto (l'aggiornamento ISTAT), come si esercita l'opzione e i casi degli affitti brevi e del canone concordato. Il calcolatore della cedolare secca di Calcolando confronta i regimi con i tuoi numeri.

Le tre aliquote: 21%, 10% e 26%

L'aliquota ordinaria è il 21% del canone annuo: vale per i contratti abitativi a canone libero, il classico 4+4, ovunque in Italia.

L'aliquota agevolata è il 10% e premia i contratti a canone concordato (3+2, transitori e per studenti) nei comuni ad alta tensione abitativa e nelle loro cinture: canone calmierato secondo gli accordi territoriali in cambio di una tassazione dimezzata. È la combinazione fiscalmente più efficiente per chi affitta nei grandi centri.

Il 26% riguarda gli affitti brevi — locazioni fino a 30 giorni — dal secondo al quarto immobile destinato a questa attività: sul primo immobile resta il 21%, dal quinto in su scatta l'obbligo di partita IVA. La stretta è nata con il boom degli affitti turistici, insieme al CIN (codice identificativo nazionale) e alla ritenuta del 21% operata dai portali come acconto.

Attenzione alla base di calcolo: l'aliquota si applica al 100% del canone pattuito, senza alcuna deduzione forfettaria. È il rovescio della piattezza: nell'IRPEF ordinaria almeno il 5% del canone resta fuori dall'imponibile (25% per il concordato), nella cedolare no.

Sulle spese condominiali la regola è contrattuale: se il contratto le indica separatamente come oneri accessori a carico dell'inquilino, non fanno canone e non si tassano; se sono inglobate nel canone, ci paghi sopra la cedolare. Scriverle bene vale qualche punto percentuale.

Le aliquote della cedolare secca per tipo di contratto.
ContrattoAliquotaNote
Canone libero 4+421%Ovunque
Canone concordato 3+2, transitorio, studenti10%Comuni ad alta tensione abitativa + attestazione
Affitto breve (≤ 30 gg), 1° immobile21%Ritenuta 21% dei portali come acconto
Affitto breve, dal 2° al 4° immobile26%Dal 5° immobile: obbligo di partita IVA

Cedolare o IRPEF: quanto si risparmia davvero?

Il confronto corretto non è "21% contro la tua aliquota IRPEF", perché i due regimi hanno basi e code diverse. Nell'ordinario si tassa il 95% del canone (100% meno la deduzione forfettaria del 5%) con l'aliquota marginale più le addizionali, e si paga il registro annuale; nella cedolare si tassa il 100% del canone, punto.

Numeri alla mano, canone 10.000 € l'anno. Cedolare 21%: 2.100 €. IRPEF per un proprietario con marginale 35%: 9.500 × 35% = 3.325 €, più circa 200 € di addizionali e 100 € di registro (la sua metà): totale ≈ 3.625 €. Risparmio cedolare: oltre 1.500 € l'anno, il 42% in meno.

Con marginale 43% il divario si allarga (IRPEF ≈ 4.400 €); con marginale 23% si restringe ma resta a favore della cedolare (IRPEF ≈ 2.480 € contro 2.100 €). E il concordato al 10% — 1.000 € su 10.000 € — batte qualunque scenario IRPEF.

Quando può vincere l'IRPEF? Nei casi in cui il reddito da locazione "riempie" detrazioni altrimenti perse: redditi complessivi molto bassi, forti carichi di famiglia, oneri detraibili capienti. Oppure quando servono redditi imponibili più alti a fini di finanziamenti o prestazioni: la cedolare esce dal reddito complessivo IRPEF (pur contando per ISEE e per la capacità reddituale richiesta da alcune prestazioni).

La regola operativa: fai il confronto una volta l'anno, alla scadenza dell'annualità, con i tuoi numeri veri — il calcolatore della cedolare di Calcolando mette in colonna i due regimi; per capire la tua aliquota marginale c'è il calcolatore IRPEF.

Canone 10.000 €/anno: il conto dei tre regimi
Cedolare concordato 10%1000Cedolare 21%2100IRPEF ordinaria (35%)3625

IRPEF stimata con marginale 35% sul 95% del canone + addizionali e registro. Stime indicative.

Il prezzo nascosto: l'aggiornamento ISTAT

La cedolare ha una sola controindicazione strutturale, scritta nella legge: scegliendola rinunci, per tutta la durata dell'opzione, agli aggiornamenti del canone — inclusa la rivalutazione ISTAT — anche se il contratto li prevede.

Con inflazione bassa la rinuncia vale poco. Con inflazione alta diventa un costo reale: su un canone di 10.000 €, un ISTAT del 5% non applicato vale 500 € l'anno di mancato adeguamento, che si consolidano per gli anni successivi.

Il confronto onesto tra regimi deve quindi includere lo scenario inflazione: il risparmio fiscale della cedolare (nell'esempio, ~1.500 €) resta superiore alla perdita ISTAT in quasi tutti gli scenari realistici, ma il margine si assottiglia nei contratti lunghi con canoni alti e inflazione sostenuta.

La rinuncia va comunicata all'inquilino: l'opzione per la cedolare si accompagna alla raccomandata (o consegna a mano con ricevuta) con cui rinunci agli aggiornamenti. Senza comunicazione l'opzione è a rischio contestazione.

Nota la flessibilità: l'opzione si può esercitare o revocare a ogni annualità. Una strategia legittima nei periodi di inflazione alta è valutare anno per anno — tenendo però conto che la revoca fa tornare registro e IRPEF, e che il canone riparte dal valore contrattuale non aggiornato.

  • Con la cedolare niente aggiornamento ISTAT per tutta la durata dell'opzione.
  • Rinuncia da comunicare all'inquilino con raccomandata.
  • Su 10.000 € di canone, un ISTAT al 5% non applicato ≈ 500 €/anno.
  • Opzione e revoca possibili a ogni annualità, con effetti da valutare.

Come si esercita l'opzione (e come si versa)?

L'opzione si esercita nel modello RLI: alla registrazione del contratto (entro 30 giorni dalla stipula) oppure nelle annualità successive, sempre con RLI entro 30 giorni dalla scadenza dell'annualità precedente. Nei contratti si usa spesso inserire anche una clausola espressa, ma ciò che conta è l'RLI.

Per gli affitti brevi non registrati (durata ≤ 30 giorni) non c'è RLI: la cedolare si applica direttamente in dichiarazione dei redditi, e le ritenute del 21% operate dai portali si scomputano come acconto.

Il versamento segue il calendario IRPEF: acconto e saldo alle stesse scadenze (30 giugno e 30 novembre), con acconto complessivo pari al 100% dell'imposta dell'anno precedente, diviso nelle consuete due rate (40%-60%) sopra la soglia. Codici tributo dedicati nel modello F24: 1840 (acconto prima rata), 1841 (seconda), 1842 (saldo).

In dichiarazione la cedolare transita dal quadro B (730) o RB (Redditi): i canoni si indicano con la cedolare barrata e l'imposta si liquida lì. Anche per questo la cedolare non è "invisibile": esce dall'IRPEF ma resta un reddito dichiarato, rilevante per ISEE e per molte soglie.

Errori e ritardi si gestiscono come sempre: ravvedimento operoso per i versamenti, remissione in bonis nei casi previsti per le opzioni. La guida alla registrazione del contratto copre l'RLI passo per passo.

Canone concordato al 10%: come si accede?

Il 10% è riservato ai contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa (l'elenco CIPE che copre le grandi città e molti capoluoghi) e, per i transitori e gli studenteschi, secondo le regole degli accordi locali.

Concordato significa che il canone non è libero: deve stare dentro le fasce fissate dagli accordi territoriali firmati dalle organizzazioni di proprietari e inquilini per quel comune, in base a zona, dimensioni e caratteristiche dell'immobile.

Passaggio operativo cruciale: per i contratti non assistiti dalle organizzazioni serve l'attestazione di rispondenza — il documento con cui un'organizzazione firmataria certifica che il canone e il contratto rispettano l'accordo locale. Senza attestazione, niente benefici fiscali: è il requisito più dimenticato e più contestato.

In cambio del canone calmierato il pacchetto fiscale è il migliore disponibile: cedolare al 10%, base imponibile ridotta anche ai fini IRPEF per chi non opta (66,5% del canone), e IMU ridotta al 75% per l'immobile locato a concordato. Molti comuni aggiungono aliquote IMU dedicate ancora più basse.

Il conto va fatto sul pacchetto completo: un canone concordato più basso del 10-15% rispetto al libero, tassato al 10% con IMU ridotta, batte spesso il canone pieno tassato al 21% con IMU piena. Il calcolatore della cedolare e quello dell'IMU, con le aliquote del tuo comune dalle pagine città, permettono il confronto completo.

  • Comuni ad alta tensione abitativa + canone dentro le fasce dell'accordo territoriale.
  • Attestazione di rispondenza obbligatoria per i contratti non assistiti.
  • Pacchetto: cedolare 10% + IMU ridotta del 25% (+ eventuali aliquote comunali di favore).
  • Confronto corretto: canone calmierato al 10% contro canone libero al 21%, IMU inclusa.

Affitti brevi: cosa cambia con il 26%?

Gli affitti brevi — locazioni abitative fino a 30 giorni, tipicamente turistiche — restano nella cedolare ma con regole proprie, irrigidite negli ultimi anni man mano che il fenomeno cresceva.

L'aliquota: 21% se destini all'attività un solo immobile; 26% dal secondo al quarto immobile (l'aliquota si sceglie su quale immobile applicare il 21%, indicandolo in dichiarazione). Dal quinto immobile l'attività è considerata imprenditoriale: partita IVA obbligatoria e addio cedolare.

Gli intermediari — portali e agenzie — che incassano i canoni operano una ritenuta del 21% e la versano all'erario: per chi è al 21% è di fatto un'imposta quasi definitiva, per chi è al 26% è un acconto da integrare in dichiarazione.

Obblighi non fiscali da non dimenticare: il CIN (codice identificativo nazionale) da esporre in ogni annuncio, i requisiti di sicurezza, e le comunicazioni di pubblica sicurezza per gli ospiti. Le sanzioni per l'assenza di CIN sono salate e i controlli, ormai, automatici sui portali.

Per il proprietario-tipo con una seconda casa al mare, la sintesi è semplice: un solo immobile in affitto breve resta al 21% senza partita IVA, con il portale che ti trattiene già l'imposta; la TARI resta a tuo carico (locazioni sotto i 6 mesi) e l'IMU pure. Il quadro completo del possesso è nella guida alle tasse sulla casa.

Domande frequenti

Cos'è la cedolare secca sull'affitto?+

Un regime opzionale per i proprietari persone fisiche che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bolli con un'unica imposta piatta sul canone: 21% (canone libero), 10% (concordato nei comuni ad alta tensione) o 26% (affitti brevi oltre il primo immobile).

Quanto si risparmia con la cedolare secca rispetto all'IRPEF?+

Su un canone di 10.000 €, la cedolare al 21% costa 2.100 € contro circa 3.600 € dell'IRPEF per un contribuente con marginale al 35% (incluse addizionali e registro): oltre 1.500 € l'anno. Il vantaggio cresce con il reddito; con il concordato al 10% l'imposta scende a 1.000 €.

Chi può scegliere la cedolare secca?+

I proprietari (o titolari di diritti reali) persone fisiche che affittano immobili abitativi fuori dall'esercizio d'impresa, con inquilini che non agiscono in attività d'impresa. Sono esclusi società, uffici e — salvo aperture normative specifiche — i negozi.

Come si opta per la cedolare secca?+

Nel modello RLI: alla registrazione del contratto (entro 30 giorni dalla stipula) o alla scadenza di un'annualità successiva. Va inviata all'inquilino la raccomandata con la rinuncia agli aggiornamenti del canone. Per gli affitti brevi l'opzione si esercita direttamente in dichiarazione.

Quali sono gli svantaggi della cedolare secca?+

La rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per tutta l'opzione; la base imponibile al 100% (niente deduzione del 5%); e l'irrilevanza IRPEF del reddito, che può ridurre la capienza per detrazioni. Per redditi molto bassi l'ordinario può convenire: va calcolato caso per caso.

Quando si paga la cedolare secca?+

Con il calendario IRPEF: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre, tramite F24 (codici 1840, 1841, 1842). L'acconto è il 100% dell'imposta dell'anno precedente.

La cedolare secca al 10% dove si applica?+

Ai contratti a canone concordato (3+2, transitori, studenti) nei comuni ad alta tensione abitativa, con canone dentro le fasce degli accordi territoriali e — per i contratti non assistiti — l'attestazione di rispondenza. In più: IMU ridotta del 25% sull'immobile.

Con la cedolare si paga l'imposta di registro sul contratto?+

No: la cedolare assorbe l'imposta di registro e i bolli su registrazione, proroghe e risoluzioni del contratto. Resta l'obbligo di registrare il contratto con il modello RLI nei termini ordinari.

Che aliquota pagano gli affitti brevi?+

21% con un solo immobile destinato agli affitti brevi; 26% dal secondo al quarto; dal quinto scatta l'obbligo di partita IVA. I portali trattengono una ritenuta del 21% come acconto. Obbligatorio esporre il CIN negli annunci.

La cedolare secca conta per l'ISEE?+

Sì: i redditi in cedolare escono dall'IRPEF ma entrano nell'ISEE e nelle verifiche reddituali di molte prestazioni. "Tassa piatta" non significa reddito invisibile.

Metodo e fonti

I calcoli applicano le formule ufficiali con i parametri in vigore nel 2026. I risultati sono stime indicative a scopo informativo e non sostituiscono una consulenza professionale: verifica sempre con le fonti ufficiali. A cura di La redazione fiscale di Calcolando · aggiornato a gennaio 2026. Come lavoriamo.